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Questo vuole essere un ulteriore invito ad andare a vedere di persona la mostra.
Se trovate la porta chiusa chiedete, oppure provate ad aprire, fino al 3 agosto!
Ho conosciuto Michele Massari attraverso la sua produzione artistica e posso dire di averlo colto nel profondo. In un dipinto o disegno c’è tutto ciò di cui si ha bisogno per conoscere un artista, basta saper guardare oltre ed avere il desiderio di sostare accanto alle sue opere per un po’ di tempo. Della sua vasta produzione ho scelto qui delle opere significative che parlano davvero a tutti, ma che non possono non emozionare un leoniceno o un frequentatore della città. Si tratta di un pittore, questo, che faceva arte per sé e per i propri familiari e amici in un modo per certi versi ritirato, ma che ora non è più possibile lasciare al chiuso. Questi scorci di Lonigo hanno la capacità di dialogare con i nostri ricordi e commuovere, tanto sono simili a delle finestre reali su paesaggi dettagliatissimi che l’arte trasfigura colmandoli di poeticità. Si tratta di vivaci visioni del quotidiano in grado di animarsi e di far vivere e ri-vivere persone, cose ed emozioni in immagini che rimarranno nel tempo.

Michele Massari, Piazza Garibaldi dopo la pioggia, olio su tela, 2009,
Michele Massari, Il pozzo, olio su tela, 2006,
Il temporale s’è appena abbattuto sulla Piazza di Lonigo, che la pioggia ha reso più vivida, per poi lasciare lentamente spazio al sereno ed al tepore ristoratore del sole, mentre ancora le nubi tenebrose si stagliano incombendo all’orizzonte. I grandi lastroni della pavimentazione paiono degli specchi i cui riflessi restituiscono un’immagine dai toni azzurri vivacemente realistica. La scatola spaziale degli edifici si priva della perfezione del dettaglio, tipica di opere come Il pozzo, in virtù di un desiderio emozionale che ogni leoniceno non può non avvertire. In entrambe le opere è presente il Bar Borsa, mentre si alternano gli altri monumenti come il torrione, l’obelisco ai caduti (del 1925), la vera da pozzo e l’orologio sul cornicione. Cessata la pioggia, la città si rianima di una vitalità che solo l’arte è in grado di preservare per una vivezza placida e quotidiana.

Michele Massari, La Littorina, olio su tela, 2006,
Michele Massari, Il mulino, olio su tela, 2010,
La Littorina è un’altra memoria leonicena che l’artista ha voluto immortalare per preservare il più possibile un ricordo che riteneva importante. La Littorina, un’automotrice degli anni ‘30, scorre lungo i binari di Via Pontedera verso Ponte San Giovanni muovendosi nella direzione opposta a quella del fiume Guà. Stesso fiume in cui nell’altra opera ovale è presente la ruota di un piccolo mulino idraulico che testimonia antiche attività che giacciono come sfingi in attesa di qualcuno in grado di rispondere ai loro enigmi. In entrambi i soggetti c’è un grande realismo che si nutre, nel primo caso, di un sogno medievaleggiante ottocentesco in cui è presente anche il torrione ancora privo di copertura e la natura è molto più rigogliosa di oggi; nel secondo caso di un’immutata capacità di resistere al tempo, tutt’ora incorrotta.

Michele Massari, Il chiostro dei frati, olio su tela,
Michele Massari, Il Duomo, olio su tela, 2006,
Michele Massari, La Chiesa Vecchia, sanguigna su carta, 2010,
Siamo di fronte senza dubbio a tre degli edifici sacri più significativi di Lonigo: il Duomo che signoreggia dove un tempo v’era il convento di San Marco, realizzato tra le mura del Castello di Calmano; il chiostro dei frati minori con le sue arcate ogivali ed il campanile; infine la chiesa dei Santi Cristoforo, Quirico e Giulitta, affettuosamente soprannominata Chiesa Vecchia. Il disegno a sanguigna che ritrae quest’ultima è di una perfezione e pulizia formale diligente e dettagliatissima, mentre tutto il resto scompare sotto l’agire del vento che scuote le chiome e smuove le nubi.

Michele Massari, L’Ingresso dei fiumi, sanguigna su carta, 2006,
Michele Massari, La Rocca pisana, sanguigna su carta, 2002,
Michele Massari, Scalette di Casa Volpe, sanguigna su carta, 2006,
L’Ingresso dei fiumi è il monumento di Francesco Bagnara che conduce a Villa San Fermo (anche detta Villa Giovanelli). Al centro, oltre i cancelli, una sorta di scalone di rappresentanza immette in una struttura tipica di un acquedotto romano sul quale sono poste delle statue nient’altro che personificazioni dei fiumi d’Italia. Si tratta probabilmente di un ritratto autunnale di un luogo iconico tanto quanto quello della Rocca Pisana (che Vincenzo Scamozzi realizza nel 1576-77 per il nobile Vettor Pisani) o delle cosiddette Scalette della un po’ incolta Casa Volpe. Queste effigi a sanguigna meravigliano perché non sono dei semplici disegni, ma delle istantanee più vibranti di una fotografia che inducono la mente a sostare su di esse.

Michele Massari, Il Capitello di Via Rocca, sanguigna su carta, 2006,
Michele Massari, La Rocca pisana, olio su tela, 2006,
Sulla strada che conduce a Villa Pisani, detta anche La Rocca Pisana perché costruita sui resti di un forte di Ezzelino III da Romano del XIII secolo, c’è un famoso capitello, uno dei tanti di Lonigo, ritratto qui con grande romaticismo. Entrambe le visioni sono splendide con un senso che quasi le pone fuori dal tempo per farne una limpida memoria di suggestivo impatto. Il vento dirada le nubi sulla Rocca, che avvolgevano nella prima tela anche la Piazza, ed il prato curato gioca ad essere un mare dalle onde increspate. La natura in queste opere è quasi commovente perché sa di vita imprevedibile che non ha il sapore della perfezione, ma appunto del vero naturale che parla soltanto all’artista più colto.

Michele Massari, Veduta di Via Marona, olio su tela, 1983,
Questa lunga tavola (simile ad una predella) ritrae una via di Lonigo molto importante per l’artista: si vede infatti anche la sua casa. Il taglio scelto per eseguire questo ritratto è interessante, con una ripresa dall’altra parte dell’argine del Guà, con la vista che limpidamente spazia prima sul massiccio del Pasubio e poi sui monti Lessini. Si avverte un grande desiderio di dettaglio minuto che non trascura nulla per una visione a volo d’uccello ampia e curata. Su quest’opera spira un vento (basti osservare il prato), autunnale, con gli alberi che hanno già perso tutte le foglie e si predispondono per l’inverno.
L'articolo, con i testi della mostra, è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.