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Manuela Scarso, perizia tecnica espressiva e ricca d’incanto

Manuela Scarso è un’artista che pratica la tecnica ad olio, il pastello, la matita e l’acquerello da una decina d’anni. La sua attività artistica si è avviata a seguito di un consiglio di Anna Elisa Sartori, sua maestra, la quale deve aver colto in lei, e a ragione, una scintilla tecnica e un guardare acuto che distingue e suddivide le ombre con maggior facilità. I soggetti che ha finora realizzato sono plurimi, dal ritratto al paesaggio alla natura morta, dalla copia d’autore allo studio di dettagli scultorei, sia su commissione che di sua sponte. Si tratta di un’artista perita ed attenta, sensibile, che conosce a fondo le tecniche e sa qual è l’effetto finale che vuole donare alle sue opere. Realizzerà di certo in futuro opere ancora più espressive, ma non mettiamole fretta perché l’arte si realizza nel silenzio e il suo segreto solo l’artista lo sa.

Boccoli, olio su tela,

Ogni opera d’arte è un viaggio emozionale sempre nuovo che, traendo spunto da un particolare che colpisce l’artista, crea ovunque delle suggestioni destinate a ripetersi a lungo nella mente dell’osservatore. Siamo di fronte qui ad una ripresa di dettaglio, ravvicinata, dell’acconciatura di questa eccezionale scultura di bambina, la Roma Lyman di W. E. Rinehart. La pittrice si prefigge qui il compito della resa degli effetti della variazione della luce sul marmo di cui è fatta l’opera scultorea. La resa dei boccoli è affascinante, eppure sono resi nel dipinto in una maniera che è ancora più struggente e quasi si vorrebbe che l’effigiata si volti per poterne scorgere il viso. Colori caldi si uniscono ad altri freddi che si fondono in una danza che li armonizza sapientemente. La resa del collo è invece più rapida, ma non meno artistica e si coglie qui tutta l’abilità dell’artista nello scindere le ombre, nel separarne i toni e nel riorchestrarli assieme. Anche lo sfondo ha la sua parte e tutto è pensato per esaltare questi boccoli, con una pennellata minuziosa che si fa a tratti graffiante.

Giardino di Giverny, pastello,

Un’angolazione inusuale per un giardino famosissimo, quello di Monet a Giverny, che ha avuto fin da sempre una grande forza attrattiva sugli artisti e non solo. Il laghetto delle ninfee è limpidissimo e riflette le immagini con minuziosa perizia, mentre il glicine signoreggia sulla scena dove sullo sfondo sta l’iconico ponte. La superficie riflessa è resa alla perfezione, come anche il glicine, mentre lo sfondo si sfoca e torna un po’ di quell’effetto graffiato notato in precedenza. Le forme dei fiori sono studiate attentamente e ingannano l’occhio perché in realtà sono semplificate, atte certamente alla finalità di realismo. Si noti inoltre che, come ogni buon impressionista farebbe, non è stato utilizzato il nero, perché appunto per loro quel colore non esisteva. L’opera è fresca, vivace e se da un lato invita alla calma, dall’altro sembra quasi di avvertire con i sensi la fragranza del glicine.

Ritratto di bambina, pastello,

Si tratta di una commissione, un ritratto realizzato a partire da una fotografia. Il soggetto è per così dire già fissato eppure la resa formale e del colore sono creativi e dinamici con un tratto visibile ed elegante. La maglietta è senz’altro lodevole per come è stata riprodotta la pattern floreale, un lavoro certosino e ritmato che coglie le ombre e le mischia alle luci con esperienza. Anche la resa dei capelli è frutto di molto lavoro ed è come se stessimo assistendo ad un gioco divertente che fa la luce su di essi. Encomiabile il dettaglio dei tre mattoncini trasparenti appoggiati sul davanzale/bordo del ritratto che rimandano a certi giochi prospettici quattrocenteschi. Il colore dello sfondo bene si armonizza con il giallo intenso della maglietta e crea un ragguardevole effetto di allegra serenità fuori dal tempo.

Rosa, olio su tela,

Una rosa, che indossa le gocce di rugiada come gioielli, si è schiusa al mattino in una selva di foglie, rami e boccioli. I petali di questo fiore così nobile sono deliziosi e si può cogliere da ciò tutta la delicatezza della resa, la quale non fa difetto di verità, e anzi rivela piccoli difetti che concorrono ad enfatizzarne la bellezza. Si tratta di un vero e proprio splendore che si mostra senza riserve e a ben vedere si può cogliere anche una certa trasparenza dei petali, al tempo stesso fragranti e morbidi. Gli antichi dicevano che era l’Aurora ad avere dita di rosa, l’annunciatrice del giorno, e certo questo colore è straordinario e digrada tenuemente dal rosa al bianco con qualche tocco di verde. L’opera è molto piccola e si può quindi comprendere quanto questo lavoro sia minuto e curato e quanto tempo sia stato impiegato per la sua realizzazione.

Un cane, pastello,

Un’altra commissione ha permesso a questa artista di realizzare un’opera di una vivezza eccezionale capace perfino di rendere l’animo fedele, innocente e amorevole di un cane. Se già il taglio della foto può dirsi insolito l’utilizzo del pastello ha reso questo ritratto ancora più vibrante e pare già di sentire il suo alitare o la sua eccitazione nell’attesa di essere accarezzato dal suo umano perferito. Lo sfondo è lo stesso del Ritratto di bambina ed è un eccellente sfondo neutro che il pastello alleggerisce sapientemente e movimenta con le sue linee trasversali. Si coglie qui anche una vena iperrealista che non si fa intensa, ma sfuma delicata e crea una via di mezzo sua propria che si fa ammirare.

Il pavone, pastello,

Nel mito il pavone è associato alla figura di Era, moglie di Zeus, ed oltre a guidare il suo carro l’animale sarebbe dotato degli occhi del mostro Argo come un’omaggio che la dea rivolge alla creatura. Perché questo riguardo? Argo controllava infatti Io, fanciulla amata da Zeus che per nasconderla alla moglie aveva trasformato in vacca. Quindi attenzione agli occhi della coda del pavone, è la dea che ci guarda tramite esso e scopre sempre ogni segreto. Ad un primo sguardo si può capire il perché il pavone abbia suscitato una tale attrattiva presso gli antichi e quest’opera ne enfatizza l’eleganza tramite il taglio e la scelta degli abbinamenti cromatici. Interessante il fatto che la creatura si guardi la coda, e quindi i suoi altri occhi… Che stia conversando con la sua dea? Eccezionale l’intensità del blu unita al giallo e ad un colore prossimo al bronzo. Se già infine lo sfondo sui toni del verde enfatizza la danza del pavone, che dire della cornice che è stata scelta? Un equilibrio eccellente che si presta a trasmettere un senso d’antico, d’oriente e una perizia tecnica espressiva ammirabile.

L’articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.