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Oggi il mio pensiero va alla mostra retrospettiva, da pochi giorni conclusa, su Antonia Scolaro De Pieri. Si tratta di un'artista che mi è rimasta nel cuore e pur non avendola conosciuta di persona è come se l'avessi incontrata davvero attraverso il suo modo di intendere l'arte. Eccomi allora a riproporvi un'edizione virtuale della mostra, con foto e testi. Ringrazio nuovamente tutti coloro che hanno arricchito quest'evento e che in più di un modo hanno contribuito all'ottima riuscita e ringrazio vivamente il grande pubblico.
La memoria degli alberi:

Antonia Scolaro De Pieri, Gruppo d’alberi con Madonna dei miracoli, olio su tela, 1973,

Antonia Scolaro De Pieri, Gruppo d’alberi, olio su tela, ?,

Antonia Scolaro De Pieri, Gruppo d’alberi con Corte De Pieri, olio su tela, 1977,

Antonia Scolaro De Pieri, Il taglio… in memoria degli alberi, olio su tela, 1991,
V’era un luogo incontaminato in cui da tempo immemore si incontravano quattro lirici per il puro piacere di cantare assieme. Che cosa avrebbero potuto intonare se non dei madrigali? Ognuno dotato della sua tonalità sonora, quasi delle pennellate di colore differente, da sempre avevano cullato il sonno di coloro che abitavano lì attorno. Gli edifici della Corte De Pieri si animavano di vivaci colori e giovandosi di questa presenza colta, che ha dato all’artista più di un’ispirazione pittorica, trasmettevano un lirismo elevato. V’era quasi una realtà di sogno, onirica, che cessa d’esistere solo con il sopraggiungere della malattia dei cantanti. L’incanto svanisce eppure questi alberi sono resi con una magica colorazione viola. Sopraggiunge un maggior realismo come se il canto, il gioco del madrigale, cessando dissolvesse e disperdesse il prestigio antico. Non è così perché queste piante sono ora offerte eternamente allo sguardo ed il loro magico stormire sempre è rievocato, per un’esperienza sublime.
La chiesa di Madonna (frazione di Lonigo):

Antonia Scolaro De Pieri, Madonna dei miracoli di tra la nebbia, olio su tela, ?,

Antonia Scolaro De Pieri, Madonna dei miracoli in viola, olio su tela, ?,
Una strage antica si è svolta qui ed i lamenti delle anime perdute hanno indotto le persone ad edificare una piccola chiesa (dedicata a San Pietro in Lamentese), che sarà l’antico nucleo dell’odierna Madonna dei miracoli. Questo piccolo paesaggio avvolto dalla nebbia e soprattutto il cespuglio di fiori cremisi rievocano quegli echi lamentosi, che finalmente hanno trovato la serenità con l’edificazione della Chiesa. C’è un sopore di sogno che si sparge ovattato per tutta la superficie, il viola danza con l’azzurro mentre il rosa arrossisce per un’esperienza appagante e sorprendentemente evocativa. L’altra opera è un po’ più tersa ed una ridente prima alba indora ogni cosa per un’esperienza insolitamente quotidiana. Non sono gli unici casi in cui compare la chiesa, presente anche in altri gruppi d’opere.
Trasparenze floreali:

Antonia Scolaro De Pieri, Vaso di rose, olio su tela, anni ‘80,

Antonia Scolaro De Pieri, Caraffa di rose rosse, olio su tela, 1993,

Antonia Scolaro De Pieri, Vaso di peonie e carta, olio su tela, 1995,

Antonia Scolaro De Pieri, Vaso di gigli, olio su tela, 2000,
In questo gruppo di opere si assiste ad un percorso che, pur non imboccando mai il pieno realismo, asciuga l’afflato poetico e lo restituisce maggiormente concentrato. Il primo vaso è leggerissimo ed i suoi fiori si nutrono d’aria più che d’acqua, con gialli estremi che illuminano petali di gradazioni rosate molto tenui, prossime al bianco. La Caraffa è un’opera più sofisticata che si giova dei petali e delle foglie di rose dal grande splendore, nonché dei giochi di luce tra interno ed esterno. V’è un romanticismo che sfiora corde struggenti e manda iridescenti riflessi, giovandosi dell’azzurro terso del cielo. Grandi corolle di peonie giacciono in un vaso di vetro esagonale mentre attendono che delle mani esperte avvolgano attorno a loro la carta color salmone. È sopraggiunta la marea che ha donato un po’ di spirito onirico al soggetto per poi ritirarsi nuovamente con i gigli. Certo si tratta di un vaso rigoglioso che in alcuni casi fa uscire dalla tela i petali dei suoi fiori. V’è comunque un ritorno alla realtà che nemmeno i gigli dalla forma di stella marina sono in grado di frenare.
Albero fiorito alla luce:

