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Primi del ‘700, Chiesa Vecchia
I lavori di restauro della chiesa procedono spediti, i muratori si sono arrampicati sulle impalcature di legno e corda simili a stambecchi amanti delle altezze. Una bella e lunga lapide, posta sulla facciata fin dal 1661, faceva memoria del munifico intervento del primicerio della basilica di San Marco, Giovanni Tiepolo, unito agli sforzi della comunità locale. Appunto faceva perché, staccata in questa circostanza, è smembrata in più parti e deposta alla base dell’edificio. Sarebbe stata distrutta? No, certamente reimpiegata… L’arciprete ha già un’idea.
“Scolteme, sta chi portala da mi in canonica, per chel progettin che ve go dito”.
“Qualo? -chiede il capomastro.- me ga da massa robe da far, bisogna usarlo par el camìn?”
“Te ghe indovinà. Pulita un pocheto la sarà nova fiammante.”
I muratori la prendono su e la portano in canonica, dentro la corte, dove è lasciata per qualche tempo.
Una mattina giunge lo scalpellino che la ricompone per studiarsela, non sa tradurre il latino, ma ne è affascinato. Crede che sia antichissima.
Arriva l’arciprete e studia a sua volta lo scalpellino che passa le dita sulle fenditure, completamente estraniato dal mondo.
“I me gaveva dito che te geri fissà, propio bravo, ma non credevo fin a sto punto.”
Lo scalpellino sobbalza e si gira inciampando, capitombola a terra.
“Cosa c’è scritto?” Chiede come giustificandosi.
“Uh Signor, che tusi curiosi che ghemo… la xè longa però, gonti davero da farlo?”
“Sì, le faccio un bello sconto se lo fa”.
“A te podevi dirlo subito! Allors:
de sta Ciesa el capitolo xera formà da
l’arxiprete e disdannove canonixi.
crue Guere el castelo, el tempio, i canonixi
col fogo, colle ruine, col terore
cruxiarono, opresero, fexero scapar.
Dito ciò
dele entrà dei canonicati (furono nominà) molti commendatari.
Ela dignità del capo del clero de San Marco
Coi fruti (dei numeri) X. XV. XVIII. (fu) acresciuda
in sta (dignità) eleto Xiani Tiepolo,
co pia e generosa elargiziòn
sta navada eresse
(essendo sta) pagà le spese sul groppòn dela comunità de Lonigo
ugualmente munifica per erigerne n’altra
se l’ingiuria de’ tempi e la materia preparà
non gavesse distruto.
Girolamo Miglioranza arxiprete
Parché la pia memoria del Tiepolo
e la pietà dela comunità
lo stesso tempo non gavesse da desmentegarse.
Sto ricordo el ga vudo cura de porre
L’ano dela salute milleseixentosexantuno…

Sito contento ‘desso? Fala a tochi per rivestire el camìn de sora. Prima te lo fè mejo xè così posso scaldarme senxa paura che ciapa fogo tuto”.
“Ma… poi come faranno a leggere l’iscrizione?”
“I la ga copià, ma par mì non la interexa a nessùn”.
Di nuovo le informazioni per comporre questa storia breve vengono dal ventennale lavoro del prof. Mazzadi, edito nel 1989, complesso sì, ma ricchissimo di studio erudito e valente. A questo non ho fatto altro che aggiungere un divertisement dialettale. Oggi della lapide non resta nulla, se non una trascrizione fortuitamente rimasta a documentarne l’esistenza.
L'articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.