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Paola Leati è un’artista padovana dedita al nudo dal vero, i cui pensosi soggetti femminili si caricano di energie in un’ottica che è anche di denuncia della condizione della donna. La corporeità nuda viene alle volte rivestita di abiti che sono frutto dell’estro dell’artista e assumono un valore quasi spirituale. Si tratta di una pittura forte che determina le figure e dona loro una profondità difficile da sondare, come se queste trattenessero dei segreti reconditi e non avessero piacere di rivelarli. È una pittrice di un’ermetica narrazione con sguardi che non sono quasi mai rivolti all’osservatore e infatti le sue eroine apprezzano il distacco emotivo per ragionare con loro stesse dei propri accadimenti. Si avverte sempre una ricerca di equilibrio, anche nelle proporzioni, in una riflessione che guarda alle donne che subiscono violenza; il quadrifoglio è invece simbolo di fortuna, una sorta di talismano. La richiesta che si fa sentire con vivezza nelle sue opere è il bisogno di libertà di scelta che molto spesso e terribilmente viene negata alla donna nei modi più diversi. Si tratta di dipinti quindi di impegno sociale che pesano sulle coscienze e invitano all’ascolto e allo starsi accanto in un rapporto di equità ed uguaglianza tra i due generi.

Anita,
Una ragazza è ritratta di profilo mentre osserva dritto davanti a sè con la stessa energia di un imperatore romano. I capelli aggrovigliati sono raccolti in un crocchia al centro del capo e conferiscono al volto un maggior movimento come se fossero vivi. Questo non è l’unico espediente che garantisce dinamismo alla figura: infatti è possibile osservare anche la materia pittorica data a pennellate grosse per fare spessore. Il volto dagli occhi verde chiaro è esaltato dallo sfondo scuro monocromo che rimanda certamente ai migliori esempi del genere della ritrattistica. L’attenzione si rivolge ai dettagli maggiormente definiti come il sopracciglio e le labbra rosse, nonché la punta del naso. L’artista vuole esprimere una certa sicurezza e fierezza in cui vi è una vaga idea di bellezza inconsapevole che si irradia per tutta la tela. I colori sono pastosi ed ogni elemento è calibrato per dare l’idea di un incarnato che si avvantaggia dei verdi e dei grigi e l’idea della vita che scorre nelle vene che irrorano la pelle. Si potrebbe dire che un ritratto simile sia realizzato con velocità, ma ciò è solo in apparenza perché l’occhio vede in un attimo non essendo in grado di ricostruire l’intero processo nel suo realizzarsi.

Il mio pensare (Nudo femminile di spalle),
Una giovane donna è colta di profilo mentre dà quasi le spalle all’osservatore. L’artista la ritrae mentre vaga con la mente in riflessioni liete, oppure in ricordi che sono in grado di infonderle coraggio. Il suo incarnato è del tutto pallido, ma non c’è traccia di malattia o sofferenza, anzi ricorda una statua di marmo, mentre il suo viso il profilo della luna. La figura giace su un sofa giallo tendente all’ocra dal quale sorge un quadrifoglio, il tutto su uno sfondo azzurro verde che avvolge e chiude lo spazio. Ciò che maggiormente attira l’attenzione è l’occhio di un limpido azzurro, il naso importante, uniti a delle labbra profilate con un mento volitivo. Da notare come a livello delle scapole ci sia un movimento rotatorio che da l’idea di una spirale rosa, come se la vita si espandesse dal cuore in tutto il corpo per poi risalire dal lato opposto. Da rilevare i capelli marroni tagliati a caschetto e illuminati da una fonte di luce che rende il viso più spigoloso. Che possa essere una Galatea?

Doppio,
Una pensatrice contemporanea riflette sul senso della vita in un paesaggio vuoto interamente rischiarato da un sole estivo. Appoggiata ad un tavolino da bar questa figura è forse in attesa di qualcuno che ancora non è arrivato. Può darsi che si tratti di un appuntamento (visto il velo di trucco sulle palpebre e sulle labbra) a cui la donna non ha ancora rinunciato nella consapevolezza di un “riscatto” futuro. Ci sono due arance che, così allineate, invitano ad essere assaporate prima che sia troppo tardi. Che valga anche qui l’adagio cogli la prima… arancia? Una piccola bicicletta nera scandisce con i suoi raggi il tempo e forse quelle ruote rappresentano la fortuna, il destino che ognuno di noi tenta di governare come meglio può. Il campanello suona, è un invito a presentare attenzione: l’attesa è un esercizio di pazienza, i forti lo sanno, ma non deve essere inutile. Se una cosa è vana ad un certo punto le energie si esauriscono nel nulla quando si sarebbero potute utilizzare per qualcosa di più utile. Il tempo ha un limite, quest’attesa è invece eterna e più ci si sofferma e più diventa insostenibile, un po’ come gli occhi appesantiti di questa donna. Anche Il capo è pesante, la mano è esile ed il gomito si puntella… la calura estiva sta per farla addormentare. Sarà allora più lieta?