Antonia Scolaro De Pieri, L’albero della vita, olio su tela, ?,

Antonia Scolaro De Pieri, Albero fiorito alla luce, olio su tela, ?,
Sembra di osservare una vicenda mitologica che si svolge all’interno di un arazzo antico: un albero si erge con serenità nei pressi di un precipizio. Che possa diventare un rifugio, un’ancora di salvezza, oppure è un inganno come nel Romanzo di Barlam e Josafath? Quest’albero non cadrà mai, le fibre dai lievi colori lo terranno saldo e sempre si potrà ammirare questa meraviglia. I rami ancora non ricoperti del tutto ricordano dei polmoni e ciò dona all’opera un grande respiro che è preludio della rigogliosa scena successiva. Ora questa entità arborea è così leggera che pare una nuvola vaporosa, pronta a prendere il volo come il seme di un soffione. Una stortura così evidente e sgradita è divenuta testata d’angolo per un’opera evocativa, che parla direttamente nel profondo e coinvolge istintivamente.
Richiamo agreste:

Antonia Scolaro De Pieri, Richiamo agreste, olio su tela, ?,

Antonia Scolaro De Pieri, Richiamo agreste, olio su tela, ?,

Antonia Scolaro De Pieri, Paesaggio leoniceno, olio su tela, 1977,

Antonia Scolaro De Pieri, Corte De Pieri, olio su tela, 2001,
Si coglie in queste opere un richiamo agreste che parla un linguaggio favolistico e che narra giovandosi dell’ampiezza e della profondità dell’orizzonte. I campi brillano soffici, a volo d’uccello, e corte De Pieri giace al centro, mentre la chiesa di Madonna dei miracoli veglia su ogni cosa. A volte l’angolazione varia e sembra di scorgere un nuovo paesaggio (è davvero così soltanto nel Paesaggio leoniceno), fino a che degli elementi ricorrenti non inducono la ragione a ridestarsi: il campanile, il cipresso, il filare di alberi, gli edifici della corte… La resa delle superfici è liquida, aerea, e restituisce paesaggi frizzanti appena velati da una lieve foschia. La natura (specialmente nell’ultima tela) vorrebbe emergere dalla superficie ed attirare a sé l’osservatore per un’esperienza a tutto tondo evocativa ed onirica, illusiva eppure concretamente romantica.
Natura morta:

Antonia Scolaro De Pieri, Natura morta con ortaggi, olio su tela, 1996,

Antonia Scolaro De Pieri, Natura morta con zucca e pannocchie, olio su tela, ?,
Degli ortaggi, che già colpiscono per la varietà dei colori, sono posti alla base di una brocca che raccoglie rami di specie differenti ai quali l’autunno ha donato delle colorazioni vivaci. Le due parti della composizione hanno tra loro delle corrispondenze evidenti, anche a livello di consistenze, che parlano di un quotidiano familiare e probabilmente della preparazione di una buona peperonata. E il limone (o si tratta di una pera)? La luce lambisce l’opera da un’angolazione trasversale che sfiora le foglie e scorre sulla brocca di ceramica: i rami così disposti potrebbero rimandare all’Ikebana (l’arte giapponese della disposizione floreale). Nella tela successiva il soggetto è più semplice, giovandosi dell’esiguità degli elementi, e colpisce per un’ariosità gentile e modesta. I toni accesi qui si smorzano rivestendosi di abiti onirici ed il brillio del mais ricorda quello dell’oro, mentre la zucca è quasi una preghiera la cui scorza racchiude un tesoro arancio.
Fiori espressivi:

Antonia Scolaro De Pieri, Brocca con rose e ortensie, olio su tela, 1999,

Antonia Scolaro De Pieri, Calle in vaso, olio su tela, ?,

Antonia Scolaro De Pieri, Gladioli, olio su tela, 1991,

Antonia Scolaro De Pieri, Iris, camomilla e passiflora, olio su tela, 2000,
Una brocca di rose e ortensie riluce soffusa nella quiete di un’ambiente familiare e quotidiano lambito dal sole. Le ortensie sono ancora immerse in un’atmosfera da sogno, onirica, che sparge i suoi afflati tutt’attorno, rifuggendo la luce. La brocca restituisce una realtà più ampia e si riescono a cogliere chiaramente i profili delle finestre. Le calle invece precedono di poco l’alba e spargono la loro malia per l’intera composizione. Non a caso queste piante sono anche dette fiori del Nilo e da qui si può comprendere meglio l’espressività spirituale e mistica di quest’opera. Rapidissimi e appena accennati sono i gladioli che quasi spariscono nello sfondo, non fosse per il loro colore arancio. Effervescente è invece l’ultima composizione in cui Iris, passiflora e camomilla appaiono lieti sul cartoncino. Uno spirito essenziale ed asciutto concede piccoli e vibranti spazi che i fiori occupano, quasi si trattasse di infiorescenze pressate. Si tratta di un’opera delicata e guizzante dove il colore danza ad un ritmo pacato, in cui le singole parti nutrono corrispondenze segrete le une alle altre, per un esito cortese.
Antonia Scolaro De Pieri, Ciclamini-tempesta, olio su cartoncino, anni ’80,

