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Marietta Robusti, un’artista senza opere (come tante altre)
Marietta Robusti, detta Tintoretta, è la ben nota figlia di Jacopo Robusti, detto Tintoretto. Secondo Grosso l’artista sarebbe nata a Venezia intorno al 1554, ma non dalla moglie Faustina Episcopi, bensì da una precedente relazione con una donna tedesca non rintracciata.
Noto è inoltre il suo matrimonio nel 1578 con Marco Augusta, gioielliere, e la nascita due anni dopo di una figlia (Orsola Benvenuta), nel 1580. Ridolfi riferisce la sua morte intorno ai trent’anni nel 1590.
Se qualcosa si può dire in merito alla sua formazione, tradizionale (quindi in grado di suonare vari strumenti musicali come il clavicembalo o il liuto) a cui si aggiunge l’insegnamento artistico, nulla o quasi si può dire per le sue opere. Nessun dipinto è oggi attribuibile a lei con certezza.
A ciò si assommi il fatto che, lavorando nella bottega paterna (caso comune anche a molte altre, come ad esempio Chiara Varotari), il suo operato non è distinguibile dalle altre mani, siano queste del padre, dei fratelli o delle altre sorelle (Ottavia e Perina Robusti, che passarono poi a vita consacrata nel convento di Sant’Anna a Venezia).
Ci resta comunque traccia della sua attività artistica attraverso l’encomio di molti e, laddove mancano le informazioni, la fantasia di tanti altri.
Un testo che vale la pena di essere citato è Le Maraviglie dell’Arte del 1648 di Carlo Ridolfi (nato a Lonigo). Su di lei scrive una breve Vita con a precederla un’incisione che la raffigura, anche se non si conosce l’opera da cui è tratta. La prima parte del testo si pone a difesa delle donne, portando Marietta quale esempio positivo dei livelli che allora poteva raggiungere un’artista se le veniva concessa un’istruzione adeguata.
Nell’ottica di Ridolfi sue continuatrici (anche se non dirette) sarebbero per prima nuovamente Chiara Varotari e poi di seguito Giovanna Garzoni.

L’articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.