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Basta scorrere le pagine social delle artiste che ho intervistato in questi due anni per rendersi conto di quanto siano state artisticamente attive. Non c’è un tema in particolare per questa mostra virtuale, ma una scelta di ciò che più mi ha ispirato e che qui ho voluto approfondire. Si tratta soltanto di esempi ed avrei potuto farne ancora, magari nelle prossime puntate, vista la varietà delle opere. In questa sede vorrei anche riferire la disponibilità di candidature per le prossime interviste, grazie.

Michela Grossi, Il gioco delle parti, argilla, 2026,
C’è una musicalità sensibile in quest’opera, un desiderio di dialogo con spazi che l’aria attraversa, quasi delle ali di farfalla pronte a librarsi in volo con leggerezza. Una metà, di questa sorta di punta di freccia (si guardi la base), è sinuosa e circolare, l’altra è tutta spigoli e geometrie. Potrebbero essere due parti di una stessa anima, due aspetti di una singola personalità che risuonano come un diapason. Questa scarna struttura ricorda idealmente un teschio, pur senza la sua terribilità, in cui risiede lo spirito di una mente creativa infusa da una creatrice altrettanto artistica. Il colore è quello della terra ed un’eco biblica riecheggia del fango da cui l’umanità è stata plasmata. Quest’apertura a cuneo è forse il tentativo di questa creatura di aprirsi ad un abbraccio, rivolto nella sua essenzialità a chi sa vedere attraverso le cose così come sono. È probabilmente un’opera da osservare a tutto tondo ed ogni lato trasmette inedite immagini che navigano non solo entro gli orizzonti tracciati, ma anche verso inedite rotte.

Elisa Marica Franceschini, Geometrie -quarzocitrino-, 2025,
Alla base di questa collana c’è un divertito gusto geometrico che, in virtù dell’ottima conoscenza dei materiali presenti, consente a quest’artista un livello di raffinatezza encomiabile. Cubi, sfere e solidi simili a perle scaramazze danno ritmo alla composizione assieme ad effetti cromatici freschi che ricordano le freschezze dei paesaggi del nord Europa. Interessante il fatto che questi volumi non siano tagliati con estremo rigore e ciò permette di riflettere sul valore della bellezza, per riscoprire l’importanza delle cosiddette “imperfezioni” che sono le nostre vere e proprie unicità. Si tratta di una collana vivace che non è appesantita, ma anzi scorre fluida nella sua circolarità riportando ad atmosfere nordiche e misteriose, da ballata.

Gessica Tiziani, Tramonto in via Lore, pastelli a cera, 2024,
Lo spettacolo dei colori della natura emoziona sempre, però quando l’arte riesce poeticamente ad avvicinarsi a simili effetti si prova ancora più ammirazione. Una nuvola blu-azzurra venata di rosa ed oro custodisce il cielo sottostante come uno scrigno in cui predomina l’arancio che non ha ancora raggiunto le intensità rosse di una sera nuvolosa. Le tenebre sono già calate sulla città, ma non così tanto da non permettere di distinguerne i contorni, con l’aggiunta vibrante di cime e foglie d’albero per un maggior realismo che dona piacevolezza ai sensi. I pastelli si fondono al centro ricreando l’intensità del cielo che quasi nasconde le cose che sfiora.

Giulia Grobberio Bludevèr, Cornice floreale, vetro Tiffany, 2026,
Siamo di fronte ad un’opera d’arte in cui la vera protagonista è la cornice squadrata con elementi a rilievo ed un fiore tridimensionale. Si può osservare una semplicità elegante che gioca con linee essenziali di elementi ripetitivi che così montati restituiscono una certa naturalezza. Gli elementi più sinuosi sono dati dal filo metallico arricciato che dà un certo ritmo ad una composizione lineare ed altrimenti pungente. Il vetro attorno a quello centrale gioca con le trasparenze del bianco e risuona con quelli del fiori che si giovano del rosso profondo delle foglie per una tonalità rosata.

Michela Grossi, Composizione, ceramica, 2025,
Più opere scultoree poste assieme sono in grado di raccontare storie inaspettate e significative che parlano da sé per chi sa andare oltre. Una delle bianche ali di un angelo è spalancata ed è posta accanto ad un vaso, un’urna color bronzo ed argento. Questi due elementi poggiano entrambi su dei pezzi d’argilla, una sorta di scala che conduce all’ombra proiettata sul muro (quasi una figura che prega) ed infine a quella grezza argilla rettangolare grigia appesa alla parete. Che si tratti di un monumento funebre? Tutto parla dell’anima (l’ombra?), della sua leggerezza e del suo aspirare ad una realtà superiore, forse migliore, da raggiungere.

Gessica Tiziani, Porta in Istria, pastelli a cera, 2024,
Il disegno colpisce per i contrasti esibiti tra i colori, il gioco di caldi e freddi, il chiaroscuro, in grado di creare atmosfere sognanti in cui pare di essere di fronte all’ingresso di un tempio antico sulle rive di un fiume, una strada inaccessibile. Il mistero di questa porta lavorata si fa netto e stringente, con il suo definirsi strenuamente che è il metro di misura con cui ogni cosa all’interno dell’opera si raffronta. Il bianco stipite della porta dialoga con questi costoloni laterali, che quasi si specchiano sul suolo tra lastroni blu lapislazzulo ed il nero pece. La preziosità calda e solida del piccolo portale fa pensare inevitabilmente all’evangelica Porta stretta o, se si vuole, alla Cruna dell’ago; da entrambe ci si dovrebbe sforzare di passare.

Silvia Lanza, Piatto, ceramica raku, 2025,
Un simile piatto smaltato di rosso ha subito temperature intensissime pur di ottenere questa colorazione che lo fa sembrare una gemma, un pianeta, un sole avvolto da una vegetazione protettiva e temprata, nera. Queste ramaglie evocano le foglie di ulivo, di intonazione religiosa, mentre l’ampio rossore ricorda un fuoco, uno di quelli che non si spegne e non brucia: il roveto ardente. La tecnica raku crea tutte queste craquelure che in un’accezione cristiana potrebbero rappresentare i singoli, quei frammenti di un’unitarietà che la fratellanza potrebbe e dovrebbe tenere assieme. (Oggi è molto difficile, specialmente in specifici contesti, ma è ciò che dà valore all’Unione Europea. Dobbiamo sempre ricordarcelo e sostenerla, anche quando voci ciniche e negative ne cantano già la disfatta… La pace deve essere preservata con l’amore, la premura, non può essere imposta, non con la guerra. La pace non è un affare economico o una conquista di terre, distrutte e maledette, che qualche despota ha fatto bombardare, dalla comodità della propria poltrona. Coloro di cui parlo non hanno ancora compreso che il nostro tempo qui è limitato ed è ingiusto che facciano soffrire degli innocenti che non hanno fatto nulla. Io vi vedo, siete smascherati, e da sempre, non nascondetevi dietro al concetto di democrazia: quella vera non sapete neanche che cosa sia narcisisti egocentrici tronfi di un potere maligno che vi consumerà…)
L’articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.