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Lonigo nell’arte di Michele Massari

Michele Massari è stato un artista che ha vissuto Lonigo nell’arte e nel quotidiano. I luoghi cari ai leoniceni sono stati anche i suoi ed il sentimento che filtra dai dipinti è allegro e autentico. Queste opere sono un rifugio della memoria che la mente arricchisce ogniqualvolta si posa su di loro… Diamo dunque inizio a questa passeggiata.

Il chiostro di San Daniele,

Il chiostro del convento dei frati minori sonnecchia silenzioso sotto i raggi del sole e rassicurato dal suo tepore eleva la sua silenziosa preghiera. Il taglio scelto è scenografico ed è in grado di inserire all’interno non solo il campanile, ma anche il giardino del chiostro. La resa del primo capitello è perfetta, reale e nell’insieme si vede uno studio attento e calibrato della luce. C’è, non serve neanche dirlo, uno studio prospettico curato e un divertimento nella resa dei vari piani che trattiene lo sguardo sul dipinto. Da notare come alcune finestre siano semiaperte ed altre del tutto chiuse, dando un senso di vissuto e di un quotidiano reale. Altro elemento rilevante è il pozzo con la sua struttura in ferro reso con poche precise pennellate.

Alla stazione di Lonigo,

Quest’opera è stata realizzata sulla base di una cartolina d’epoca che ritrae la stazione di Lonigo con la sua littorina quando ancora era nel pieno della sua attività. Oggi il tempo ha fatto il suo corso e sono pervenuti diversi mutamenti, eppure Duomo, torrione e l’accesso a Villa Mugna sono gli stessi di sempre. L’artista in questo caso ha rivitalizzato una cartolina color seppia e le ha conferito una nuova dinamicità. C’è ovviamente anche qui un’accuratezza approfondita che si unisce ad una cura naturale divertita e vivace. Si tratta di una visione allegra, pur nella sua solitudine, in cui il sole gioisce gaio e abbraccia tutto con calore. Vi è anche un aspetto uditivo e pare quasi di avvertire i suoni del treno sulle rotaie e di una vita che non è più.

L’Ingresso dei Fiumi, Villa Giovanelli,

In questo disegno a sanguigna emerge con energia un luogo che non si può non riconoscere, specialmente se si vive e si frequenta Lonigo con regolarità. I due edifici gemelli e le arcate dove poggiano le statue dei fiumi svettano candidi mentre la villa si intravvede dietro alla folta vegetazione e trascolora con passione. Questo ingresso è stato progettato da Francesco Bagnara, scenografo e architetto di giardini, e ultimato nel 1868. Lo stile è ancora neoclassico, ma certamente già prossimo al fermento del successivo Liberty o Art Nouveau se si vuole essere più internazionali. Il soggetto del disegno è soave e delicato, di una sensibilità leggera che si riposa all’ombra della vegetazione e dialoga con le architetture.

Via Casa Volpe,

Perfino una scalinata è in grado di rievocare emozioni e ricordi ed è questo il caso. Indubbiamente il nostro artista ha colto che qui si respirava un’atmosfera particolare e prima ritrae questa vista a sanguigna e poi replica questo stesso soggetto ad olio, sulla tela. Il disegno è ricco di dettagli e capzioso, con una profondità di sguardo ed un gusto atmosferico minimale, ma enfatico. La tela riduce all’essenziale gli elementi e semplificandoli li scava per rivelare un gusto volumetrico inedito che gioca con la luce del giorno. Inoltre se l’utilizzo di un solo colore concentra l’attenzione, l’intera scala cromatica da brio, fermento e vivacità.

Il capitello del Crocifisso,

Si tratta del capitello di Via Rocca, efficacemente disegnato per cogliere al meglio ciò che è la sua essenza. L’uso della sanguigna è diverso e non c’è lo stesso effetto del disegno dell’ingresso di Villa Giovanelli. Qui il tratto è netto, descrive eppure racconta, accenna a volte, lasciando che la mente ricostruisca il resto. Il lavoro è firmato e si tratta quindi di un’opera d’arte, di una composizione completa. C’è anche in questo caso una spigliatezza leggera e un divertimento fanciullesco che si mischia ad una maturità artistica che sa e dispone. Il capitello è lo stesso anche oggi, immerso nel verde a vigilare il passaggio e a rassicurare chi lo incrocia con la sua bianca presenza. Il soggetto scelto non è dei più facili, ma si noti con quanta maestria è stato stilizzato il Cristo crocifisso… da qui si vede la finezza elegante dell’artista.

Il pozzo,

Fra i luoghi più iconici di Lonigo non può mancare la vera da pozzo di Piazza Garibaldi. Si tratta in fin dei conti di un’opera d’arte a tutti gli effetti che trasmette un senso di composta classicità. Le trame del coperchio bronzeo sono riprese con vivace realismo e il tutto più che essere dipinto pare fotografato. C’è una serenità silenziosa in questa piazza del 2006, una quiete di primo pomeriggio (di primavera) in cui a scorrere veloci sono solo le nuvole. Tra il cielo e gli edifici si può notare una differenza esecutiva, un modo più sciolto e divertito che si rapporta ad un altro minuzioso e di dettaglio. La vera da pozzo si staglia con un dolce ocra rosato e sembra di leggere una poesia d’amore, una dichiarazione dall’esito lieto che reca serenità all’animo.  

L’articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.