Uno spirito di tempesta ha preso dimora tra i fiori e le foglie di questo ciclamino viola purpureo. La sensitività artistica ha elevato una piantina ornamentale ad un oggetto enigmatico colmo di energie vorticanti, per un’esperienza originalissima. Secondo gli antichi, che definivano questa pianta un «amuleto», in sua presenza non si doveva temere l’effetto di alcun maleficio. Perché nuocere agli umani quando questi spiriti possono risiedere in un simile splendore? Nella parte centrale dell’opera è in corso un avvitamento, quasi un turbine floreale elicoidale, mentre in basso i fiori si sgranchiscono spaiati su lunghi steli, privi di foga. I colori, magistralmente uniti ai loro complementari, vivificano la composizione con un evaporare soffuso che li confonde per un esito tendente all’astratto. Le tonalità del giallo, del rosa e del bianco sono così lavorate da virare all’indistinto… che cosa dire poi dei blu e dei viola? Il vaso è quasi un miraggio ed in tutto signoreggia la forma a cuore di una foglia.

Antonia Scolaro De Pieri, Angelo con camomilla, olio su tela, anni ’80,
Siamo di fronte ad un’iridescente opera d’arte, ad un ritratto pieno d’amore e sentimento che tanto ora disarma quanto inaspettato si palesò all’artista. Poche e spesse pennellate definiscono un mazzo di fiori che ha in sé tutte le proprietà oniriche della camomilla per una cascata di colori lieti, capaci di stringere il cuore. Questo tocco serpeggiante si stempra e con carezze vezzose non solo definisce lo sfondo, ma anche la fisionomia del figlio Angelo. Inizialmente è possibile che l’abito blu screziato di viola e bordato d’oro fosse diverso, vedasi quei segni a matita (simili ad un fiocco) sulla spalla destra. Che cosa si potrebbe dire poi di questi occhi così diretti che scrutano, uno diverso dall’altro? Lo sguardo imperturbato ed onnisciente lo fa assomigliare davvero ad un messaggero divino che reca conforto con la pace del sonno.

Antonia Scolaro De Pieri, Cristo dei dolori, olio su tela, 1972,
Gesù Cristo piange e guarda altrove soffrendo indicibili dolori fisici e morali. Probabilmente siamo nel momento del Getsemani, il Giardino degli Ulivi, in cui Gesù trasuda sangue alla vista di tutti i peccati del mondo, antichi e futuri, che dovrà sopportare per la salvezza dell’umanità. Il volto emaciato, l’incarnato e le labbra verdi-bluastre, nonché l’atteggiamento mesto, suggeriscono una figura che già patisce e sa con certezza quanto ancora dovrà soffrire prima di morire. C’è però qualcosa che va nella direzione opposta, quasi una serenità d’animo sconvolgente, una dolcezza materna che custodisce e veglia. Gesù Cristo dimostra qui una femminilità premurosa, con dei tratti ingentiliti probabilmente da una luce divina che gli accarezza il viso. Purtroppo, sullo sfondo, è già visibile il colore caldo delle fiaccole dei soldati alla guida di Giuda. Le umili vesti che Gesù indossa sono così esaltate da una luce ultraterrena e non si può che soffermarsi sui suoi occhi blu ghiaccio che si sciolgono e nel pianto distillano un’acqua pura che è già preannuncio di salvezza.

Antonia Scolaro De Pieri, Vaso di fiori, olio su tela, anni ‘80,
Quest’opera singolare colpisce all’interno della produzione di quest’artista e merita uno studio interamente dedicato. Prima di tutto viene da chiedersi dove siano i fiori: la risposta è facile, sono stati inglobati al suo interno. Delle rose arancio si intrecciano a grandi margherite blu e a verdi foglie arricciate. Il lungo e stretto collo esige una chioma, ma non la ottiene, e ciò non gli piace (come si può vedere da quelle onde concentriche alla base). Tutto questo ricorda quasi un pianeta che occupa uno spazio all’interno del reticolo cosmico che risente di questo peso. Effettivamente il vaso domina l’intera composizione, uno spazio che, non fosse per quella riga d’orizzonte, sarebbe soltanto un soffuso e mutevole colore viola azzurro. La luce è ancora data con il bianco, ma le ombre sono viola.

Antonia Scolaro De Pieri, Luce sui covoni di fieno, olio su tela, 2002,
Albeggia. I primi raggi di sole lambiscono i covoni squadrati mentre le nubi si avvolgono attorno a loro stesse per un’esperienza di pacificante comunione naturale. C’è una tonalità più chiara che ammanta gli alberi, gli arbusti e persino l’erba… anche le nuvole sono compartecipi di questo risveglio che non può che essere ammirato. Che cos’è la frenesia del mondo al confronto di questa brezza lieta e dall’ampio respiro? Il mondo si risveglia dal sonno, eppure i colori onirici resistono strenuamente per regalarci uno struggente spettacolo che dura un effimero battito d’ali. Vi è in quest’opera un richiamo che può dirsi quasi sacrale, che affonda le radici nel rinnovarsi delle stagioni pur nel loro ripetersi sempre uguale.

Antonia Scolaro De Pieri, Autoritratto, matita su carta, 2017,

Antonia Scolaro De Pieri, Mele alla Cézanne, olio su tela, ?,

Antonia Scolaro De Pieri, Rose con dipinto, olio su cartoncino, 2002,
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