- info@lacittàdelleartiste.it
Maria Paola Mari è un’artista padovana diligente e ben organizzata che ha scandito il suo fare artistico in categorie espressive e tematiche che puntualmente rinnova e sviluppa. La sua pittura dai colori vivaci si muove sulla soglia dell’astratto utilizzando tecniche e materiali vari che possono rimandare alla cosiddetta “arte povera”. Le sue opere dimostrano sempre una progettualità sagace con colpi ad effetto come il taglio scenico del primo dipinto di questo articolo. Lo sguardo adottato in queste tele è essenziale con una capacità sintetica efficace che conferisce il giusto spazio agli elementi senza eccessi di decorativismo. Quest’artista inserisce le proprie esperienze di viaggio attraverso una sensibilità asciutta senza pesantezza restituendo vibrazioni autentiche. Diverse opere sono dedicate a temi sociali, altre occhieggiano ad artisti contemporanei e vi sono anche alcuni ritratti di donna.

Maria Paola Mari, Città spaccata, tecnica mista, 2023,
Una città adagiata su di un placido lago assiste al levarsi dell’alba, dita di rosa*. I riflessi degli edifici e delle nubi nel cielo si specchiano sulle acque conferendo loro una tinta più calda da brodo primordiale. Ad infrangere l’incantesimo un taglio verticale, un’apertura che rivela l’al di là, uno spazio inaspettato che rende l’opera più complessa e diretta. Questa linearità collega cielo, terra e sottosuolo. Si vede il legame verticale (creato dalla spaccatura) che unisce questi luoghi, ma dall’interno ciò non è avvertito perché tutto è proiettato sullo stesso orizzonte. Le due traiettorie, verticale e orizzontale, creano lo spazio e su tali coordinate si snoda tutta la scena pittorica. La geometria degli edifici è legata all’umano, mentre la rappresentazione della natura non sempre segue un percorso lineare, anzi è proprio nella sua anticonvenzionalità che si esalta. L’artista ha giocato con il taglio per comunicare direttamente con l’osservatore e ridestarlo dal suo torpore.

Maria Paola Mari, Falls, tecnica mista, 2024,
La policroma essenza della realtà è stata filtrata attraverso una barriera d’acqua oppure di mercurio e come tale è percepita. La realtà in sè è vagliata attraverso i sensi ed è inaccessibile senza di essi, secondo una riflessione kantiana. Giallo, ciano e magenta sono i colori primari che lottano con il grigio per riemergere in superficie e coagularsi nel nero. Cambiando punto di vista si potrebbe pensare ad una cascata ghiacciata che raffrena il suo scorrere e si palesa solo nel momento più opportuno, lo scioglimento primaverile. Questo grigio, che vela la realtà, non spegne i colori anzi la presenza del bianco aggiunge luce all’intera composizione. C’è una grande vitalità al di là che viene “inquinata” da un velo di tristezza e malinconia capaci di rendere il tutto misterioso e poetico, filosofico e sensibile.

Maria Paola Mari, Dawn in Padua, tecnica mista su legno, 2024,
Si tratta di un’opera leggera ed aerea che meriterebbe di essere percorsa da un funambulo provetto. Le cupole e la parte alta della facciata de’ Il Santo di Padova sono riconoscibili e sintetizzate con maestria, simili ad una navicella che vaga in un cielo nuvoloso che promette l’arrivo del bel tempo. La varietà cromatica ricorda quella di una rosa screziata di giallo, mentre la trama del legno trasmette un senso di calore inaspettato e rassicurante. Quelle che paiono delle nubi sono ottenute con l’utilizzo della sabbia del fiume Brenta e la loro granulosità conferisce una matericità che si connette direttamente alla spritualità di questo luogo.

Maria Paola Mari, Chefchaouen – La città blu, tecnica mista juta e garza, 2025,
La città blu, perla del Marocco, ha qui un cielo che risplende d’oro come il Mediterraneo mentre il blu dei suoi edifici è profondo quanto l’Atlantico. Edifici abbarbicati sulla roccia paiono dialogare tra loro sotto un cielo albeggiante in cui scorrono nubi indorate dalla luce. Quest’opera si connota per l’intervento a collage sulla tela che ricorda molto i libri gioco dei bambini. La garza trinata e trasparente, che è stata applicata, fornice una leggerezza che aggiunge respiro all’intera composizione. Il monte su cui è costruita è azzurro quanto le sue strade e su tutto è calato un sopore arabeggiante che ammalia. La juta, posta nelle case, pare d’oro e scalda quanto la luce delle nubi, nero e bianco si alternano per finestre e portali d’accesso come un fumetto artistico.

Maria Paola Mari, Ascending poppies, acrilico su legno, 2024,
Dei papaveri dai molti colori si librano in aria e come farfalle ascendono al cielo; sembrano delle carpe koi che nella cultura orientale si credeva risalissero la corrente dei fiumi per rinascere sottoforma di drago. È questa la stagione dei papaveri che copiosi nascono tra i campi spontaneamente non appena avvertono l’approssimarsi del caldo più cocente. Non solo per il suo colore è scelto come fiore del partigiano, ma anche per la sua nascita ogni anno proprio in questo periodo. Gli aerei fiori di quest’opera salgono sempre più in alto, in un cielo simile ad un incolto campo di grano.

Maria Paola Mari, Reflections on the window, acrilico, 2024,
Questa tela sfoggia dei colori in grado di trasmettere suggestioni cromatiche africane con una vivacità calda ed avvolgente. Il verde acqua è impreziosito da un ocra simile all’oro che si unisce al porpora ed al nero. L’andamento regolare e la linearità ricordano la trama di un tessuto, oppure i sentieri di un labirinto intricato che si può affrontare solo a patto di mantenere la calma. Il color porpora certo richiama il sangue versato dalle popolazioni d’Africa vessate nei secoli e così il nero, mentre l’ocra infonde al tutto una sacralità spirituale simile a quella dell’acqua turchese. C’è qua e là una traccia di verde, il colore della vita intrinsecamente legato alla natura, prodotto dall’unione dell’acqua e della luce. La realtà è anche qui percepita attraverso un vetro che distorce il visibile e lo restituisce libero di essere interpretato secondo la propria fantasia.
*Epiteto greco della dea Aurora che rappresenta l’alba.
L’articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.