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Valeria Iseppi, minuzia botanica ed estro narrativo

Valeria Iseppi è un’artista vicentina che, prolifica e dotta, coniuga il suo fare artistico in tre ambiti principali eguali tra loro: l’acquerello botanico, l’incisione ed il libro d’artista. V’è una predilezione per il mondo naturale tramite uno studio lenticolare di ogni sezione floreale o piumaggio che apprezza il dettaglio minuto, la piccolezza dedicando pazienza ed ore infinite ad un lavorio più che certosino. Quest’artista ha in sé il gusto per la narrazione e lo dimostra con il suo studio del libro d’artista e la realizzazione di svariati esemplari tutti unici e singolari, frutto di lunga preparazione. Anche l’incisione con le sue molteplici tecniche, da quando l’ha scoperta, le ha dato un valido aiuto e stimolo, ampliando il suo orizzonte per uno sperimentare colto e riflessivo che guarda dentro e fuori collegandoli, restituendo qualcosa di nuovo, vibrazioni che si rifraggono come onde agli occhi dell’osservatore. Utile riportare un gusto catalogativo, che insegue esemplari botanici rari per concorsi prestigiosi, con una grazia al di là del tempo che si ammanta di semplicità agraria da mitica età dell’oro.

Valeria Iseppi, Cinciarella, acquerello, 2020,

Una giocosa cinciarella osserva il mondo dal ramo di un nocciolo e volge la testa qua e là, con le piume arruffate dai colori sgargianti. Il blu cobalto per il capo, le ali e la coda, il bianco per il volto e la striscia nera all’altezza degli occhi, il verde per il dorso ed infine il giallo per il ventre. È impossibile non accorgersi di lei e la sua colorazione induce alla meraviglia chiunque non sia un esperto di ornitologia. L’artista ha saputo esaltare il suo soggetto con degli utili accorgimenti prendendo animale (e ramo) direttamente dalla realtà, come se avessero deciso di posare per lei. Il ramo mostra le gemme ed un cosiddetto amento pendulo (il suo fiore), nonché la copertura di licheni lungo tutta la corteccia bruna. Questo ramo è così ornato di trine e pizzo, color verde giallo ed azzurro, che può certo rivaleggiare colla livrea del piccolo passeriforme. L’inizio del ramo appare in dissolvenza ad indicarci che non si tratta di una figura senza contesto e quindi artificiosa, viziata se si vuole. L’agile ed irrequieta cinciarella non sa stare ferma, le piumette son tutte in disordine e la sua figura si confonde con il bianco della carta. Ciò è un effetto voluto, un indizio di maestria che non solo dà l’impressione di tridimensionalità, ma anche di realtà concreta e non piatto e piano disegno.

Valeria Iseppi, Minuzie naturali, acquerello, 2023,

In quest’opera ci si può immergere in una peculiare passione dell’artista che ama soffermarsi sui più piccoli dettagli della natura per delle composizioni raffinate e colte, una sorta di collezione all’acquerello che dimostra tutta la conoscenza botanica acquisita. Proviamo ad indagare un po’… C’è una ghianda di quercia ben visibile, come anche i cosiddetti “elicotteri” con i semi dell’acero, più in là anche i semi del tiglio. Sotto la ghianda c’è la rosa canina con le bacche ovali, accanto il luppolo verde chiaro. Il rametto con le foglie fucsia è l’Evonimo o Berretta del prete, poco sopra la vite americana con le bacche scure, al centro del tutto quelle del biancospino. Sopra un grappolo di bacche di sorbo, in alto a sinistra dei semi ed un fiore di ortensia, le piccole pigne invece sono dell’ontano nero… il ramoscello con foglie zigrinate è il carpino. Sicuramente ci sarà dell’altro, portate pazienza sono solo uno storico dell’arte. Si tratta di una composizione ben calcolata in cui si è scelta con cura la disposizione degli elementi per non risultare pesante, ma ariosa, piacevole e quasi amorosa in cui vige la regola della delicatezza gentile e lieve. La quercia è Zeus, la forza, che la ghiandaia pianta sottoterra. La rosa canina è dolce, ma spinosa, rimanda ad Aphrodite, il tiglio ad Ermes, il sorbo ad Artemide… tutta una genealogia divina che rende quest’opera quasi un’oracolo, una profezia enigmatica che nemmeno i più saggi sanno interpretare con certezza.

