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Buongiorno! Con grande piacere pubblico qui oggi i testi della mostra di Patrizia Da Re, appena conclusasi al Bar Borsa (Lonigo, VI). E' stato un piacere immenso, un'amicizia d'arte e d'anime, un sodalizio empatico e d'intenti. Con l'inaugurazione della settimana scorsa abbiamo fatto rete sociale, comunità, tramite l'arte e questo è anche lo scopo di questo Blog. Si creano snodi, ponti virtuali, dove prima c'erano solo splendide isole... si creano strade d'oro che conducono alla città di smeraldo (per dirla come il mago di Oz).
Al di sotto dei titoli delle opere, in grassetto i commenti dell'artista, e più sotto i miei testi. Buona lettura.

Patrizia Da Re, La finestra di luce, tecnica mista, 2021,
"Potrei definirla la tranquillità prima della tempesta, la mia vita normale,
senza particolari pensieri e con tanti sogni, idee e progetti per
la testa..."
Patrizia Da Re, L’ospite inatteso, tecnica mista, 2021,
"Non sapevo bene cosa fosse, ma dopo la mia solita visita di prevenzione
nell’aria c’era un’attesa nervosa... L’unica cosa che mi era chiara
era che l’ospite che si era introdotto a mia insaputa nel mio corpo mi
avrebbe causato un sacco di problemi."
Patrizia Da Re, Apocalisse, tecnica mista, 2021,
"La conferma di avere un carcinoma maligno mi ha sconvolto la vita.
Non riuscivo a crederci, continuavo a ripetermi “Perché? Non è possibile,
io sto bene!”. Mi è sembrato che mi crollasse il mondo addosso."
Una superficie bianca, un rigore geometrico che ha in sé un ritmo vitale ed infine una testualità rotatoria: questa è la prima tela. Ciascuno dei quattro triangoli ha delle estremità di diversa lunghezza che ricordano le vele di un mulino ed il testo è il vento, mentre i mattoncini in basso sono ciò che questo strumento ha prodotto. Il brano così steso ricorda le sperimentazioni di Insgrò con disposizioni di testo poetico simili a quelle futuriste. Alla seconda tela sono applicati elementi estranei dell’arte povera, materiali stridenti con il primo progetto, colori cupi e scomposti. La terza è un prodigio: dal centro si svolge il testo dell’Apocalisse di San Giovanni disposto a cerchio. La superficie dello sfondo lentamente s’incrina, tutto sta per frantumarsi, ma c’è ancora uno spiraglio di luce.

Patrizia Da Re, Anima, tecnica mista, 2021,
“Cosa pensa una persona che si trova catapultata in questa situazione?
Comincia a fare una rapida ricognizione della sua vita, pensa che
forse il tempo è scaduto e conviene prepararsi alla morte. Ti vengono,
allora, tutti i dubbi e tutte le domande sulla vita e sulla morte,
sull’aldilà, sull’anima...”
Patrizia Da Re, Perché non sei stato te stesso?, tecnica mista, 2021,
"Cominci a fare i conti con te stesso e il tuo passato... Forse il mio cammino
inizia proprio da dove sono adesso. Devo acquisire più consapevolezza
di cosa voglio e dove desidero arrivare."
Corpo e anima si scindono per un breve lasso di tempo, si tratta infatti di due facce della stessa medaglia che si guardano ora con ritrosia. Il corpo (la seconda tela) è la sostanza, e infatti il colore è denso, mentre l’anima è l’impressione del colore. Che cosa s’intravvede all’interno? Un sentiero che conduce verso la cima di un monte attorno a cui le nubi s’assottigliano e la luce filtra, mentre al di sotto, nel buio, imperversano il fuoco ed il ghiaccio. Si tratta di un tema antico, il sentiero è la vita, la luce è la virtù (e quindi Dio), il buio è il vizio, il male. Le due metà dell’intero si rivelano scosse, come un uovo fatto ruotare su sé stesso innumerevoli volte. Anche qui le opere sono ricche di testo, quello dell’anima è colto (Cassiodoro - il trattato sull'anima), l’altro, quello del corpo, è concreto.

