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Laura Zilocchi è un’artista di pregio dalla multiforme e vivace creatività, capace di impiegare le tecniche più svariate per assecondare la sua spiccata ispirazione pittorica. Disegnatrice da sempre, è stata prima allieva dell’incisore Fernando Moscardini per poi proseguire con un approccio sempre più sperimentale (anche a livello materiale) conforme alla sua idea d’arte. Il suo interesse è anche storico, con un approccio archeologico ben visibile nelle sue opere. Si tratta di lavori tutti meditati e frutto di studio, prima tramite bozzetti e poi nell’opera finale. L’artista è principalmente dedita all’acrilico che usa in modo diluito, simile all’acquerello, per ottenere delle velature con una tecnica molto più leggera. Uno dei suoi artisti preferiti è Paul Klee, come anche Kandinskij per il suo modo di fare astratto (per il disegno e la figura). Anche la carta è un materiale che utilizza e studia in maniera originale, con un approccio da sensitiva che attende con pazienza il momento opportuno per agire!

Ritratto (Martina), pastello,
La rosa e la giovinezza sono da sempre associate tra loro (a torto o a ragione?) ed a ciò si legherebbe l’invito di cogliere il fiore prima che questi appassisca. Un volto femminile di profilo si accosta ad una rosa dai tenui toni aranciati e la osserva con sguardo lungo andando oltre la mera materialità del fiore. Un simile soggetto ricorda diverse opere del pittore romantico John William Waterhouse, tra cui The Soul of the Rose (l’Anima della Rosa). In queste una giovane donna è colta nell’atto di inebriarsi con la fragranza di una rosa e lo fa con un trasporto tale da spingerla a chiudere gli occhi per concentrare i sensi in questa impressione olfattiva. L‘opera della pittrice qui differisce ed il suo soggetto rivela dei limpidissimi occhi chiari (Atena?) che gustano, sì, la rosa, ma guardano imperturbabili al passato. Se fosse un’imperatrice romana dovrebbe rivolgersi verso destra, a guardare un glorioso futuro di potere… Un ritratto che ha delle somiglianze con quello della presunta Ginevra d’Este (e se si vuole anche quello di Leonello d’Este) del Pisanello. La sorella del marchese di Ferrara guarda (di profilo) a sinistra, attorniata dai fiori con lo stesso sguardo assorto ed imperturbato, forse anche un po’ inconsapevole, che la rende senza tempo. Per quanto riguarda la nostra pittrice la sua figura potrebbe inoltre assomigliare ad un’apparizione che sta già svanendo (si guardino i cappelli raccolti, oppure il collo) con un chè di elfico… Che si tratti della Lúthien Tinuviel di tolkeniana memoria? Il volto ha una carnagione diafana che rimanda a quello di una dea che potrebbe essere anche Artemide, dea lunare, intenta nella caccia.

Chi cercate?, china su carta antica,
Quem queritis? Questo è ciò che chiede durante l’ufficio pasquale l’angelo alle pie donne che giunte al sepolcro non trovano il corpo di Gesù. Ed infatti ecco l’entità che annuncia la resurrezione simile ad una sfolgorante scultura con vesti ed ali impreziosite dalla foglia d’oro. Un raggio di luce attraversa il pergolato e rende con vivezza l’idea di un’apparizione immediata, che lascerebbe chiunque esterrefatto. È visibile l’accesso al sepolcro con l’assenza dell’ingombrante pietra, la quale pare essere stata del tutto polverizzata. Dove sta accadendo tutto questo? Sembrerebbe ambientato nel sottosuolo della città di Gerusalemme, la quale sovrasta e schiaccia questo luogo di sepoltura. Più in alto, oltre il pergolato, delle metope di un tempio greco con un pesce (simbolo cristologico), una rana (il diavolo), una tartaruga (l’eternità?) e poi un fiore o una moneta… che sia l’obolo che San Pietro trova nel pesce, oppure un talento? L’ultimo simbolo che si intravede è un teschio con le ossa ad “X”: la morte. Su questi temi sono costruite le fondamenta di una città che ancora oggi è lacerata pur essendo il cuore delle tre religioni del libro. Al di sopra, delle greche con fiori, forse un prato, e poi gli edifici, le case e i negozi di Gerusalemme… Sembra quasi che qualcuno abbia pianto su di essa e salta alla memoria il passaggio della Passione in cui Gesù, incontrando le donne della città, dice loro: «piangete su voi stesse e sui vostri figli» (Lc 23, 27-31)… Infine una figura: che sia il propietario di un bazaar? Si tratta forse di uno spettacolo di marionette? Oppure è un capitello con una Madonna con Bambino? Se così fosse sarebbe una reminescenza dell’Annunciazione.


