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Ecco a voi i testi della mostra, prorogata fino al 10 ottobre! Avrete modo, con la visita, di ammirare dal vivo le opere dell'artista, che sarà pronta ad illustrarvele. Le sorprese non sono ancora finite, sono in serbo per voi altre mostre...

Gessica Tiziani, Sentiero a Campofontana, pastelli ad olio su carta telata, 29x29 cm,
Gessica Tiziani, Bosco a Campofontana, acquerello su tela, 81x92 cm,
L’atmosfera che si respira all’interno di queste visioni boschive è meravigliosa tanto da indurre alla calma ed invitare al rilassamento, mentre il sole filtra di tra le foglie e gli uccellini cantano gai. Le vere presenze che qui si effigiano sono gli alberi, probabilmente dei faggi, che non solo scandiscono lo spazio dell’opera, ma sono simili a delle note musicali di uno spartito naturale che si esegue per lo spettatore e per chi si addentra in questi paesaggi. Nella prima veduta la luce giunge da destra e lambisce le piante, i massi ed il terreno stesso, mentre l’azzurro del cielo si specchia nelle innumerevoli corteccie. Non sfugga quell’albero in secondo piano sulla destra che brilla di un blu elettrico, forse si tratta dell’ultima traccia della notte che ancora si attarda nelle zone più ombrose. La seconda veduta è forse più lieta, lo sguardo asseconda il punto di fuga laddove gli alberi si diradano, mentre la luce attraversa il fogliame in schegge di sole.

Gessica Tiziani, Scorcio viola, pastelli ad olio su carta, 25x36 cm,
Gessica Tiziani, Alba su Croda del Becco, pastelli ad olio su carta, 25x36 cm,
Le vette e le asperità dei crinali montuosi, nei pressi di Cortina d’Ampezzo, sono come delle pietre preziose, che avvolte e colpite interamente dalla luce, emettono effetti simili al diaspro delle vetrate antiche. Nella prima opera il sole albeggia appena ed ancora non si è levato del tutto il velo violetto della notte, nella seconda il mistero notturno è stato del tutto bandito e Croda del Becco è pronta ad ospitare la vita quotidiana dei suoi stambecchi. Le cime più alte sono raggiunte per prime dal sole e l’emozione visiva richiama le leggende del regno dei Fanes che risuonano per queste conche come un diapason. La resa morbida del pastello ad olio s’incontra con la ruvidità della carta per un effetto che imita con realismo i brani rocciosi che le ere immemorabili hanno scritto.

Gessica Tiziani, Dal Teatro romano (Verona), pastelli ad olio su carta, 25x36 cm,
Gessica Tiziani, Piazza Erbe (Verona), pastelli ad olio su carta, 25x36 cm,
I titoli di queste due vedute non sono altro che espedienti visivi per raccontare immagini e scorci suggestivi che hanno suscitato in primis delle emozioni nell’artista. Alcuni dei luoghi rappresentativi di Verona appaiono qui come dei miraggi a matita, a volte appena abbozzati, che si stagliano su di un cielo complesso e reale, solcato da nubi foriere di pioggia che si stanno ora diradando. Nella prima opera è possibile ammirare Palazzo Maffei assieme alla Torre del Gardello, di origine medievale, mentre nella seconda si scorge il Duomo con il suo campanile preceduto dalla Torre di Ponte Pietra. Nella prima opera è inoltre importante osservare che alcune parti del supporto non sono state toccate, mentre in altre è presente un forte chiaroscuro. Nella seconda il chiaroscuro è riservato alle chiome degli alberi, con gli edifici che sono invece un tripudio di bianco.

Gessica Tiziani, Playa de Las Teresitas, pastelli ad olio su carta telata, 24x32 cm,
Gessica Tiziani, Pontile a Garda, acquerello su tela, 80x97 cm,
Un sudario di nubi avvolge entrambi questi paesaggi: un ambiente marino, quello delle Canarie, ed uno lacustre del Lago di Garda. La spiaggia spagnola, con la sabbia del Sahara, contrasta con il livido blu ghiaccio delle acque dalle quali pare sorgere un profilo insulare. Le nubi si sfibrano come un tessuto sdrucito, muovendosi da sinistra a destra, la sabbia s’avvolge invece nelle sue spire e cova la sua prole, le tartarughe. Nell’immagine del lago nubi ed acque, fatte della stessa sostanza, si confondono tra loro arrossendo e brillando d’oro alla luce dell’alba. Un piccolo pontile si rivolge all’inconsistente infinito e l’orizzonte pare promettere prodigi luminosi che sopravvivranno almeno finché non giungerà il vento a dissipare l’inganno.

Gessica Tiziani, Sentiero 41 (Lonigo), pastelli ad olio su carta, 25x36 cm,
Gessica Tiziani, Sentiero Pavoni, acquerello su tela, 30x88 cm,
Non meno suggestivi sono i sentieri leoniceni che s’innerpicano per i colli nei pressi di questa città dal leone rampante reggitor della luna. Paesaggi ombrosi colmi di vegetazione inestricabile lasciano appena filtrare la luce per atmosfere ineffabili dal sapore divino, rivelatrici della sacralità naturale dei sentieri e delle radure. Sentiero 41 è il percorso dei monti di Lonigo che cinge la città in un abbraccio ideale che ripercorre tutti i luoghi più iconici di questa località; dello stesso percorso è anche il Sentiero Pavoni che costeggia Villa San Fermo dei padri Pavoniani. Il bianco del supporto di entrambe queste opere riluce con brio vivace e fa sognare immaginando apparizioni ultraterrene ed arcani misteri di foreste primigenie, inaccessibili perché sacre.
L'articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.