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Etta Scotti è un’artista di lunga esperienza che ama esprimersi attraverso opere dal tema mitologico e naturale, che illustrano vicende femminili antiche capaci di dialogare con la società odierna. Non si tratta solo di opere d’ambito dechirichiano, ma anche di maschere per il teatro e di astratti floreali di grandi misure. La sua è una lunga carriera che predilige la tenuità dei colori riponendo le vivacità troppo esibite, scegliendo soggetti della statuaria (o che paiono tali) in paesaggi a volte essenziali, di sogno e di grande evocatività. I ritratti sono quasi sempre figure che si dimostrano consce dell’osservatore e che lo interrogano come se questi fosse l’opera (e non viceversa). Le scelte delle pose sono piuttosto enfatiche ed “eccedono” in una necessità comunicativa sorprendente, capace di evocare il mito attualizzandolo. Non si creda che tutte queste opere siano realizzate per mettere a proprio agio chi osserva, anzi spesso i grandi dolori tragici guardano al di là della tela ed inchiodano con acume e vivezza ai temi sociali più attuali.
Etta Scotti, Cassandra, tecnica mista, 2021,

Sembra di osservare un negativo fotografico, una figura appare, un fantasma, proprio nei pressi delle rovine di Troia. Questa donna incappucciata, così simile ad una diafana Aphrodite Sosandra, dà le spalle alle mura della città per osservare quella spiaggia che un giorno sarà intrisa di sangue. Lei, Cassandra, ha visto tutto in anticipo, ma è maledetta: nulla di ciò che lei dirà sarà creduto, però accadrà lo stesso. Questa entità quasi incorporea rivela una mano (oppure entrambe) a tenere chiuso il mantello, mentre il viso è una maschera. Trema dal freddo, si torce e si avvita, non sa cosa fare per sciogliere “l’incantesimo” e salvare la vita ai suoi cari. Cassandra ricorda una statua antica, con il colore rosato che rassembla le cere che il Canova applicava sulle sue opere.
Etta Scotti, Eterna primavera, tecnica mista,

Si tratta di un’opera astratta che ha in sé lo spirito di un incolto e selvaggio prato di primavera, con un sentore klimntiano ricercato e prezioso. I fiori stilizzati sono cresciuti a seconda dei giochi del vento Zefiro che dolce ed a volte furioso lambisce questo mare policromo e vivace, dalle cromie serpeggianti. In alto a destra pare di scorgere dei rami d’albero ricoperti di foglie verdeggianti, quasi un polmone verde, casa di uccelli canori. La trama complessa di questa tela pittorica è tessuta così strettamente da ingannare i sensi ed illuderli di respirarne i profumi, come delle api o dei colibrì. Cerchi e linee di colore formano una perfetta sinergia in grado di dare ampio respiro ad un lavoro pieno ed elegante, capace di ammalliare ed attrarre a sé.
Etta Scotti, Le cariatidi, tecnica mista, 2021,

I profili di due cariatidi dell’Eretteo, sull’Acropoli di Atene, ci presentano un rebus di difficile interpretazione. Al centro queste due colonne antropomorfe, che paiono fare una passeggiata assieme, di fronte si staglia una colonna con un grande occhio cavo (e quindi scolpito) che prende fuoco, mentre in fondo un’altra cariatide (completa) regge l’architrave dell’edificio. Si coglie della fatica nello sguardo di quest’ultima, una tristezza da maschera tragica. Pare di osservare tre momenti di una vicenda mitologica nuova in cui il grande occhio, che ricorda quasi l’iconografia di una Santa Lucia, sembra voler dire: «io ti osservo». La luce di cui le sculture senza braccia sono imbevute è tamente graffiante che quasi annulla le fisionomie. Lo sfondo grigio-dorato occupa tutti gli spazi disponibili, tutte le rimanenze, mentre l’occhio s’infiamma dei colori del bronzo.
Etta Scotti, Ecuba, tecnica mista, 2021,

Una maschera colma di vivo terrore vaga fantasmatica all’interno di ambienti spogli e vuoti, depredati e senza vita. Spiritati occhi bianchi ed una bocca aperta, tra l’orrore ed il pianto, si domandano il motivo di una simile violenza e chiedono pietà avvicinandosi. Man mano che il fantasma possiede questa quinta teatrale e narra i propri dolori, il soffitto è scoperchiato e la luce del sole filtra con intensità lambendone i tratti somatici. La regina di Troia, moglie di Priamo, assiste con vera e lenta agonia all’uccisione dei suoi figli spiando gli esiti della guerra dalla rocca di Ilio. L’inquietudine di questi occhi di ghiaccio e l’oscurità che proviene dalla bocca è denuncia delle atrocità delle guerre, tutte, perpetrate oggi come allora per una povera sete di potere. La fissità del volto ricorda le maschere teatrali antiche, allora usate solo da attori uomini, con la deformazione dovuta al dolore ed alla paura.
Etta Scotti, Ecate, tecnica mista, 1982,

Al centro di una tavola lignea, incorniciata e verniciata, è appesa una maschera misteriosa che raffigura Ecate, la dea greca della magia e dei crocevia. In questo caso un volto di un pallido argento dai capelli bianchi e dalle dorate estremità serpentesche si pone in dialogo silenzioso con l’osservatore e quasi canta, con la sua bocca d’oro, o meglio recita un incantesimo. La dea dal triplice aspetto è qui un’anziana, dalle orbite vuote come una delle parche (essendo una maschera) ed esprime sé stessa quasi come un giullare, od una “Matta” (Jolly) delle carte. Si potrebbe anche pensare ad un sole, ma il biancore un po’ spettrale dell’incarnato lo fa escludere. La dea originaria della Tessaglia ricorda la terribile Eritto, maga malvagia ed infernale, descritta da Lucano nella Pharsalia. Ecate qui dimostra che verso gli esseri umani è sia benevola (l’aspetto dialogante) che maligna (i capelli come serpenti). Si tratta di un’opera di forte impatto che esprime un’incredibile vitalità antica, eppure contemporanea, un divertissement quasi un collage tra diverse arti (arte e teatro).
Etta Scotti, Presagio, tecnica mista, 2021,

Due figure, simili a teste di statua, scrutano verso l’osservatore come attraverso una finestra ad arco. Dietro di loro un paesaggio giallo si estende infinito, con rovine di templi e palazzi di tra le nebbie del tempo. All’orizzonte forse un bosco, delle colline ed un monte a sinistra e poi solo il cielo, bianco, luminoso, abbacinante. Che cosa sta accadendo? Una donna ed un uomo riflettono attorno ad una rivelazione divina, un presagio… noi siamo quel presagio. La donna è l’unica ad avere le pupille, e quindi a vedere, ma arriccia le labbra pensierosa, o supponente? Che si tratti della sibilla Cumana, intenta ad illustrare ad Enea la sua discendenza agli inferi (i campi elisi)? Se così non fosse potrebbe trattarsi di una coppia, magari regale (i genitori di Edipo?), che scruta con riverenza all’interno di un luogo sacro per ottenere il vaticinio. Al tempo stesso paiono delle statue di sale, pietrificate dall’incredulità o dall’astruso enigma ricevuto in risposta, il responso oracolare.
L'articolo è proprietà intellettuale del Dott. Pierluigi Rossi.