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-Visioni ancestrali nella contemporaneità- La mostra

Ecco una selezione di testi critici ed opere d'arte, miei e di Michela Dal Zovo, presenti all'interno della mostra Visioni ancestrali nella contemporaneità, che potete ancora trovare al Bar Borsa di Lonigo fino all'8 novembre. Non mancate, grazie!!

- Discorso inaugurale:

Michela Dal Zovo è un’artista locale molto valente, dalla multiforme creatività, che si esprime in atmosfere di sogno capaci di attrarre con suggestioni cromatiche ed antiche. Fiori, pianeti, farfalle, visibile ed invisibile dialogano fra loro per un’evocatività ricca, sofisticata ed immaginifica che s’avvolge attorno all’osservatore in un abbraccio creativo. In queste narrazioni sulla soglia dell’immagine sono sempre presenti elementi geometrici che richiamano forme ed archetipi antichi (come l’uovo) che non solo guardano al sacro, ma anche al mito. Si tratta di calarsi in realtà altre in cui si assapora un sentire misterioso e fecondo che genera visioni oniriche non facili, frutto di un’ispirazione a volte lenta, moderata ed a volte subitanea e guizzante. In queste opere c’è tutto, dal figurativo all’astratto, dall’arte applicata ai tagli nella tela per rappresentazioni della memoria che danzano con i ricordi restituendoli più ornati e brillanti. Si avverte sempre infine un certo intimismo, una vena poetica raccolta che riflette nel silenzio, un tutto pieno che restituisce risoluzioni inedite ed impreviste, visioni ancestrali nella contemporaneità.

Aurea sezione spaziale, 75x110 cm, tecnica mista su tavola,

L’essere umano crede nell’anima? Si dice che gli atomi di cui il nostro corpo è composto provengano dallo spazio. Questi elementi astrali unendosi creano associazioni in grado perfino di originare la vita. Se è così allora si converrà che questo elemento impalpabile, l’anima, risieda anche in ogni più piccola parte del corpo e non solo nella sua interezza. Un agglomerato ben più ampio è un pianeta e non si può certo dire che questo non abbia una propria energia. Nell’opera, dodici pianeti danzano in uno spazio astrale che dal blu si immerge nel nero siderale. Al centro sei pianeti, quasi un sistema solare, sono circondati da matasse bianche come le traiettorie di satelliti lunari dotati della velocità della luce. Questa organizzazione spaziale avviene entro una struttura che ricorda la perfezione della sezione aurea che in un certo qual modo rassicura fornendo le coordinate entro cui guardare. Che cosa c’è al di là? Uno spazio molto più saturo di materie multiformi e policrome in cui fluttuano oggetti simili a creazioni di vetrosoffiato che potrebbero perfino essere dei buchi neri visti lateralmente. Ce n’è anche uno frontale che ha forato la superficie ed anonimo tenta di nascondersi per inghiottire indisturbato materia e stelle. Da questa finestra che l’arte ha aperto sull’universo vagano tali oggetti sotto lo sguardo vigile di un occhio di ghiaccio.

Vasospecchio (Mirrorvase) di fiori rossi, 60x50 cm, tecnica mista su legno, specchio e foglia d’oro,

Un vaso ricolmo di floridi fiori rossi bordati d’oro s’ammanta di vivaci riflessi grazie ai frammenti di specchio che sono sparsi per tutta la sua superficie. Su fondo rosso, il vaso e le corolle dei fiori si profilano d’azzurro rivelando così le loro forme fondamentali, contenute in un irregolare recinto verde. Che cosa c’è al di là? Uno spazio celeste creato dall’acqua fuoriuscita dal vaso di fiori in cui gravitano pepite d’oro che rifulgono simili a stelle e poi… un pezzo si separa dall’intero e forma una specie di vascello pronto a seguire il suo destino. La cornice tenta invano di contenere vaso e fiori i quali con il tempo espandono la loro influenza, pur nell’imposizione geometrica finale e nel rigore dispositivo dei suoi elementi.

Rosa rosae, 160x75 cm, tecnica mista su tela,

Nella mnemotecnica, l’insieme di stratagemmi che faciliterebbe la memorizzazione, ce n’è uno in cui si immagina la mente come un palazzo le cui stanze sono adibite a rappresentare i diversi lati della nostra personalità. Tali ambienti potrebbero anche essere definiti luoghi dell’anima ed in quest’opera pare proprio il caso. Tre bianche arcate ornate di cristallo, che immettono in un latteo nulla, sono illuminate da un prospero florilegio di rose che emana una radiosa e calda luce. Che cosa rappresenta quest’opera? Non è dato saperlo, però forse chi ha posto questi fiori vorrebbe farsi perdonare qualcosa esprimendo profondo amore ed affetto. Queste rose incantate celano in sé lo spirito degli anni trascorsi e la speranza di un prospero futuro; alcune di queste hanno abbandonato il prezioso vaso per approcciare dei passi di danza. Il taglio a triangolo permette di cogliere la scena al di là di questa sorta di tendaggi che la mente ha posto, quasi una favola antica che sta avvenendo sotto il nostro sguardo.

