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Mara Barison è un’artista leonicena autodidatta con un intimo rapporto con l’arte, la quale le dona di contraccambio serenità ed è un rifugio sicuro dalle avversità della vita. La sua artisticità la pone di fronte a soggetti che si collocano tra sogno e realtà, con una ricerca di modelli che abbiano con lei una corrispondenza di sensi, un’intesa emotiva tale per cui ciò che viene colto è accolto e rielaborato dalla propria interiorità, l’anima, ed espresso con enfasi nell'opera.

Vaso di fiori
Le tecniche utilizzate sono l’acquerello, steso in maniera veloce ed estemporanea, oppure una pittura ad olio molto leggera e diluita che di rado si rivolge all’uso delle velature. La resa del realismo è in questo caso secondaria rispetto al dato emotivo emergente e ciò in genere rimanda ai modi della corrente dell’Espressionismo.
Le opere di quest’artista sono colte, ma non nel senso di erudite, piuttosto di coltivate. Come ogni frutto della terra i suoi dipinti sono unici e irripetibili, con un’esercizio della replica praticato solo dopo una prolungata frequentazione con essi. Queste opere infuse dell’anima sono in continuo dialogo con lei e ciò è indice che la ricerca artistica è sempre aperta a nuove suggestioni che approfondiscano la questione, che colgano sempre meglio il punto. Sì, ma quale?

Coreana
Osserviamo l’opera Coreana, una giovane donna dal volto come porcellana, lineamenti essenziali, labbra rosse e fissità dello sguardo. Il suo osservarci non è né triste né allegro, ma è fermo, apatico, imperturbabile e infinito. Vuole comunicarci qualcosa aspettandosi una risposta ad una domanda mai posta e solo intuita, “che non avranno mai”.

Profilo greco
Che cosa dire poi del Profilo greco? Quale spirito muove la mente di questa giovane? È la “serenità”… la riflessione silenziosa su un tema particolarmente arrovellato che ha appena trovato una risoluzione. Che si tratti forse di un’Arianna abbandonata da Teseo sull’isola di Nasso? Classicità che ritorna anche in Sopore in cui si è proceduto non aggiungendo pennellate, ma “per via di levare” come direbbe Michelangelo.

Sopore
Palpabile è il mistero de I due cavalli, altissimi, fulgidi e spirituali… Essi sono come un ponte, un magico contatto con l’invisibile: o meglio con chi, pur invisibile, sempre è presente e si manifesta in questa immagine.

I due cavalli
Altre due opere devono essere riferite: il paesaggio cosiddetto “Liberazione” e il Vaso di fiori. Entrambi più che aggiungere levano, più che riprodurre liberano e il segno non più preciso è reso veloce, si fa dolce e ad ultimo lieve. Il vento gioca con il paesaggio e con i fiori, li vivacizza e ne resituisce un’autenticità inedita e vibrante.

Liberazione
Mara ha partecipato ad alcune mostre collettive come quella tenuta l’anno scorso da Ars libera a Palazzo Pisani a Lonigo e poi nel 2006 a Pressana. Inoltre in quest’ultima ha partecipato ad una estemporanea di pittura (arte fatta al momento) a Villa Gaudio vincendo il terzo premio.

Infinito
L’articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.