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Rossana Riboldi, ceramica meditativa in nuovi sogni d’antico

Rossana Riboldi è una ceramista e scultrice attiva nei pressi dei laghi Maggiore ed Orta, dedita prevalentemente alla tecnica Raku e di recente alla cottura Gres. La sua produzione è piuttosto ampia e diversificata con oggetti in prevalenza ornamentali che rassemblano nelle forme cose antiche di remote civiltà erose dal tempo. Vasi, piatti, coppe e ciotole hanno colorazioni a volte sgargianti, mentre in altri casi imitano le materie più differenti, tutte godendo di uno speciale equilibrio dinamico. Si può cogliere subito la grande abilità acquisita dall’artista, nel corso della realizzazione di tutto ciò, unita ad una capacità sempre presente di rendere il suo agire (il gesto, l’azione) un processo meditativo intrinseco. Le forme realizzate rimandano ad una naturalità artigianale oggi quasi perduta che osserva i luoghi boschivi, marini e lunari per acquisire aspetti confacenti e sensibilmente ad essi legati. In aggiunta si deve riferire la produzione di alcuni piccoli gioielli, ottenuti con la stessa tecnica, rilucenti e brillanti.

Rossana Riboldi, Vaso bronzeo (serie Essenza), ceramica Raku, 2024,

Si tratta di un’opera che pare riemergere da uno scavo archeologico orientale, forse una tomba colma di utensili d’uso quotidiano. La sua superficie imita con abilità il bronzo battuto e lavorato che capta la luce restituendola in bagliori bruniti. Il coperchio potrebbe vagamente rimandare al simbolo zodiacale del toro, almeno nella parte superiore: un segno di terra che ben si abbina con la natura del vaso. La lavorazione superficiale, grazie all’utilizzo degli smalti, ha donato alla parte panciuta un aspetto vegetale, quasi una cipolla con i suoi strati protettivi superiori, oppure una zucca, o un frutto colto unito al suo ramo. Due fasce chiare si accostano e avvolgono lateralmente, in verticale, la sua circonferenza, quasi degli spicchi di un melograno che conserva i propri arilli con cura. Si nota infine una certa solidità, un’impressione di grande pesantezza che probabilmente trae in inganno.

Rossana Riboldi, Vaso Quattro elementi (Rame), ceramica Raku, 2025,

La forma di questo singolare vaso rimanda già di per sé alla terra nella sua interezza, come unione dei quattro elementi (aria, acqua, terra e fuoco), coglibile visivamente nel gioco dei colori sprigionati dalla cottura degli smalti. L’interno bianco con craquelure si riveste esternamente di azzurro, nero, bronzo brunito e verde in combinazioni imprevedibili e vivaci sovrapposizioni. Nonostante le irregolarità presenti in tutti i lati e sui bordi si può scorgere un senso di pace che viene da una figura ordinata, solcata da fasce d’oro che ne impreziosiscono l’aspetto. I colori, piuttosto acidi, ricordano quei luoghi solforosi in cui si sprigionano le forze naturali che fuoriescono dal sottosuolo trasformando il paesaggio in un ambiente lunare ricco di magiche suggestioni.

Rossana Riboldi, Vaso Anima e corpo (v.2), ceramica Raku, 2025,

Quest’opera dà l’illusione di trovarsi di fronte ad un antico frammento di statua, magari ad una parte di panneggio di un busto acefalo (senza testa). A chi appartiene, ad un uomo od una donna? Potrebbe trattarsi di un togatus romano, o di un filosofo, oppure di un’amazzone priva del seno destro per una maggior agevolezza in battaglia (e nell’uso dell’arco). La forma schiacciata rettangolare conferisce l’idea di un involucro corporeo che l’animo ha abbandonato per raggiungere altri lidi e lì stabilirsi immemore di tutto. Che quest’animula, che si è giovata degli effetti della tecnica Raku (come le piccole crepe della craquelure), si stia purificando dai propri mali prima di riemergere per vivere di nuovo? Si tratta di una sorta di simulacro in cui l’argilla, esaltata dagli smalti, risplende lucidissima, dello stesso fulgore degli dei che nell’antichità si credeva abitassero temporaneamente questi oggetti.

