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Lonigo per sempre, brevi storie leonicene (Ep IV Il crocefisso miracoloso)

Epoca imprecisata

Il giogo grava sulla cervìce dei buoi bruni, candidi i musi e le zampe muscolose. Gli occhi ampi, bovini e scuri, insondabili, sono l’attributo di Hera moglie di Zeus. Corna puntute e spesse, metalliche, bave alla bocca. Terribilità doma e mansueta, ma volgente d’un baleno allo scatto e mortale. Una coppia maschile legata assieme traina l’aratro che affonda il vomere di ferro in un campo chiamato “Le Sante”, di mistica prerogativa femminile. Le zolle si rivoltano ed il solco lineare è guadagnato con il sudore ed il sangue… si pungolano infatti i buoi perché procedano diritto e seguano gli ordini impartiti dalla voce degli aratori, vecchi nerboruti e pragmatici. La forza maschile è quadrupla.

Il ritmo sonoro procede cadenzato per ore, man mano che i filari si sommano l’uno accanto all’altro pronti ad ospitare nuove viti. Il sole è alto, la terra è un fermento vitale che brulica, i cespugli di rose diffondono il loro profumo mentre ronzano le api e le piccole farfalle dalle ali blu si libraro senza peso.

I buoi d’un tratto s’arrestano, muggiscono irritati e cercano di divincolarsi dal giogo.

«Cosa ghe xe? ‘Vanti movive, su su bovi inseminiì! Sio xà fiachi?»

Il paziente contadino fa partire la viscia e li pungola sulle natiche.

Niente, non c’è verso: mugghiano irritati e si piantano con forza sugli zoccoli scuri.

«Va’ vardare che problema ghe xe. – Dice il primo agricolo al secondo. – Sti bovi i xe boni solo a far fioi».

«Xe mejo, te ghe fe male càxo! Ghe sarà calcosa davanti, no?»

Il secondo si porta davanti ai buoi e li osserva grattandosi il capo pelato dopo aver levato il berretto. Non c’è nulla. Torna indietro e scuote la testa.

«Non ghe xe gnente, manco na bisardola o ‘no scarbonasso».

«E ‘lora xa gàli?! No i ga mai fato così. Che i vaga in mona».

Le scudisciate riprendono ed i buoi scalciano pericolosamente.

«No, no. Così no va mia ben… Mola xò tuto che ‘nemo ‘vanti tuti do».

I buoi ora li fissano inespressivi. C’è qualcosa in loro che li smuove nell’animo, pare che piangano.

«Toh, par che i pianxa. No son mai stà così smelenso, ma i me lo fa dir».

«Sito semo? Cosa te ga la dà to mojere sta matina da magnàre, pan co l’ua?»

«Un po’ de creansa Bepi… Me sento stranio, a go calcosa chì, su la pansa».

«Se te ghe da ndare a cagàre te poi anca ndare, ma no sta vegner a dirmelo, grasie».

«Bepi! Sa xela che la roba là che vien fora dal campo? Dio santo, l’è un braso!»

I due accorrono ed in effetti una mano insanguinata emerge rigida dal suolo.

«Oh, Santa Maria de oro! Menego, a l’è davero un morto… quando xè che i lo ga copà? Chi saràlo?»

Bepi si avvicina circospetto e lo tocca con la viscia.

«Càxo! L’è na cioca de legno, Gesù Cristo! Iùtame a tirarlo fòra».

Dopo poco la faccenda è chiara ad entrambi, si tratta... di una scultura: un crocefisso sulla sua croce.

Bepi e Menego si guardano, devotamente fanno il segno della croce e s’inginocchiano, lo stesso fanno i buoi.

«Bravi, bestiaxe… Voialtri lo gavì sentìo prima de naltri. Scuseme par le visciade».

Il capo di Cristo è di una dolcezza disarmante, è appena morto, ma ancora il pallore non si è impadronito di lui. Ricci delicati e beltà ultraterrena in un corpo magrissimo, piagato che pare che dorma. La terra era un sudario, la terra l’ha fatto risorgere… lui, il frutto che deve morire per dare frutto, colui che ha squadernato le regole del mondo con una promessa amorosa. L’oro balugina ed i contadini piangono.

Si tratta delle vicende leggendarie del ritrovamento del crocifisso miracoloso di Lonigo, prima custodito dai frati minori a San Daniele e poi in Duomo dov’è tutt’ora. La croce d’ulivo, staccata (non è chiaro il perché) dal crocefisso di tiglio è sepolta sotto l’altare maggiore nel 1877, luogo dove nel 1895 (alla fine dei lavori) verrà installata anche la scultura. Non si sa di preciso l’epoca del ritrovamento, n’è chi sia lo scultore, tantomeno a chi appartenesse il campo. (“Le Sante”, riferimento ad un monastero femminile?).

L'articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.