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Maria Teresa Cazzaro è un’artista padovana ecclettica che ama sperimentare con le tecniche e i materiali avendo a modello, tra le altre ispirazioni, le opere di Alberto Burri. La sua creatività si carica inoltre di elementi di riciclo, che recupera dal mondo esterno (per intenderci) e trasforma a seconda delle esigenze. L’arte il più delle volte è lasciata fluire autonomamente e a posteriori se ne ricava una profondità maggiore rispetto all’idea iniziale. Tra le sue svariate attività si occupa anche di Mail art, un’arte che unisce artisti in uno scambio di opere che possano stare in una busta. Ce ne sono moltissimi in tutto il mondo e spesso vengono indette convocazioni a tema. Non occorre essere artisti, ne creare opere d’arte, ma avere la voglia di mettersi in gioco e rispondere agli invii con intelligenza e passione. Ultimamente la nostra artista ha fatto diverse chiamate a tema, con opere che una volta raccolte inserisce in un grande mosaico: il nuovo tema indetto è quello del fuoco. Si tratta di un vero e proprio movimento artistico a cui la pittrice partecipa con brio. Come vedrete si tratta di un’artista profonda, colta, che ammanta la complessità articolata di semplice quotidianità… quando l’occhio se ne accorge si aprono ponti per luoghi ameni e il respiro si fa ampio, l’aria frizzante.

Senza titolo, tecnica mista,
Un magico rapace è apparso nel foglio e si crogiola al sole con ieratica calma. È impossibile dire da dove provenga, se non che il disegno sulle sue ali ricorda quello di una foglia e quindi si lega doppiamente al mondo naturale. I segni tracciati sull’opera non sono netti e spigolosi, ma solcano il supporto come una barca sul mare che apre nuove rotte. Un blu, un’ocra e un porpora sono gli unici colori, oltre al bianco del foglio, che si uniscono con un effetto granulare delicato e piacevole. Questo volatile dal lungo ciuffo si muove in atmosfere da sogno con dolci contorni e se ne sta ammantato nel silenzio per salutare il nuovo giorno. Che si tratti di una fenice, oppure di un gufo, o meglio di una civetta sul suo trespolo? Ancora delle stelle baluginano, ma ormai non c’è più spazio per la notte e probabilmente questa creatura sta per andare a riposare. Che viva con un mago, un’incantratrice, oppure con la dea Atena? Non ci è dato saperlo. L’arte esprime da sé il suo enigmatico messaggio, scoprendo la sua profondità come un iceberg. Pare di osservare un arazzo antico, oppure un bassorilievo su una pietra porosa e malleabile: in realtà si tratta di un’incisione.

Senza titolo, acquerello,
Una folla di persone vuote e prive di una volontà assiste in silenzio alla rivelazione (probabilmente divina) che si fa tramite di un uomo d’oro, l’unico a possedere delle braccia che eleva al sole. Il metallo prezioso è come se scaturisse dall’astro e percorresse tutto il mondo cingendolo in un abbraccio. In un’ottica ancor più fantasiosa, che rimanda alla sfera musicale, si potrebbe pensare che queste figure bianche siano dei diapason al contrario e che la figura profetica al centro abbia scoperto la sua vera natura e tenti di guidare e quindi di risvegliare tutti gli altri. Chi ha un po’ di pratica con l’acquarello sa che esiste una sostanza che impermeabilizza parti del foglio per preservarle dal colore che poi viene tolta una volta asciutto, così si sono materializzate la maggior parte delle figure. La vicenda si svolge su un terreno scuro che non è riarso, ma al contrario sembra fecondissimo e il rosso dell’alba pare quasi un nutrimento, da rito dei sacerdoti Arvali dell’antica Roma. Il cielo feconda la terra, come da mitologia greca, mentre il dio Sole ha scelto il suo rappresentante. Non si sà che cosa potrebbe accadere da un momento all’altro. La longilineità di queste figure umane rimanda alle opere contemporanee di Giacometti, tra le quali L’uomo che cammina.

Alla ricerca del giallo tra i frantumi d’Italia, tecnica mista,
I frantumi sono pezzi di un intero che si rompe e in questo caso la rottura ha generato un caleidoscopio di colori. Non sappiamo quale violenza ha creato una tale situazione, comunque all’artista ciò non interessa perché sta cercando di tenere insieme quei pezzi. L’azzurro è la contemplazione, il rosso è la vita pulsante, il viola è la magia, mentre il giallo… è la luce, il sole, la speranza. Il nero invece non è un colore. Nel frammento viola un gruppo di guglie formano un edificio e, guardando anche il lato azzurro, viene subito da pensare alle cupole del Santo, a Padova. C’è dell’oro in esse, sulle sommità e non solo, che dialoga con il filo di lana gialla (un vero filo) che diviene scintilla luminosa sulla sommità, quasi come un vulcano in eruzione che illumina la notte cupa. Nella zona rossa si è tentato di tenere assieme i vari pezzi applicando altri elementi in cui è possibile scorgere degli omini stilizzati, guardacaso d’oro. Si tratta forse di un gruppo di umanità che finalmente si è unità per rispondere ai problemi del mondo? Riusciranno nel loro intento? Non lo sappiamo, sono pochi ma certamente possono fare qualcosa… a meno che non si brucino in tutto quel fuoco. Il filo giallo riesce in ogni caso a tenere unito il tutto e ricorda la pratica giapponese del Kintsugi, che usa l’oro per riparare gli oggetti rotti, rendendo quella rottura un punto di forza in cui aggiungere preziosità.

