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Michela Dal Zovo, sogno creativo e natura pulsante

Michela Dal Zovo è un’artista interessante che ha saputo fare della propria passione pittorica una professione, è infatti Interior designer. Dipinge da sempre e si diploma in liceo artistico negli anni 90 nella sezione architettura. Divenuta disegnatrice per dei mobilifici, la sua arte è dapprima realistica per poi rivolgersi con slancio all’ambito astratto. Il dipinto è per lei un efficace mezzo di espressione per un’ispirazione straripante, che deve essere realizzata, portavoce di significati profondi nonché scavo interiore. Utilizza molte tecniche anche abbinate tra loro con una coloratissima palette per dare viva presenza alle proprie emozioni.

Primavera,

Da un vaso di un lucido nero, che ricorda quasi il bucchero di origine etrusca, straripa un’energica moltitudine di fiori che altro non rappresentano se non la primavera. Il vaso è simbolo allora dell’inverno in cui è in fondo contenuto il mistero della creazione che si realizza nel buio e nell’acqua. Non si parla qui solo di generazione naturale, ma anche di quella dell’umanità. Il cerchio azzurro secondo l’artista è l’utero, mentre l’onda rosa le braccia di una madre. A tutto questo concerto contribuisce il calore del sole che scioglie il gelo e poi il vento che sparge i semi. La tecnica è certamente mista e unisce la materia pittorica all’uso del disegno con leggere incisioni finali. Il senso di mistero è palpabile in un dinamismo vivace e giocoso con un vago sentore di antico che rimanda al mito di Persefone.

Abissi,

Sembra ora di essersi calati all’interno del vaso nel tentativo di comprendere questo mistero creativo, ma cosa si è trovato se non un caotico brodo primordiale dai toni fosforescenti? Queste profondità marine non sono meno brulicanti di vita, anzi più di quanto si immagini. Alghe rosse sono percorse dal gioco dei pesci, mentre altre entità naturali abitano il fondale quasi delle gemme che captano gli ultimi bagliori del sole dalla superficie. Su tutto è come se dominasse il grande occhio di un delfino che è il più intimo amico del mare. Anche qui c’è un senso di mistero dato dalla presenza di una creatura antica che dovrebbe essere estinta: un trilobita dal tono cangiante tra il blu e il verde.

Caos primordiale,

Quest’opera invece vuole ripercorrere il tempo a ritroso fino a raggiungere quella situazione di compatto e convulso equilibrio in cui secondo il mito era inglobato tutto ciò che compone la materia all’inizio dei tempi. Un’opera che guarda all’armonia vorticosa e complessa, un’unione di elementi geologici inerti e nuovamente della natura, semi, fiori e frutti. Siamo di fronte non solo ad un saggio che guarda all’arte povera e al conseguente riuso della materia di scarto, ma ad un vero e proprio scavo: l’opera infatti è sorta dalla sovrapposizione per così dire di cinque dipinti che nel tempo si sono stratificati. Che si tratti forse del fondale marino dell’opera precedente fossilizzatosi nei secoli? I colori sono vivacissimi e ancora è possibile avvertire l’eco dell’acqua.

Tempesta,

Il vento è un carattere di molte opere di quest’artista che non sempre si limita ad una lieve brezza, ma come in questo caso pare addirittura che Zefiro abbia sconquassato ogni cosa. La natura è quasi scioccata da una tale rapina, ma al tempo stesso se ne dimostra rinvigorita. I colori sono vivacissimi e tali da restituire la verità luminosa di un paesaggio su cui si è appena abbattuto un temporale. Si potrebbe anche credere di osservare la vicenda da dietro ad un vetro dal quale la fantasia si ingegna di cogliere delle forme comprensibili come quella, perché no, di un unicorno nero dal muso verde. Gli effetti materici sono ottenuti tramite una spatola.

Giovane donna,

Uno sguardo di giovane donna ci interroga nella sua fissità. Che cosa vorrà comunicarci all’interno di tutto questo splendore di vivacità? Un senso di magia le pervade i capelli che paiono muoversi come per incanto, mentre delle rose dai molti colori rivelano enigmatiche la sua intimità, ciò che sta nel profondo. Lei non può parlare, è costretta a non farlo per colpa di una fascia che, seppur elegante, non riduce quel senso di sofferenza e oppressione. Chi è lei? Madre natura. Che cosa denuncia se non la violenza di genere, ingiustamente perpetrata nei confronti delle donne.

Rosa dei venti,

Con quest’opera è come se si guardasse ad una costellazione, quella di una rosa, che irradia il suo tepore e la sua dorata energia su coloro che la osservano. Tutto questo ricorda nuovamente dei flussi d’acqua di cui è possibile tracciare dei percorsi, le correnti, con la quale la natura promana il suo potere generativo. La rosa non è altro che linfa che scorre in canali di fibre che qui sembrano pulsare, quasi un cuore che porta in circolo il sangue. Guardacaso la nostra linfa trasporta dei metalli, gli stessi materiali che fluttuano anche nello spazio. Qual è il mistero che si cela dietro quest’opera d’arte?

L’articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.