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Continua la rubrica dei miei racconti brevi leoniceni, Lonigo per sempre, con una chicca che ho trovato qualche tempo fa in rete: un articolo di fine '800 su un "increscioso" fatto leoniceno di cui oggi ci si ricorda poco ed in pochi. Era troppo bello per non romanzarlo un po', con l'aggiunta di un personaggio, Vittorio, che potrei ormai definire mio "amico"... chissà chi è! Il resto è più o meno tutto frutto dell'articolo, coadiuvato da una vecchia foto che per l'occasione ho anche elaborato con l'aiuto di AI (ma solo nelle linee della struttura). Qualora aveste foto d'epoca, lettere o documenti leoniceni non esitate a dirmelo, se vi va...

1 marzo 1884, Alfredo Melani
-Non l’hanno ancora completato? Una così grande opera del Franco!-
Questo viaggio inaspettato a Lonigo, che mi faceva immaginare di poter finalmente ammirare nella sua compiutezza uno dei più recenti edifici progettati dall’architetto Giacomo Franco, si è trasformato in una spiacevole sorpresa.
Tolto il cappello di paglia per farmi un po’ d’aria, mi rivolgo di nuovo al mio accompagnatore che guarda all’insù, le mani a ripararsi dal sole.
-Che vergogna è mai questa, Vittorio?-
-Dacchè sono a Venezia, e torno sempre a casa per le vacanze, i lavori negli ultimi anni procedono molto a rilento.-
-Perché non me l’hai detto prima?-
-Semplicemente non me l’hai chiesto e qui siamo così abituati a vederlo in questo stato che non ci facciamo neanche più caso.-
-E questo dovrebbe farmi stare meglio? Sai quanti anni sono passati dall’inizio dei lavori della fabbrica del Duomo? Sei! Quanti ce ne vorranno, altri dieci forse?!-
-Undici!- Ride.
-Non farmi perdere la pazienza, ho un bastone da passeggio tra le mani.-
-Ti imbufalisce davvero questa storia.-
Non gli do bado.
-Giovane… Dov’eri tu nel 1877?-
-Dove vuoi che fossi? Non ero ancora entrato in Accademia. Ero qui, ho visto la posa della prima pietra. Quanta gente quel giorno.-
-Ed ora sei quasi diplomato e non c’è nessuno. È increscioso. Devo andare a fondo a questa storia.-

Salgo il terrapieno che conduce all’edificio direttamente dal prato, senza seguire la strada serpeggiante. Vittorio mi caracolla dietro.
La facciata è quasi ultimata, manca però la parte sommitale e tutte le vetrate. Il bel corpo principale c’è, anche se è privo delle coperture. Mancano la grande cupola e le semicalotte del transetto, per non parlare degli interni. Dai grandi portali vuoti si coglie solo oscurità e raggi di sole che filtrano.
-Dov’è il cantiere? Non vedo… ah! Ecco, là in fondo.-
Tra l’edificio ed il torrione, uno degli unici ricordi del passato medievale e conventuale della cittadina, ci sono tre scarpellini al lavoro. Si muovono attorno ad esugui materiali, a scolpire i costoloni delle vigorose crociere come se avessero sonno. Li raggiungo impettito. Il mio accompagnatore è fin troppo allegro. D’altronde lui è un artista, sono io l’architetto e colui che ha nozioni in merito.
-Mi duole disturbarvi, ma ho urgente bisogno di chiarimenti.-
-El me diga Sior, xa vorlo?- Dice quello che mi sembra il più sveglio.
-Vedo che siete ancora molto indietro con i lavori.-
-Indrio? Sto ki el ga scoperto l’aqua boja.- Commenta un altro che il primo zittisce.
-Ga da scusarghe la scortesia, vedelo come che semo in pochi, pagà male e il lavoro xe duro.-
-E la fabbriceria del Duomo?-
Gli altri due ridono e il terzo sorride.
-Ghe xe un comitato, ma non lo ghemo mai visto. Vaga in Ciesa Vecia che fa prima e xe fassa contare dal paroco.-
-Vi ringrazio. Arrivederci.-
-Chì ghe piase far gli splendidi, ma nissun che tira fora mai un scheo mato. Tuti siori, tuta aparenza…-
Ho ottenuto le mie informazioni e torno sui miei passi.
-Bene ragazzo mio, portami dal parroco.-
-Affare fatto, ma ricordati che ho solo un anno meno di te. Per di qua.-

Ritornati al torrione proseguiamo oltre, attraversiamo la strada, continuiamo verso Piazzetta San Marco e ci immettiamo in Piazza Vittorio Emanuele. Qui c’è grande movimento e gente che passeggia. Signore eleganti con l’ombrellino, carri e carretti, gente che lavora, bambini e vecchi curiosi.
-Non vedo la chiesa.-
-Fidati di me. Attraversato l’arco di Palazzo Pisani, là in fondo, ci siamo.-
-Ci starebbe bene un bel monumento qui.-
-Attento a quel che chiedi.-
Com’è simpatico Vittorio, ha sempre la battuta pronta…
Non ci vuole poi molto che individuo la chiesa ed in breve siamo dentro.
Il tipico odore di incenso, misto alla cera fusa, mi accoglie assieme al freddo che persiste nonostante le temperature primaverili. Raggiunta la sacrestia, Vittorio mi indica il parroco e ci facciamo avanti.
-Oh, salve Vittorio! Chi c’è con te?-
-Le presento Alfredo Melani, architetto e conoscitore. Un amico, in visita fortuita a Lonigo.-
-Don Francesco Cera, per servirla.-
Ci stringiamo la mano.
-Ho appena visitato la fabbrica del Duomo e vorrei da lei alcune delucidazioni.-
Il mio interlocutore sospira e scuote il capo, le mani sui fianchi.
-Leggo del dispiacere tra le righe, certamente uno come lei sarà sensibile a queste cose. Non le nascondo che le casse del comitato sono davvero esigue ed è difficile ripinguarle.-
-Capisco, ci sono diversi modi in cui si potrebbe raccogliere fondi. Ha mai pensato, non so, ad imbastire una lotteria?-
-Certamente, si è provato, ma l’imbarazzo non mi permette di dirle gli esiti.-
-Non per insistere, ma… E farne un’altra, magari fatta meglio, più ampia? Il modello potrebbe essere quello del Comitato per l’erezione della Facciata di Santa Maria del Fiore, a Firenze. Pensi che tra i premi vi era stata messa una Madonna in mosaico dono di Pio IX.-
-Sarebbe da riprovarsi, sì. Ma non ci sono premi altrettanto allettanti.-
-Come no? La comunità è ricca, si pensi alla dignità di Lonigo! Deve instillare nei Lonigotti un po’ di amore e fiducia per questo progetto, coraggio!-
-Leoniceni.- Mi correggono entrambi.
-E il Municipio?-
-Ci offre 6000 lire annue, più qualche migliaio dal Principe Giovanelli di quando in quando.-
-È qualcosa, ma non è bastante. Si deve trovare il modo di scuotere la popolazione da questa apatia. Quando sarà compiuto il Duomo si conterà tra le migliori fabbriche innalzate in Italia nell’ultimo trentennio.-
-Bisogna che ognuno faccia la sua parte.-
-Senz’altro. Penso di scriverne un articolo, può essere d’aiuto.-
L'articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.