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Stefania Magnabosco, per un aggiornamento

L’attività di un’artista non hai mai fine, non se ha ancora con sé quell’ispirazione creativa, quell’esigenza all’esternare sentimenti, emozioni che danno nuovo slancio verso il futuro. Il percorso artistico è fatto di opere che non sono mai uguali a loro stesse, ma che sottintendono un’evoluzione, uno sviluppo più acuto e un acume crescente. Stefania Magnabosco è stata fra le prime artiste che ho intervistato e ho qui il piacere di illustrare a voi le sue nuove opere. Gli inediti percorsi che ha inaugurato, uniti a quelli già noti, non solo dimostrano la sua crescente abilità, ma anche una più profonda sensibilità pittorica unita ad un coraggio propositivo davvero lodevoli. Non resta che pazientare in attesa delle sue nuove opere.

Tersicore, 2023

Il dialogo con l’antico è ancora possibile? Quale attrattiva esercita sull’arte e sullə artistə? Una risposta è senz’altro celata tra le pennellate di questo dipinto. Un’ideale donna greca, con i canoni di bellezza greci (?), è colta di spalle mentre il suo sguardo sicuro osserva altrove, con appena un accenno di sorriso. Interessante la resa gorgheggiante dei capelli, tratteggiati velocemente, liquidi e spumosi con questa sorta di fascia, rete da pesca a trattenerli. Si fa presto a considerarla una dea, ed infatti è ciò che è: Tersicore, musa della danza. La posa, ma anche queste strisce blu, conferiscono alla figura un vero e proprio dinamismo che pare scioglierle le membra per conferirle una nuova ed elegante, posata vitalità. La danza in fondo è un controllare il caos, che è molto affine alla politica, e quindi si capisce perché era considerata una dote imprescindibile di ogni sovrano. Certo il soggetto scelto è eccelso, per di più studiato dal vivo, di una qualità che solo il Canova poteva realizzare. L’azzurro dello sfondo cala anche qui questa dea danzante nel mistero del blu, emblema del femmile nell’arte.

Teseo, 2023

Qualcosa di nettamente diverso è accaduto invece in quest’opera. Infatti il vigore maschile di un eroe si è impossessato della tela e tutto è variato  per ospitare la sua presenza, quella di Teseo. Qui sì che si può cogliere tutto il valore statuario della figura unito ad uno sguardo risoluto sotto ad un elmo crinito che non nasconde un certo compiacimento vittorioso. L’eroe infatti, stando al modello dell’opera del Canova, sta per abbattere il minotauro e non prova alcun senso di pietà. Anche qui i capelli scorrono in gorghi immaginari, senz’acqua eppure fluentissimi. Lo sfondo invece non crea un contrasto di colore, ma amplifica l’ego del soggetto, anche se c’è qualche traccia di blu, azzurro che… dovrebbe farci sorgere qualche sospetto. I segni netti con il bianco sembrano invece richiamare i rapidi fendenti di una spada e quindi c’è anche un certo sentore di pericolo.

Sguardi comunicanti, 2023

Tutto ciò ricorda un precedente molto famoso della storia dell’arte, l’Incontro tra Bacco e Arianna di Tiziano. Come qui tutto si concentra in quel casuale scambio di sguardi che è l’origine di un potente innamoramento. In questo caso non c’è la presenza di Arianna, appunto perché abbandonata da Teseo, il quale se la lascia alle spalle per governare l’Atene di un tempo mitico e fuori dalla storia. L’infatuamento qui riguarda qualcosa legato al governo della città, come si diceva, in cui la dea della danza insegna a dominare il caos, la vita politica, per portare stabilità. Un amore platonico quindi? C’è di più… Arianna era un’ottima danzatrice in quanto principessa figlia del mitico re Minosse di Creta. Teseo quindi porta il “buon governo” oppure cerca il potere? Che cosa ha fatto in fondo con la giovane principessa? L’ha usata per poi abbandonarla una notte, da sola nell’isola di Naxos, lei che è stata la vera dominatrice del labirinto. Teseo quindi non ama davvero nessuno se non il potere esercitato dal più forte… ciò non ha mai portato a nulla di buono.

Ciliegie,

Queste ciliegie sono degli specchi fulgidi e brillanti di realtà distanti, quasi dei pianeti in uno spazio bianco e vuoto. La posa e disposizione nello spazio è ineccepibile, studiatissima e perfino le ombre donano all’opera un gusto artistico dolce e croccante. C’è ovviamente anche qui la lezione di Caravaggio per il quale la natura non è il frutto perfetto, ma quello delle imperfezioni, bacato, con botte e forellini. Straordinario è anche il gioco dei piccioli ed è piacevolissimo seguirne le movenze, specialmente quello della ciliegia in fondo a sinistra con il secondo picciolo privo del frutto. Ovviamente non è da trascurare nemmeno la resa delle due foglie. Nella superficie riflessa delle ciliegie, quasi plastica, è possibile non solo vedere da dove proviene la fonte luminosa, ma anche appena intuire la presenza della pittrice. Si può certamente parlare di un iperrealismo che non è però fine a sé stesso, ma vivace, sentito, emozionale. Si tratta di un opera da riguardare ancora ed ancora perché sempre portatrice di nuove suggestioni.

Ponte pietra, 2023

Si tratta senz’altro di una brillante visione di Verona, da Castel San Pietro, appena dopo una perturbazione. L’Adige scorre sicuro e deciso, quasi pesante, senza però privarsi della sua naturale riflettanza come uno specchio che mostri la bellezza del cielo, in questo caso plumbea, per poi diffrangela tutt’intorno. Su ogni cosa risalta l’elegante e pragmatico profilo di Ponte Pietra, massi romani e rosso mattone che si stringono come in un abbraccio millenario, di rovina e rinascita. La vista guida poi oltre la torre del ponte verso il singolare campanile del Duomo e all’edificio stesso. E che dire poi del profilo di San Giorgio in Braida dall’altra parte dell’ansa del fiume? Si vede inoltre il profilo del campanile della Basilica di San Lorenzo. Quest’opera ha in sé un carattere liquido e vaporoso, eppure limpido e netto che restituisce alla città effiggiata una singolare vitalità unita ad un’euforia dinamica e luminosa sorprendente.

Il duomo di Lonigo, 2022

Il duomo di Lonigo risalta sereno in un cielo limpideggiante con delle nuvole che scorrono rapide. Accanto ad esso il torrione dell’antico castello di Calmano, vestigia di un tempo che non è più in cui il fiume gli fluiva accanto. Tutta l’attenzione è rivolta però all’edificio religioso, che infatti è il più definito e risalta placidamente in un ambiente silenzioso e estivo. Si coglie come uno spirito in questo duomo, un’energia positiva, calda, che reca ristoro e calma contemplazione.

La rocca pisana, 2023

Siamo qui di fronte ad un’opera di un genere artistico chiamato capriccio, in cui edifici e elementi geografici sono accostati tra loro dove in realtà non è così. Un gioco quindi che in questo caso accosta un edificio dello Scamozzi su disegno del Palladio a dei rilievi montuosi forse alpini, un divertisement emozionale che parla a chi commissiona la tela grazie all’immaginazione creativa dell’artista. E che dire poi di queste nubi? La pittrice è riuscita a rendere tutta la loro gustosa tridimensionalità unita ad un senso di orizzonte sferico, una rotondità difficile da imbrigliare. Anche in questo caso è il vento a far da padrone, basti osservare le cime di questi immaginari ulivi nei colli della campagna leonicena.

L’articolo è proprietà intellettuale di Rossi Pierluigi.