Valeria Iseppi, Ciclamini, grafite, 2021,

Il ciclamino è un fiore molto noto il cui nome greco (letteralmente “cerchio”) indica la torsione a spirale dei suoi frutti e prima ancora dei petali della corolla. La foglia è invece di aspetto cordiforme, a cuore, iconico tanto quanto il suo colore tra il rosa ed il lilla. L’artista in questo caso predilige le forme che si esaltano privando il fiore dei suoi colori. L’acquerello botanico si serve della grafite per quelle parti, per così dire, collaterali all’opera principale che però qui, per un brillante divertisement, diviene essa stessa opera a sé stante. Pare che questi fiori siano quasi dei cigni in un laghetto colti in passi di una danza amorosa e baldanzosi nel dare sfoggio delle proprie qualità migliori ed al tempo stesso nel dimostrare ritrosia e quindi creare il desiderio. Il ciclamino ricorda i miti greci, il nome certo rinvia a questa suggestione, eppure non c’è per questo fiore un mito specifico… verrebbe da inventarlo solo per vedere altre colte illustrazioni di questo tipo.

Valeria Iseppi, Cappuccetto rosso, libro d’artista, 2024,

Ci troviamo di fronte ad un’opera d’arte complessa, con un formato a fisarmonica o concertina chiamato Leporello (dal personaggio dell’opera di Mozart che snocciola tutte le conquiste di Don Giovanni: “Madamina, l’elenco è questo”) che permette ampio spazio di espressione con una maggior agevolezza rispetto al formato classico delle pagine di un libro. Questa soluzione, aperta del tutto, assume la forma di una stella e racconta in versione double-face la favola di Cappuccetto rosso: sul retro scorre ad incisione la storia originale della bambina, mentre nel fronte è presente una versione pop-up alternativa… non ci sono parole, si tratta di una lettura per immagini pensata per la nipotina, un’apperente semplicità fanciullesca che racconta con profondità la vita ed i suoi dolori pur in una sospensione della realtà. Il foglio bianco è sagomato, lavorato come un pizzo mentre sfondo e cappuccetto sono dipinti a mano in tinta unita con pastelli, colori a cera ed acquerello. Il realizzato finale è luminoso e spigliato, una stella azzurrina da magia buona che colpisce per semplicita e maestria ideativa.

Valeria Iseppi, Agapanto, incisione alla maniera nera, 2017,

La Maniera nera o Mezzatinta è una tecnica calcografica raffinata che prevede una lavorazione della lastra di rame, che viene graffiata con un berceau in tutte le direzioni e quindi inchiostrata per una superficie uniforme e vellutata. Così trattata, la superficie viene lavorata con brunitoi e raschietti per il disegno vero e proprio che parrà nella stampa emergere dal buio con effetto fumo e, come in questo caso, una tridimensionalità illusiva. L’agapanto (o“fiore” dell’”amore”) è una specie floreale dal lungo stelo sulla cui sommità le corolle sono contenute in un involucro che una volta caduto vede i fiori disporsi circolarmente a formare una sfera ideale. In questo caso la maniera nera ha enfatizzato la drammatizzazione della scena e pare quasi che le giovani corolle, per lo più ancora da schiudersi, veleggino su di un’arca troppo piccola per tutte e che le più grandi (già aperte) abbiano per questo deciso di sacrificarsi per il bene dei virgulti. Quest’involucro di fibra vegetale seccandosi ingiallisce e può davvero ricordare visivamente il legno, una navicella antica (?) che solca mari ignoti alla ricerca di un rifugio, una nuova patria in cui ricominciare per lasciarsi alle spalle chissà quali mali. La luce che giunge dall’alto ha il carattere dell’illuminazione, un rivelare una pianta singolare che eccelle forse proprio per questo antropomorfo carico significante e che invita a riflettere sempre su temi ogniqualvolta attuali.

Valeria Iseppi, Passiflora, acquerello, 2024,

La Passiflora, o Fiore della passione, è così chiamata dai missionari gesuiti del seicento per la somiglianza simbolica tra alcune parti del fiore e gli oggetti della Passione di Cristo come ad esempio gli stili simili ai chiodi, gli stami al martello, la raggera alla corona di spine ed infine i viticci alla frusta. Questa pianta perenne e rampicante è prevalentemente ornamentale, con i suoi frutti della passione utilizzati in diverse preparazioni. Come si può vedere si tratta di un arbusto elegante e sinuoso che si dispone con grazia senza invadere troppo lo spazio. La composizione artistica si staglia ovviamente su un foglio bianco, con steli simili a liane che appaiono a sorpresa, in una leggerezza simmetrica amena e docile. Il fiore ed il frutto si offrono spontaneamente tra foglie lanceolate a gruppi di cinque e viticci simili a riccioli d’angelo… A ben vedere, a percorrere i suoi steli, sono presenti tutti gli stadi di crescita della pianta, dalle foglie ai virgulti, dal fiore in boccio al frutto maturo. Quest’ultimo ha i colori del sole con una resa certosina ed impeccabile della volumetria realizzata attraverso la lente e pennelli dalla punta finissima. Si tratta di un’illustrazione botanica reale resa con una perizia magnifica e sfacettata dopo lunghe ore di osservazione e di studio quasi contemplativo.

L’articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.