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Terry Trevisan, anima e forme naturali a dialogo

Terry Trevisan è un’artista leonicena poliedrica, dedita alla pittura a tempera e all’arazzo. Fin da giovane ha sempre dimostrato una sensibilità per le forme della natura (rami, fiori, corolle) meditate e riflettute a lungo, a tal punto da divenire dei modelli all’interno della propria produzione artistica.

Vibrazione n.2, 2017

La sua formazione è di prim’ordine: nel 1970 diviene Maestra d’Arte nella sezione Progettazione Tessile per la Stampa e la Tessitura nell’allora Istituto statale d’arte Pietro Selvatico di Padova. Nel 1972 ne consegue anche la maturità in Arte Applicata. In seguito frequenta per un anno l’Istituto europeo di Design a Milano dove studia grafica pubblicitaria. Iscritta poi all’Accademia di Venezia, dove frequenta il corso di pittura di Emilio Vedova, nel 1976 ottiene l’abilitazione in Discipline Pittoriche. Infine dal 1977 al 2019 è insegnante di Arte della Tessitura, stampa e decorazione dei Tessuti all’Istituto d’Arte e al Liceo Artistico di Verona.

Ciclamini, 2020

Le sue opere sono il frutto di un lungo studio, di una meditazione interiore, di un dialogo profondo con quei modelli naturali quasi archetipici che la accompagnano da sempre. Il fiore è per così dire scomposto, destrutturato per un’esigenza di studio e ricostruito tramite quei segni che guardano al di là del reale per coglierne la loro più intrinseca essenza. Memorie quindi di forme ed elementi che riemergono attraverso un colore molto fluido, scorrevole, con colate significanti. Una sensitività in fondo da rabdomante che indovina senza vedere, che osserva appieno e meglio ciò che va in risonanza con la sua anima.

Vibrazione n.1, 2017

I suoi colori sono accostati con eleganza, con momenti tenui e altri molto energici, e le gocciolature sono ultimate da segni grafici, fili, a matita grassa. L’operazione artistica però non si limita all’atto pittorico, ma agisce già a livello della tela, un “lenzuolo” di cotone (spesso non trattato) steso su un pannello di panforte e solo alla fine posto su telaio.

Traccia, particolare, 2021

Se per gli arazzi vale lo stesso discorso formale e cromatico, in aggiunta va riportata la questione materica. Si tratta delle texture prodotte dall’intreccio dei filati, in cui le colature sono rese realmente tramite filamenti liberi e giochi scultorei tra recto e verso (davanti e dietro). Ciò non è sinonimo di incompletezza, ma di apertura alla possibilità di cambiamento che supera il significato tradizionale di arazzo.

La sua musa ispiratrice, scoperta in una fase successiva della sua attività pittorica, è l’americana Georgia O’Keeffe. Gli esiti sono comunque diversi, ma stessa è l’attenzione ai dettagli vegetali, agli interni floreali che vengono ingigantiti, là con iperrealismo e qui con tendenze astraenti. Altro artista guardato con interesse è Cy Twombly, le cui Rose monumentali (conservate a Monaco) costituiscono per lei un momento di “riavvicinamento” ad una figurazione un po’ più realistica.

Segni, 2022

Va collacata all’interno della produzione più recente della pittrice l’opera «Ranuncolo», 130 x 105 cm, in cui si assiste ad un emergere di forme più istintivamente vegetali, tratte questa volta da suggestioni visive con fiori reali indagati almeno sotto l’esame di uno sguardo che ne preserva la memoria. Il ranuncolo è simile a un vortice vivente, ad un occhio che attrae a sè la luce per restituirne una vitrea immagine riflessa. Esso ci interroga imperturbabile offrendoci lo stesso enigma della sfinge, oppure è l’occhio di un drago che sonnecchia sul suo tesoro e incanta l’umano, lo inganna. Più semplicemente è l’occhio spirituale della natura che ci scrutta ogni qual volta si pone l’occhio alla corolla di un fiore.

Ranuncolo, 2022

L’artista ha partecipato diversi anni fa ad una mostra collettiva di pittori leoniceni, poi ad un’altra mostra alla galleria della Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia e a una personale alla galleria Prisma di Verona. Ultimamente ha partecipato ai concorsi SaturARTE di Genova, dove ha esposto nella relativa mostra collettiva, all’internazionale Luxembourg Art Prize a Lussemburgo e all’Arte Laguna Prize di Venezia.

L’articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.