Tra i velami dell’anima, , tecnica mista su legno,

Come si forma un’anima? Quest’opera pare voglia rivelare all’osservatore un tale segreto e lo fa con evanescenti trasparenze che scandiscono il visibile per unirlo all’invisibile. Una stella luminosa presiede all’attività creativa e Dio (il triangolo d’oro) lavora avvolto tra i suoi velami come nella tenda antica, luogo di incontro tra Lui ed il suo popolo. L’immagine della tenda calza perfettamente con la metafora del corpo, di cui l’anima è rivestita, un luogo di transito in cui avviene tutto il mistero dell’umanità. Il rettangolo bordeaux contiene le coordinate entro cui un simile prodigio si manifesta e ciò avviene pur nella sua incomprensibilità visiva. Scie azzurre portano lo spirito che amalgama i velari ed infonde l’anima. Accanto ai portenti creativi un ricordo, una memoria di felicità, che conforta con le sue rose l’evento drammatico della nascita, o della dipartita, di un’essere umano. In questo pannello ligneo dalla superficie enigmatica si è orchestrato un grandioso tema di delicatezza, fragile e portentoso, che narra di un’amore che trascende il tempo.

Giovane donna, 50x70 cm, fotoriproduzione,

Uno sguardo di giovane donna ci interroga nella sua fissità. Che cosa vorrà comunicarci all’interno di tutto questo spendore di vivacità? Un senso di magia le pervade i capelli che paiono muoversi come per incanto, mentre delle rose dai molti colori rivelano enigmatiche la sua intimità, ciò che sta nel profondo. Lei non può parlare, è costretta a non farlo per colpa di una fascia che, seppur elegante, non riduce quel senso di sofferenza e oppressione. Chi è lei? Madre natura. Che cosa denuncia se non la violenza di genere, ingiustamente perpetrata nei confronti delle donne.

La dissolvenza dell’anima, 80x80 cm, tecnica mista su polistirolo e cartongesso,

Due figure s’abbracciano in una danza elegante ed evanescente prima che l’anima lasci la realtà terrena. Si tratta probabilmente di un ricordo, un evento dolce e piacevole che culla nel momento di estremo patimento dell’animo umano. Petali di rosa e bagliori d’oro avvolgono la scena romantica, che ricorda molto da vicino una favola, calandola in un’atmosfera albeggiante o di primo tramonto. Si tratta comunque di ombre viola, forse vane illusioni per rendere più facile il trapasso, che hanno il sapore della magia. Due macchie fucsia un po’ slavate paiono due occhi chiusi velati di lacrime mentre il resto del volto si può immaginare con un poco di fantasia. La visione è filtrata attraverso un vetro spesso ed ondulato, con un andamento regolare corrispondente alla nostra realtà. Di nuovo si riferisce la presenza di una certa geometria triangolare e globulare che rimanda al divino e quindi alla creazione. Vita e morte si prendono per mano e si esibiscono assieme per una performance il cui esito imprevedibile si esplica sotto i nostri occhi.

Arrotolare il cielo, 160x60 cm, tecnica mista su cartone,

Nelle figurazioni artistiche dell’Apocalisse sono quasi sempre presenti due angeli che arrotolano il cielo come se fosse un arazzo prezioso, per riporlo e conservarlo. Che sia questo il caso? La realtà così spogliata rivela il suo vero sembiante, la sua struttura interiore (prima soltanto intuita) che ora stupisce per i suoi colori e la sua organizzazione. Un simile manto blu arricchito dall’aurora boreale è bordato da una specie di viticcio floreale, una collana di perle viventi che impreziosisce l’intera composizione. A questo si aggiunga la foglia d’oro che capta gli ultimi raggi di sole e promette una sicurezza in grado di donare un po’ di conforto all’esistenza umana, colma di pianto e sofferenze. Che i fazzoletti siano un riferimento a ciò? Non è dato saperlo… Quest’opera potrebbe anche rappresentare la riva di un lago lambita dalle acque minacciate dalla spazzatura. Le onde si rifraggono lungo la costa rilasciando schizzi d’acqua, pura e cristallina, assieme a particelle d’aria. I materiali scelti conferiscono al soggetto una grande leggerezza in grado di dare respiro ad una composizione del tutto astratta.

L'articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.