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Il numero uno -l’unità- ed il numero tre -la trinità- sono dei numeri perfetti che, se associati al divino, si fondono tra loro per dare origine ad una perfezione ultraterrena. Dio, uno e trino, nessuno ha mai detto se sia di genere maschile o femminile o che abbia un genere o che li abbia entrambi. Se è per questo neanche dei suoi angeli è possibile dire di più. Questa mostra virtuale passa in rassegna un gruppo di quattro opere, il numero degli elementi che compongono la realtà (aria, acqua, terra e fuoco) per riflettere su simili temi trinitari in un’ottica visiva e quindi tangibile. Trattandosi di una libera interpretazione questa può essere una chiave di lettura, ma non certo l’unica. Buona lettura.

Michela Piccoli, Le fate, olio su tela,
Tre fate senza volto trascorrono assieme l’esistenza intrecciando una ghirlanda, con i fiori dell’albero sotto al quale sono sedute per ripararsi dalla luce diretta del sole. Queste tre figure, identiche tra loro e quindi concordi, si differenziano soltanto per il colore degli abiti e per i copricapi. Secondo i colori dell’iconografia (pensando anche alla Trinità di Andrej Rublëv) il blu -comune a tutti i soggetti- rappresenterebbe l’eternità, il verde invece lo Spirito Santo, mentre il rosso Cristo ed il fucsia Dio (in questo caso). L’elemento che simboleggia l’unità, oltre al fatto che i soggetti sono raffigurati in un unico quadro, è qui la ghirlanda di fiori annodati che -se ben distesa- avrebbe una forma circolare. Viene da chiedersi se queste figure non siano le mitiche Parche, o Moire, o Norne, che tessono e tagliano i fili della vita (o del destino) dei mortali e che, nella tradizione norrena, siedono ai piedi dell’albero Yggdrasil accanto alla fonte di Urd (dietro a sinistra?). Dei quattro elementi questo dipinto potrebbe quindi rappresentare la Terra.

Ada Nori, La spinta, acrilico su tela, 2025,
Una nuova figura, ugualmente senza volto, si è librata nell’aria nell’atto di trasformarsi in un volatile, in una creatura minuta e leggera. Che si tratti di una fanciulla-cigno o della fattucchiera dell’Asino d’oro, l’antico romanzo di Apuleio, che grazie ai suoi filtri può assumere le sembianze di qualsivoglia animale? In questo caso però, questa sorta di quarta sorella delle tre precedenti, rappresenterebbe l’anima. L’entità più leggiadra ed invisibile che esista si riveste dei pensieri più reconditi e raggiunge magiche vette. Il viola è un colore complementare ottenuto dall’unione del rosso pulsante e del blu dell’acqua, che crea magiche atmosfere . La posa del corpo suggerisce un passo di danza, quasi un balzo sospeso a mezz’aria che si libera della gravità per esiti inauditi e mai visti. Potrebbe anche darsi che la figura si stia trasformando in farfalla e che le sue ali siano parte dell’abito. Nell’ottica dei quattro elementi quest’opera rappresenterebbe l’aria.

Elisabetta Martinez, Norse Elves, olio e foglia d’oro su tela, 2023,
Tre giovani avanzano ad occhi chiusi rivelando fisionomie imperturbate del tutto simili tra loro. Si tratta di figure non solo concordi, ma anche all’unisono che si muovono assieme sognando lo stesso sogno. Il fuoco balugina e risponde all’oro sparso per la tela emettendo bagliori soporiferi ed immaginifici. L’oro è senza dubbio un’emanazione del divino e rappresenta la luce che dà la vita, una sorta di quinto elemento che ha evidenti affinità con l’elemento del fuoco. Chi sono queste giovani? L’artista le considera Elfi, creature imperiture di grande saggezza che vivono in profonda simbiosi con la natura. Si tratta certamente di Elfi luminosi, della luce, amanti della metallurgia e quindi della fucina, del calore del fuoco che scioglie i metalli per far loro assumere nuove forme.

Emilia De Vitis, (Untitled), inchiostro su carta Yupo, 2024,
L’ultimo elemento rimasto è l’acqua e questa figura può ben rappresentarla. La sua posa composta, con il volto di tre quarti e lo sguardo che osserva lontano meditabondo, ricorda una figura regale e solenne, un po’ malinconica, una regina. L’insolita corona turrita, che sembra di vedere sul suo capo, ricorda la personificazione dell’Italia. Si tratta certamente di una suggestione, può trattarsi di una figura acquatica più enigmatica e terribile: una sirena dalla coda di pesce e le squame. Questa parrebbe una fotografia subacquea presa in un momento di sosta di questa creatura dalla sua attività canora ed ammaliatrice. Non sembra comunque avere intenti malevoli, anzi è come la sirenetta di Andersen che accetta senza voce di perdere il suo amato che non la corrisponde, in balia com’è della strega del mare, per tramutarsi tragicamente nella spuma del mare. Di qualunque cosa si tratti questo viso ha una grande vitalità, un calore dell’anima che, se mischiato al blu, diverrà viola.
L’articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.