Rossana Riboldi, Oro bianco, ceramica Raku, 2025,

La creatività artistica ha realizzato un oggetto dall’aspetto insolito che trasmette una certa leggerezza in un’ottica piuttosto giocosa, con una vena comunque meditativa. Questa ceramica con gancio superiore, che ricorda quello di un coperchio di una pentola, pare una forma ovoidale schiacciata che, se si vuole, è simile ad un pane carasau gonfiatosi per il calore della cottura in forno. Questo richiamo alla cucina è dovuto alla sua colorazione superiore, sempre in tecnica raku, che ricorda la doratura del cibo. Ma c’è di più, il suo equilibrio spinge a considerarlo un oggetto cosmico proveniente da remote regioni spaziali, quasi un UFO che raggiunge la terra per recapitare un messaggio.

Rossana Riboldi, Vassoio azzurro, terracotta (gres), 2024,

Un ampio “vassoio” che potrebbe essere un bacile, oppure un abbeveratoio per uccelli, giace in un prato esaltando le sue tenui colorazioni azzurrine con magistrale abilità. La forma quadrilobata (a quattro lobi, anse) rimanda a quella sorta di “finestre” da cui i santi, nelle chiese del ‘400 e del ‘500, si sporgono per rivolgersi direttamente all’osservatore. Oggetti di questo tipo, simili anche a dei cosiddetti deschi da parto, assumono maggior lucentezza a contatto con l’acqua creando una superficie riflettente, a specchio, particolarmente adatta a pratiche magico-divinatorie da immaginario fantasy. Quest’opera parrebbe rimandare al Crater de luz, ingresso della stazione Toledo della metro 1 di Napoli disegnata dall’architetto Oscar Tusquets Blanca dove l’idea di fondo, la discesa negli abissi marini, accosta entrambe queste esperienze con esiti differenti, in questo caso più luminosi e meno “da fondali”, con un materiale che rassembla quello delle conchiglie che hanno in sé le perle.

Rossana Riboldi, Vaso bianco e nero (Naked wood), ceramica Raku, 2024,

Una forza ancestrale dimora in questi vasi, tipi dinastici dal sapore d’oriente, incisivi e lavorati, parti di natura più sensibile e risoluta, che parla da sé. Tre fasce nere cingono una superficie bianca colma di segni come pois e craquelure più o meno evidenti che donano all’opera un’ulteriore sofisticazione. Non deve sfuggire il manico di legno che ricorda un serpente affusolato, oppure un corno di capra annesso alla struttura tramite fili metallici (unico elemento più “contemporaneo”). Questo vaso ha le proprietà di un fantasma, pare quasi un negativo fotografico in cui le ombre provenienti dall’interno e dalla parte sottostante formano un tutt’uno con la trama decorativa generale. L’irregolarità dona all’oggetto artistico una vivezza antica sempre presente, una vivacità da reperto archeologico appena scoperto.

Rossana Riboldi, Collana conchiglia, ceramica Raku, 2024,

C’è in questo semplice monile un’iridescenza inaspettata, una leggerezza fresca e tropicale, che ammalia con impressioni marine che si rifraggono simili ad onde. La forma di uno dei lati di una bivalve è stata cesellata e squadrata con cura, con tutte le sue scanalature e bordature quasi si trattasse di uno stampo. Gli smalti applicati hanno fatto il lavoro più fino, esaltando la superficie con esili tinte a specchio in grado di ricordare l’argentea lucentezza dei fondali marini in cui si librano queste creature. Scaglie di colore si sono staccate lungo il processo a rivelare cromie e materie più “interiori”, spirituali, in grado di accarezzare l’animo e rassicurarlo. Si tratta di una maestria, un elaborato gioco suggestivo che solo una mente artistica può ricreare, infondendo nuova linfa a conforto e ristoro di chi lo vede od indossa.

L’articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.