Orazio -Arte poetica-, libro d’artista, carta in tecnica mista,
Una donna è del tutto assorbita dalla lettura di un libro. È davvero così? Sì e no. Si tratta in realtà di un piccolo libretto con diverse pagine dipinte ad acquerello, disegnate a pastello oppure occupate da un testo. Questa figura femminile è quindi una copertina che ovviamente dà la forma e lo spazio anche alle pagine. Il titolo fa riferimento ad un componimento di Orazio (65-8 a.C.) nel quale sono impartite diverse indicazioni sulla poesia in una modalità non pedante e con aneddoti anche buffi. Si tratta di un testo brillante che il medioevo ci ha tramandato dall’impero romano… La donna-lettrice indossa un abito lungo ed ampio che ha come pattern un’isola con una cittadina arroccata sulla pietra affacciata su di un mare blu. In quest’abito c’è una vitalità profumata e un rilassamento da vacanza per nulla sgradito. Pochi tratti di biro rossa restituiscono un profilo da imperatrice dai lunghi capelli e guance paffute. Inoltre sono presenti inserti di altri materiali, stoffe e trine, che rendono singolare questo artefatto polimaterico e sperimentale. Che cosa leggerà così appassionatamente? Orazio? Allora forse si tratta di una poetessa…

Lettere su vecchia bilancia postale,
Le parole hanno un peso? Questo è ciò che pare chiedersi un simile oggetto abituato a pesare ogni giorno lettere e pacchi da spedire. Si tratta di una bilancia che oggi si potrebbe definire vintage e che, meglio del digitale, si pone analogicamente il problema della pesatura dei caratteri. Sorgono allora alla mente suggestioni egizie e, forse per le lettere d’oro, non si può non pensare alla pesatura dei cuori (e quindi delle anime) che avverrebbe nell’aldilà. Stiamo assistendo alla pesa delle parole dette durante una vita, oppure a quelle sprecate o forse non dette… in realtà si tratterebbe di quelle proferite con intenzioni non pacifiche. Sono quindi parole di una terribile vanità che non hanno neanche la forza di restare legate insieme e, prive di senso compiuto, giacciono ammassate le une sulle altre. Quest’isola è sì instabile, ma non così tanto (purtroppo) da cadere e scomporsi del tutto e dunque crea un ingombro… le parole dette malevolmente non possono più tornare ad una situazione positiva originale e formano insomma una massa di cui è difficile liberarsi. Le parole sono importanti, hanno sempre il loro peso, e vanno dosate, moderate e ragionate prima di raggiungere gli altri… in caso contrario rimarranno lì, incollate, anche quando la gravità dovrebbe scrollarsele via.

«Anche i pittori sognano», acrilico su gesso applicato su legno,
«Ci sono pittori che scrivono con le rime / e disegnano foreste entro cui / vanno a vivere con i loro amori. / Si contentano di un solo pensiero, / lo vestono di rubini e / credono che sia un re. / I poeti non credono alle date, / credono che la loro storia cominci / dalla presenza». La poesia di Alda Merini è qui parte integrante dell’opera e con il suo bianco carattere corsivo impreziosisce la narrazione di mistero e vitalità. Il trascolorare da un colore pastello all’altro è sensazionale e tocca corde profonde che rivelano tutto, ma non chiarificano nulla. Sfere viola o trasparenti, simili a pianeti, tracciano i loro raggi di luce e ordinano lo spazio pittorico restituendo un senso di calma e rilassamento che riappacfica l’animo dalla frenesia della quotidianità. Dei pesci danzano nella brezza come se fossero nel loro elemento e volano nello spazio con disinvoltura… ce n’è uno, il più in alto simile ad un’anguilla, che sta tentando in tutti i modi di assomigliare ad una lanterna giapponese, un altro (quello più in basso) ha appena compiuto un balzo, mentre (ahimè!) quello al centro pare pronto per essere cucinato: in realtà sta ammirando il fiore bianco nel vaso di fronte. C’è anche uno spicchio di luna tra queste nebulose simili ai fondali marini… alle alghe si sono però sostituite le piante di terra che si avviluppano alle geometrie spaziali che si incrociano tra loro e creano strutture di edifici immaginifici. Chi li abitera? I pittori ovviamente…

Antiche scritture, acrilico e stucco su tela,
Il volto di un’ignota santa si rivolge all’osservatore con serietà ostentando quello che sembra un libro di cui è difficile capirne il contenuto. La figura e il libro emergono dagli strati della parete come se fossero appena riapparsi dopo secoli di nascondimento. Il volto ovale con fronte ampia, sopracciglia esili e occhi marroni, naso importante e labbra piccole sono incorniciate da una chioma castana vagamente intuibile. Le gote rosa hanno lo stesso colore delle labbra e della veste che sta sotto al manto nero. A ben vedere il libro è stato dipinto successivamente alla figura… l’energia però di questo volto mistico ha avuto la meglio ed ha resistito magnificamente contro il tempo fino al momento opportuno. I secoli hanno donato alla figura nuove suggestioni come quei segni sulla destra, accanto al volto, che potrebbero apparire come il profilo di un angelo che sussurra all’orecchio. Una santa accanto ad un libro così ostentato ricorda vagamente la figura di Mosè con le tavole della legge… barlumi d’oro brillano in corrispondenza dell’aureola e fanno sembrare la figura una candela che illumina il buio di una chiesa quattrocentesca.
L’articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.