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Loredana Giannotti è un’artista di grande brio che racconta il mondo della convivialità romana con verve ed un occhio sempre rivolto al femminile. Si tratta di un’artista che realizza tematiche facili solo all’apparenza che rivelano infatti una profondità ricca di spunti e riflessioni. La sua pittura è rapida, essenziale, e non bada all’iperrealismo, ma alla rappresentatività del gesto, degli abiti e delle ambientazioni. C’è sempre in queste tele una ricerca di dialogo non solo tra i personaggi, ma principalmente tra l’artista e l’osservatore con esiti inaspettati e rivelativi di una gioia di vivere intima e carica di brio. Slanciate figure di donna si stagliano con dignità e forza negli spazi delle opere per rivelare un’interiorità sofisticata e magnetica.

Loredana Giannotti, Charleston, acrilico su tela, 2019,
Si tratta di una coppia d’opere pensate per stare assieme che trasmettono tutta la dinamicità e la sincronicità di una tipologia di ballo coreografico come il Charleston. Nella prima tela la posizione della coppia di ballo è la stessa, la donna con un abito rosso che svolazza sgargiante e vitale, mentre l’uomo indossa un completo grigio-azzurro. Nella seconda scena il passo è diverso per ognuno dei ballerini, ora il danzatore è cambiato, indossa un abito bianco, come bianco è il suo volto da mimo. Colpisce lo sfondo quasi del tutto chiaro, tele che si posano con una certa libertà su altri pannelli bianchi. Si tratta di piccole opere che paiono ingrandirsi, occupando (come nel ballo) tutto lo spazio della pista e quindi attirando l’attenzione. Una sintesi eccellente che vede il tutto in pochi segni guizzanti ed essenziali.

Loredana Giannotti, Madame en déshabillé, acrilico, 2024,
Una signora si guarda allo specchio e, così avvolta nella sua veste da camera, si ammira mentre attende il suo amato. Quello della donna allo specchio è un tema antico, a cui si aggiunge quello amoroso con un sentore di vago erotismo. Questa signora così truccata ed acconciata dà il meglio di sé per piacere agli altri e dove pare esserci naturalità c’è invece un’industriosità ed un calcolo accurato. La donna, anche un po’ fatale, si riflette qui in quello che ricorda lo specchio della regina cattiva di Biancaneve. Lo sfondo così realizzato è intenso e sembra la superficie lunare, con il suo lato oscuro che si palesa assieme a quello chiaro. Cinge il tutto una finta cornice d’oro, pittorica, dalla quale la signora sembra stia per uscire.

Loredana Giannotti, Solita gente (Untitled), acrilico, 2022,
In un locale alla moda affollato la serata è già avviata e la gente transita e si muove con scioltezza tra i tavolini dai molti drink, al suono di un gruppo Jazz. Giovani uomini e donne si scambiano qualche parola mentre sorseggiano le bevande ordinate o fumano. Alcune figure, quelle sullo sfondo, sono evanescenti, altre sono solo sagome senza volto e poche hanno davvero un viso. Alcune donne sedute si puntellano in attesa del loro accompagnatore, altre fissano accigliate l’osservatore e ricordano le donne di Toulouse-Lautrec*, con cui l’opera condivide anche le stesse atmosfere. Non sfugga l’eleganza della carta da parati floreale di gusto Art Nouveau che risplende alle luci brillanti ed artificiali del locale serale.

Loredana Giannotti, Pollock, acrilico, 2020,
In questa tela ci sono almeno tre opere: il ricordo del dipinto di Pollock, lo stesso rivisto dall’artista ed infine l’opera d’arte completa. All’interno della scatola spaziale si slancia un’elegante figura femminile che ricorda un fumetto, un manga giapponese realizzato da una maestra mangaka. Questa donna potrebbe rappresentare una critica d’arte che rilegge i suoi appunti al cospetto dell’opera che sta studiando. Con un po’ di immaginazione è possibile pensare a questa studiosa come Palma Bucarelli, Soprintendente, dal 1941 al 1975, della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma (GNAM), la quale si spese per la protezione delle opere d’arte durante la guerra, nascondendole alla rapina nazista. Il blu velluto del suo abito è indice di profondità e concentrazione, il rosso bordeaux della giacca richiama la sua passione per l’arte, più intensa dell’arancio e del giallo di Pollock. C’è anche del viola, simbolo per così dire “magico” del foulard che si è disseminato anche nell’action painting, che rappresenta la sua capacità di cogliere il cambiamento dei tempi prima degli altri e di favorirlo senza opporvisi, sempre ovviamente con sguardo critico e pensante.

Loredana Giannotti, Viveur (Untitled), acrilico, 2021,
Quattro eleganti e preziose figure si riuniscono assieme per un’uscita serale, stagliandosi dallo sfondo ognuna con le proprie peculiarità, anche cromatiche. C’è in tutte un comune calore, dalla bianca giovane in abito roaring twenties con capelli a caschetto, alla sua compagna in giallo con cappellino ed ombrello, all’altra in arancio e turbante, fino all’ultima con lo scialle, quasi rossa. Paiono abbracciate tra loro in un atteggiamento allegro e civettuolo, mentre il tramonto le coglie per sorprenderle e finalmente guidarle al luogo del loro appuntamento.

Loredana Giannotti, Fly me to the moon, acrilico, 2023,
In un ambiente dalle pareti rosse è in corso una festa, ma non tutti paiono gioirne, specialmente quella giovane bionda di spalle con lo chignon e l’abito rosa a pois. Questa figura è probabilmente il centro dell’opera ed esprime un grande desiderio di evasione, mentre osserva il profilo nebbioso della luna piena fuori dalla finestra. Se tutti gli altri chiacchierano godendosi l’atmosfera, fumando e passeggiando, lei è sola e non sembra attendere nessuno. Probabilmente vorrebbe essere da qualche altra parte e non riesce a farsi assorbire dal flusso mondano e alampanato, brillante e multiforme di una notte romana.

Loredana Giannotti, Stop war, acrilico, 2024,
Un gruppo di donne, che sembrano giungere da una festa, ha deciso che non c’è tempo da perdere: occorre protestare per porre fine alle guerre nel mondo e lo fa con uno spirito essenziale, che viene esaltato dagli abiti sgargianti e “stridendo” si eleva più forte. Il sangue delle vittime innocenti tinge il cielo quasi fosse un Mar Rosso e, lambendo il mare (il pavimento) e la terra (la parete con gli edifici), si confonde tra i veli degli abiti. “Make love not war”, “War is hell”, “Stop wars”, “Peace” sono i cartelli che sfoggiano a monito ed a propria difesa. Dietro di loro figure indistinte, bianche, quasi dei fantasmi che sembrano appoggiare la lotta, ma rappresentano probabilmente dei semplici e curiosi passanti senza connotati. Le donne in primo piano hanno volti pensosi, risolute a non rinunciare al loro intento ed a resistere in silenzio, anche a costo di farsi arrestare.
L’articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.