Contro ogni guerra,
Una donna si raggomitola su una poltrona quasi come farebbe un gatto, assumendo una posa contorta. La figura non si rivolge direttamente all’osservatore, il suo sguardo è più basso ed anche lei è colta in un momento di sospensione e raccoglimento. Che cosa significa quella benda al braccio? Si tratta di una sofferenza nascosta o di un male subìto? Non è dato saperlo anche se i contorni rossi della figura farebbero propendere per questa seconda ipotesi. Si tratta certamente di una donna ferita che medita sull’utilità di proseguire una situazione che le crea disagio. Finora ha gestito tutto con scaltrezza felina, ma questa nuova ferita è diversa… Ci sono delle zone nere nell’opera in cui il colore è tirato, privo di sovrabbondanze, che esalta le curve del corpo femminile. Anche qui l’ocra rimanda ad un contesto solare che però non dà segni di giovarle. C’è ovunque il segno di un contrasto tra zone liscie e ruvide, composte da una diversa matericità che enfatizza il corpo femminile e attrae… Di nuovo ci si trova di fronte ad un bivio che esige una scelta non facile, luci ed ombre hanno reciproche specularità che non si mescolano mai in una lotta per ora inrisolta. Echi di questo scontro si trovano un po’ ovunque, perfino nella sottoveste che indossa la donna. La rotondità del ginocchio destro crea un triangolo con il seno e l’altro ginocchio focalizzando qui una zona dove inevitabilmente cadono i nostri occhi. C’è una cripticità in queste opere che non dicono tutto e più ci si medita meno si riesce a venirne a capo. Non c’è una soluzione… a che cosa?

Giulia (Nudo femminile),
Una donna nuda osserva con rabbia alla sua sinistra in un cielo-sfondo di un cupo nero in cui sta per abbattersi un apocalittico temporale. Chi ha osato fare arrabbiare questo soggetto così energico? Che si tratti della personificazione della dea Era anche questa volta? Probabilmente qui sarebbe più calzante parlare della Verità perché appunto è nuda (per definizione). Non per niente anche in un cielo così grave lei risplende di luce propria e lo fa senza alcun timore… Questo tipo di situazione ambientale ricorda vagamente lo sfondo del Ritratto di Eleonora di Toledo del Bronzino dove domina non il nero, ma un cupo blu lapislazzulo. Si potrebbe anche associare questa donna effigiata dalla pittrice ad una Lady Godiva che accetta la sfida del marito pur di dimostrare che la sua opinione è quella più giusta. Questa storia ha un esito positivo perché dopo che Godiva sfila nuda, a cavallo per la città, il marito accoglie la sua richiesta. Si tratta certamente di una donna che accetta indomita i colpi della fortuna, una sorta di David al femminile che sfida e vince Golia.

Immersione (Bagnante),
Una bagnante prende il sole in uno sfondo azzurro, mentre tiene tra i denti un quadrifoglio. Accanto a lei un messaggio in codice Morse: «bisogno di carezze». La luce giunge da dietro, alla sua destra, e conferisce alla donna un atteggiamento simile ad un cowboy. Se non fosse per il messaggio in codice nessuno saprebbe di questo segreto bisogno di cure e attenzioni. Il costume intero indossato è di un colore verde con tocchi azzurri ed ocra che rimanda alla speranza, oppure più semplicemente alla natura. Il corpo è reso con uno stile rapido che non segue proporzioni anatomicamente corrette, ma non per il capo. L’occhio è grigio, così come la chioma … colpisce quella pennellata finale che può ricordare le anse di un fiume ed allora tutto si fa fluido e si capisce finalmente che c’è in tutta l’opera un gusto guizzante, perfino nell’alternanza tra linee e punti del codice Morse. Che cosa starà osservando questa donna? L’enigma è criptico più della trama nascosta del codice morse che chiede carezze… la posa è rilassata, non c’è turbamento e forse la mente è assorta nei propri pensieri. Dietro sta il passato, avanti (a destra) il futuro. I piedi sono già nel futuro… e la mano destra si trova sul piano dell’osservatore di fianco a lei e forse sta cercando di prendere la mano di colui che la osserva. Chi gliela darà? Solo una persona che sappia infonderle l’affetto di cui ha bisogno.
L’articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.