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Oggi ho pensato di ripercorrere la mostra "Mitologico Floreale" di Stefania Magnabosco (da poco conclusa) e condividere con voi i testi ed il discorso inaugurale.
Stefania Magnabosco è per me la seconda madrina del mio blog, -La Città delle Artiste-, nonché un’esperta pittrice leonicena. In questa personale ho voluto illustrare e far dialogare tra loro due diversi aspetti della sua poetica: l’iperrealismo naturale ed il figurativo mitologico. Si tratta di ambiti da sempre legati e che (per quanto riguarda il mito) spiegano con linguaggio poetico anche l’origine dei fiori. In questo caso gli dei mitologici dialogano sottoforma di sculture, antiche o canoviane che siano, ritratte dalla pittrice in grande formato, con il mondo naturale. Entrando in contatto così diretto ci si immerge in un’atmosfera artistica fatta di luci ed ombre, colori ad olio ed applicazioni di polvere di gesso, che inaspettate trasmettono l’animo pittorico della pittrice. Si tratta in ultima analisi di condividere un’arte multiforme che cerca il confronto creando suggestioni ispiratrici che conducono in un vero e proprio Mitologico Floreale.

Apollo, tecnica mista (olio e gesso) su tela, 2025,
Papaveri e fiordaliso, olio su tela,
Che cos’hanno in comune una scultura bronzea di fattura greca ed un vaso di papaveri? L’artista ha giustamente avvertito un legame e l’ha esplicitato nel calore del colore rosso, nello spirito gaio della natura che non solo illumina, ma anzi irradia i papaveri fin quasi al loro appassire. Apollo, divinità solare delle arti, non si guarda indietro (intento com’è a guidare il carro del sole, un tempo prerogativa del titano Helios) e dimentica che il suo ardore cocente può nuocere ai fiori. Ormai troppo tardi il divo s’accorge del tragico evento e non può far altro che ispirare le arti (e quindi in questo caso l’artista) a preservare tali splendori naturali, che si rinnovano ad ogni primavera come se si dessero al mondo per la prima volta.

Venere e Marte ("Pur ti stringo, pur t'annodo"), tecnica mista (olio e gesso) su tela, 2024,
Gigli, olio su tela,
L’amore degli amanti divini per eccellenza è superbo quanto l’appariscenza di questi bianchi fiori di giglio. Il candore dei petali è splendente e delicato quanto la lucentezza del marmo canoviano, che palpita grazie alla cera rosata applicata sulle sculture dal loro artefice. L’abbraccio annodato è lirico come la composizione dei gigli, simbolo dell’arcangelo Gabriele dell’Annunciazione. Le ombre giocano con i soggetti, li accarezzano, per un erotismo garbato e “pudico” che non è meno passionale e prospero, ma divino ed eterno.

Cavallo bronzeo (Marco Aurelio), tecnica mista (olio e gesso) su tela, 2024,
Girasoli, olio su tela,
Il bronzo dorato risplende verde e prezioso in quest’equestre scultura che è simile, per i colori, al gruppo di girasoli in vaso. Le ombre proiettate dalla luce rendono i soggetti vibranti e vitali in un dialogo colto ed antico. Il fuoco solare seguito dai fiori (discendenti della ninfa Clizia) si trasla nel metallo fuso con cui è stato realizzato il grande monumento imperiale. La nettezza floreale, unita alla freschezza, si rapporta all’ossidazione dei secoli ed alle rimanenze auree in una relazione avvincente e curiosa. Il bronzo cesellato, lavorato ad arte, emette bagliori fulgenti ed alcuni girasoli paiono essersene accorti…

Speranza (Pandora), tecnica mista (olio e gesso) su tela, 2025,
Orchidee, olio su tela,
Pandora è incoronata di fiori quanto i rami di quest’orchidea, entrambe elegantemente leggiadre ed avvitate come in una danza. Creata dagli dei, e quindi la più bella tra le mortali, Pandora, sposa del titano Epimeteo, è in questo caso silente e lunare mentre ragiona su ciò che è uscito e ciò che rimane nel vaso d’argento. Sempre di fiori si tratta (o se si vuole di vasi) e dal seme che muore, o dal bulbo, miracolosamente sorge la vita che è la speranza del mondo. L’immobilità è il filo che unisce entrambe le opere, una fermezza meditante ed imperturbata che osserva con distacco la realtà e garantisce (forse) un bene futuro. Il fiore caduto è simile alla Speranza: vana illusione o sicura salvezza? Ad ognuno la scelta, intima e sincera.

L'articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.