Autoritratto, tecnica mista,
Ogni artista ha il suo modo di rappresentare sè stesso e non c’è niente di meglio che un autoritratto per esprimere l’artisticità interiore. La creatività si esprime con estro e l’artista qui rivela la sua anima con ancora più evidenza. Si tratta di un viso dai molti colori che può dirsi in parte realistico e ricorda senza dubbio ciò che farebbero i grandi ritrattisti nell’effigiare un committente, i quali danno all’incarnato prima una base verde e gialla, per poi aggiungere i blu e soprattutto i rossi. Questa è l’idea di base, poi la mano pittorica ha preso un altro corso e uno sguardo sorridente ci osserva mentre dai capelli si sprigiona la potenza della foresta, ma anche la forza fluttueggiante del mare. Ciò che più colpisce sono gli occhi e questi occhiali alla moda con una metà della montatura diversa dall’altra. Infine gli occhi di due forme e colori diversi, una bicromia in cui si spiega forse il motivo dello spirito artistico che la pervade. L’occhio azzurro è disegnato e definito, mentre l’occhio di bronzo è una mandorla con un cerchio nero al centro e rimanda a una tipologia da statuaria antica, egizia oppure greca. Può esserci anche l’incontro tra antico e moderno. Sta qui il potere dell’artista? Evocare l’antico per parlare alla contemporaneità? Sicuramente e non solo… Un dolce sorriso le tende le labbra, con un aspetto che ci rallegra e la pittrice si sente a suo agio, non c’è nulla che la turbi. L’arte rassicura? Sì.

Giano, tecnica mista,
Quest’opera è stata realizzata con l’utilizzo sia di giornali che di vecchie locandine recuperate dalla strada. Non è solamente ciò a caratterizzarla, infatti la sua peculiarità più rilevante sta nel fatto che l’artista sente su di sé le suggestioni delle cose e come un’indovina oppure una maga dà ad esse espressione creando l’opera che vediamo. Su un fondo ocra si è steso un pastello a cera neutro sopra al quale è stato dato il colore blu (creando quest’effetto graffiato), su cui infine sono stati incollati i pezzi dei giornali e delle locandine. Un viso giovane e femminile con un occhio frontale, che rimanda senza dubbio alla ceramica greca antica, è rivolto verso destra, mentre un volto vecchio e arcigno dal naso aquilino, probabilmente maschile, con un cappello cilindrico sul capo, è rivolto verso sinistra, rimandando a Giano bifronte, figura mitologica che racchiude in sé appunto femminile e maschile, giovinezza e vecchiaia. Il colore nero che scende copioso dal collo del volto femminile fa immaginare che questa donna possa essere Medusa dal capo reciso, mentre il vecchio arcigno potrebbe rappresentare classicamente il tempo che passa. Le uniche parole che si possono leggere sugli stralci dei giornale che sono stati usati per l’opera sono «disaccupazione fem(minile)», parole che rimandano sicuramente a molteplici riflessioni.

Guarigione… forse, tecnica mista,
Di forte impatto è questa realizzazione di arte povera, creata recuperando vecchie pagine di libri cucite assieme ponendovi al di sotto un cartoncino rosso. La prima suggestione che si può avere è di associarla, probabilmente per il colore e la forma dei buchi superiori, alla Sindone. Vengono alla mente i fori prodotti dal metallo fuso a causa del ben noto incendio che sono stati poi rattoppati con precisione dalle suore. In questo caso la cucitura non è così perfetta e i punti che sono stati dati svolgono la funzione di tenere solamente uniti i lembi e permettere un’integrità altrimenti perduta. Per dare forza alle pagine incollate è stato posto un velo bianco trasparente che ha irrobustito il tutto, quasi simile a quella carta giapponese utilizzata per restaurare i libri. I testi delle pagine (guardacaso religiosi), che si intravvedono appena, si possono paragonare all’impronta lasciata dalla luce che si è sprigionata dal corpo di Cristo sulla tela. Un taglio cucito grossolanamente si trova al centro dell’opera, dal quale traspare un color rosso vivo in cui pulsa senza uscire il calore della vita. L’uso delle pagine rimanda al mondo delle pergamene, alla pratica medievale della cartapecora e al libro stampato in un’ottica unitaria, guardando anche all’arte di Burri.
L’articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.