Patrizia Da Re, Segreti del cuore, tecnica mista, 2021,
"Ti rendi conto che sei solo e non puoi esprimere tutto ciò che hai dentro;
scopri che gli altri, anche le persone più vicine, non sono sempre
disposte a sentire e capire la tua paura, la tua ansia, il tuo dolore."
Patrizia Da Re, Un dolore pesante..., tecnica mista, 2021,
"Un dolore non solo fisico, ma psicologico, dell’anima. Un dolore
profondo, intenso, penetrante che mi ha invaso completamente.
Non riuscivo a trovare difese, ero preda, dovevo assaporarlo fino in
fondo. Non potevo e non riuscivo a ignorarlo. Dopo alcuni tentativi
malriusciti di nascondermi, ho dovuto affrontarlo, trovare le parole
per nominarlo e così poterlo guardare negli occhi."
Patrizia Da Re, Da 1 a 10 quanto è il tuo dolore?, tecnica mista, 2021,
"Questa, per me strana, domanda mi è stata rivolta dal medico in ospedale
dopo l’operazione. Sono rimasta stupita all’inizio: come si può ridurre
il dolore a un numero? Non possediamo parole per esprimerlo?
Non sapevo cosa rispondere e ho dato un numero che secondo me mi
avrebbe dato il diritto di ottenere un analgesico che desideravo. Mi è
rimasto comunque lo stupore di quest’idea di definire il dolore con un
numero e per puro caso, ma non è mai un caso, leggendo un libro di
Hillman ho trovato la risposta."
Il colore rosso è la vita pulsante, che scorre e si muove nel buio delle vene, per rivelarsi ciò che è solamente quanto viene versato. Il bianco non è un colore, direbbero alcuni, è un minerale raffinato come il sale, è un catalizzatore di attenzioni. C’è infine un giallo-verde, tenue e color del caglio, del latte appena munto, delle erbe mangiate, che sa di maternità. Entro questo triplice accordo si svolge tutto l’orizzonte di queste opere in cui l’artista ragiona sul dolore. Ricorre a tutto l’artefice un po’ artificiere e scardina i patimenti dolenti con la geometria, la non-geometria, il ritratto, le lingue (dall’imprescindibile greca) e la musica. È chiaro che il dolore non ha dato pace all’ospitante, producendo un turnover nevrotico, che però è fissato sulla tela in un’ottica liberatoria, prerogativa dell’arte.

Patrizia Da Re, La costellazione sulla mia pelle, tecnica mista, 2021,
"Non mi è piaciuto il tatuaggio che mi è stato fatto sulla pelle, prima per
indicare al chirurgo dove intervenire e poi per la radioterapia. Capisco
perfettamente che sia necessario e utile, ma l’ho vissuto come un
affronto al mio corpo."
Patrizia Da Re, Il calendario della radioterapia, tecnica mista, 2021,
"Dover andare ogni giorno a sottoporsi a radioterapia è stancante e ti
mette in una strana situazione di ineluttabile cura a cui tu devi soggiacere
senza grande possibilità di intervento personale. Ho trasformato
così questa inesorabile serie di sedute in un calendario dell’Avvento!
Per ironia e gioco ho preferito far diventare questo per me
“memento mori” in un’attesa di rinascita! Finirà e poi sarò libera.
Aspettiamo il “natale”."
Patrizia Da Re, Araba fenice, tecnica mista, 2021,
"Come la Fenice rinasce dalle ceneri, così dovrò fare io, dovrò rimettermi
in gioco, usare tutta la mia energia, il mio desiderio di vivere.
Dovrò forse cambiare prospettiva, ma me lo devo!"
Un simbolo estraneo appare sul corpo dell’opera, un ideogramma geometrico, un programma di ingegneria: delle coordinate spaziali incomprensibili. Il confronto avverte la necessità di un sentire umano, di una traccia umana che l’archetipo dei primitivi rivela nell’impronta di una mano. C’è qui un passaggio, un prima ed un dopo (la linea rossa), l’ospite se ne và e ritorna l’ironia. Strappi sulla tela aprono caselle di terapie già fatte e ciò conforta, l’ultima delle quali è un’esclamazione di gioia, quasi un girasole verde, arancio, giallo ed azzurro che è l’annuncio di un’attesa finita ed esaudita. Nell’ultima tela un nuovo alfabeto, questa volta d’oro, è donato alla donna che rinasce dalle proprie ceneri uscendo simbolicamente dalla tarlatana, un tessuto utilizzato per pulire le matrici dall’inchiostro in eccesso. Tolta la massa scura la silhouette si rischiara e lentamente brilla d’oro brunito.

Patrizia Da Re, Resistere Ri-esistere, tecnica mista, 2021,
"Ritornare, rientrare nel flusso della Vita che ti accoglie come una madre.
Riunirò i miei pezzi con l’oro come l’antica arte giapponese del
Kintsugi, dalla mia fragilità costruirò un nuovo corpo."
Patrizia Da Re, Te, Dea, Te Energia del mondo, tecnica mista, 2021,
"Inno alla dea. Calcando le orme di Lucrezio, mi rivolgo a Venere/
Afrodite, dea che rappresenta la forza dell’Amore, al fine di conservare
la vita. C’è bisogno di amore puro, di bellezza, di primavera, solo così
usciremo vincitrici da questa dura prova."
Man mano che ci si cala nei misteri della vita si diviene più saggi, di un sapere quotidiano frutto dell’esperienza che soggiace, comunque, a forze e pulsioni naturali più forti dell’uomo. Quale dea avrebbero pregato gli antichi se non quell’alma Venere, di cui qui è trascritto l’inno del poeta Lucrezio? Nell’ultima tela quel cerchio rigato di rosso non è un occhio di serpente o felino, bensì una mandorla stilizzata, una Vulva Cristi (le piaghe di Cristo), che è anche memoria di una vagina. L’umanità è generata nel dolore e provando dolore dovrebbe essere sensibile alla saggezza, ma non sempre è così. La dea, che appare nell’ultima tela (in alto a destra), offre un viatico di resistenza e vitalità che si ottiene soltanto attraverso un blu meditativo ed un abile collage.
Le sole analisi critiche sono proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.
Si ringrazia inoltre l'associazione Avrò cura di me.