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Paola Boron è un’artista leonicena autodidatta di indubbio talento. Dimostrato un interesse per l’arte fin dalla gioventù, incoraggiata anche dalla famiglia, ha modo di dedicarsi alla pittura soltanto molto tempo più tardi (nel 2004) partecipando ai corsi di Annamaria Trevisan. L’artista considera l’arte come un’attività capace di farla star bene, di estraniarla dal lavoro e di darle molta soddisfazione. La tecnica che preferisce è quella ad olio che successivamente approfondirà con l’uso delle velature (partecipando ai corsi di Andrea Coltro). Molte sono le mostre a cui ha partecipato.

Agave,
Certamente uno è il modello artistico che apprezza di più e non può che essere la pittrice Tamara de Lempicka, vissuta attorno agli anni 20 del secolo scorso. I suoi soggetti, che Paola copia con una precisione e accoramento disarmanti, sono donne forti, sicure di sé, autonome e padrone del proprio destino, immagini che nel profondono trasmettono un senso di serenità e coraggio. Un’opera, La donna in verde, è realizzata dalla nostra pittrice leonicena ben sette volte e quindi tra le due c’è per così dire un legame, un’amicizia sempre viva che si approfondisce con il tempo. Le opere frutto di copia sono comunque innumerevoli.

Donna in verde, copia da Tamara de Lempicka,
Le copie d’artista che ha realizzato non sono solo tratte dalla sua maestra ideale, ma anche da autori del rinascimento come Tiziano e Leonardo, oppure dal successivo Caravaggio o infine dall’impressionismo. Certo però che le opere che copia da Tamara hanno uno spazio speciale e di gran lunga migliore nella sua produzione.

Belle ferronnière, copia da Leonardo da Vinci,
Veniamo ora ad un nutrito gruppo d’opere, i cui soggetti, figure di donne, l’artista ama molto realizzare. Un femminile di carattere, che esprime sicurezza, fiducia, energia. Certo il legame con Tamara è intuibile, ma queste opere non si esauriscono in questo rimando perché infatti dotate di una loro autonomia e di uno sguardo che attrae e trasmette una solida espressività. Tutto ciò prende il via inizialmente da una foto, selezionata in base ad un’intima corrispondenza e poi si sviluppa in modo autonomo caricandosi di significati.

Donna cangiante,
Una donna a più di mezzo busto ci osserva, stagliandosi su uno sfondo a figure geometriche colorate. Occhi verdi, naso dritto, zigomi alti e labbra carnose incorniciano un viso ovale dall’espressione decisa. A spingere la nostra attenzione sul suo sguardo è questa chioma di capelli neri, voluminosi e quasi leonini. Collo, spalle e braccia sono nude, mentre indossa un abito da sera molto particolare con effetti cangianti (il cambio di colore) che dal viola va al bianco, all’azzurro, all’ocra. Interessante la resa dei volumi (luci e ombre) molto netta, quasi tagliente eppure morbida (in sintonia con lo sfondo).

Donna in giallo,
Una donna si staglia con tutta la forza del giallo da uno sfondo scuro. In questo caso non ci osserva, ma è assorta forse in un pensiero piacevole oppure pondera una decisione. L’attenzione nuovamente è portata sul volto, questa volta grazie alle concentriche falde interne del cappello. La volumetria degli incarnati è molto più attinente al vero. Di grande interesse alcuni elementi come l’ombretto, le unghie bianche, l’orecchino e i due fiori, tutti elementi che smorzano un po’ l’ardore del giallo. Si tratta in fondo di un gioco di equilibri del tutto armonico che l’artista utilizza sapientemente. Sono opere queste che si potrebbero definire magnetiche perché sempre inducono allo sguardo e l’esperienza visiva è quasi inesauribile.

Maternità,
Una donna energica, impegnata, quasi michelangiolesca. Una certa durezza che però si fa tenerezza e si scioglie nell’allattamento. Una dinamicità posata quindi, un silenzio assorto di tra la leggerezza delle stoffe.
L’articolo è proprietà letteraria di Rossi Pierluigi.