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Laura Marchetto (alias Laura Pervinca) è un’artista ed acquerellista di Grancona dal tratto studiatissimo e di lunga pratica. Ha una grande passione per il mondo floreale, grazie anche al giardino curato dal marito, che frequenta con abilità artistica abbozzando i fiori, componendoli e ri-componendoli fino a che non è raggiunto un risultato ottimale che la soddisfi. L’acquerello segue in prevalenza la tecnica loose, non è quindi botanico (se si vuole essere tecnici) e sfrutta le proprietà peculiari di pigmenti e carta. Sua caratteristica propria è il buon tratto a matita, lieve e lineare, che scandisce le singole parti con proporzione. Anche i tagli registici sono da esserle riferiti, quasi fotografici, dei close-up (primi piani) spigliati ed accorti che enfatizzano i soggetti e guidano l’esperienza visiva.

Laura Marchetto, Iris rosa, acquerello, 2020,
Un Iris risplende dei colori dell’alba nel pieno della sua fioritura. La sua bellezza floreale si offre elegante, quasi una dama dell’Ottocento in abiti da sera, con petali di velluto e barbigli d’oro come merletti. Sostando all’interno di questa similitudine, steli e foglie sono i listelli di un ventaglio le cui movenze rivelano messaggi d’amore che s’intendono solo tra amanti. Lo sfondo bianco esalta la composizione floreale ed i suoi colori, specialmente i più intensi, su cui l’occhio si posa per ritornarvi di continuo. Si tratta di un calibrato attimo sospeso, di un’attesa senza fine che preserva la vita (uno still life) e la tramanda con animo e brio. In secondo piano c’è inoltre un bocciolo che pare invece di seta e brilla un po’ traslucido alla tenue luce solare di un’alba fragrante. Leggerezza e profondità si compensano in un equilibrio galante che sa di danze lente ed appassionate. Si deve riferire infine di un gusto disegnativo morbido e fine che crea apparenze di realtà che concorrono con il colore alla creazione di senso.

Laura Marchetto, Elleboro, acquerello, 2022,
La notte è ormai prossima, ma questi bianchi esemplari di elleboro raccolgono gli ultimi raggi di sole e li restituiscono con tutto il loro candore. I petali di questa specie si aprono con sicurezza, si offrono sinceri allo sguardo rivelando interni d’oro ed un dolce nettare che verrà raccolto dalle api laboriose. Il colore intenso del cielo, con gli ultimi sprazzi luminosi, è corrisposto da un prato altrettanto profondo in cui fluttuano foglie lucide e vibranti alla brezza serale di primavera. Gli esili steli ondeggiano con leggerezza e danzano attorti tra loro scambiandosi carezze ed affetti con petali gentili e sensibili. Si tratta di un lavoro compositivo di bravura, un osservare la natura e le sue consuetudini per provare a replicarle con brio. È certamente un acquerello scorrevole dai toni intensi, scuri, che esaltano le limpide fibre vegetali per restituirle trasfigurate.

Laura Marchetto, Omaggio a Canova, pastello, 2023,
In quest’opera possiamo osservare un dettaglio tratto da una scultura realizzata da Antonio Canova intorno alla fine del Settecento, l’Amore e Psiche stanti. La composizione si svolge attorno ad una farfalla, effimero e misterioso simbolo dell’anima, emblema di Psiche. La giovane amata da Eros, che ha in Aphrodite la terribile suocera, sfiora con delicatezza le ali di una grossa farfalla mentre aiuta l’amato a sostenere la creatura sul suo palmo. Si tratta di gesti di estrema delicatezza ed affetto, di un amore per certi versi platonico, che si compiace della vicinanza in una comunione d’intenti. In questa ripresa artistica le ombre non sono profonde e si predilige una chiarezza morbida, un po’ sfumata, un volume dolce e delicato che solo il pastello è in grado di restituire con questa precisione. Di nuovo il disegno ha studiato gli spazi, ha composto prima per guidare la vista, per far vivere un’esperienza ravvicinata che induce alla contemplazione.

Laura Marchetto, Giglio di fuoco (Gloriosa superba), acquerello, 2020,
Siamo di fronte ad un’infiorescenza che vale davvero il suo nome, una superba meraviglia floreale che sale al cielo e si prende tutto lo spazio di cui abbisogna. L’acquerello guizza nella tecnica loose ed il color del rubino e del topazio ondeggiano come i raggi di un sole attorno a cui si muovono i pistilli come pianeti. Le foglie esili e scure s’inarcano, le estremità sono arricciate in racemi (quasi da scarpette di folletto). Si nota un talento compositivo che studia i singoli fiori e li compone simulando la natura, giocando con essa fino al raggiungimento di una piacevolezza ottimale. Tra la terna, il trio delle corolle, un bocciolo a forma di cuore è custodito con cura ed apprende l’arte di esibirsi dai suoi fratelli (e/o sorelle) maggiori, senza fretta.

Laura Marchetto, Iris azzurro, acquerello, 2022,
Due iris azzurri e blu si schiudono rigogliosi dopo un pomeriggio, od un’alba, di pioggia e già le nubi si tingono del rosso rosato che preannuncia bel tempo. I petali superiori acquistano in questa circostanza una speciale fosforescenza in grado di esaltare i toni gialli che conferiscono alle corolle luce propria, di un tipo che capta tutti i riflessi circostanti. Le lunghe foglie del cespuglio sottostante riequilibrano una composizione angelica ed ovattata. La capacità disegnativa e la tecnica loose creano atmosfere sognanti che si accostano al reale e permettono al sentimento di fare breccia con vaporosità e dolcezza. C’è in questo caso una forza attrattiva che dall’alto spinge giù con una leggera vertigine verde che converge in basso al centro e l’occhio la segue. Si tratta di una discesa che guida la riflessione dalle cose più aeree e fumose alla concretezza della natura, con i fiori, effimere creature di mezzo, stupendi splendori.

Laura Marchetto, Omaggio a Raffaello, acquerello, 2021,
Confrontarsi con le opere realizzate dai grandi pittori della storia dell’arte non è mai semplice, inevitabilmente si tende a non brillare e queste prove a nasconderle. Non è questo il caso, anzi il confronto regge bene con l’originale. La mano è diversa, Raffaello è più dolce, qui invece c’è un po’ più di spigolosità. Gli sguardi sono piuttosto prossimi, il bambino è appena più naturale, la madre pare più adulta. La resa degli abiti, sia nelle trame decorative sia nelle stoffe, è ugualmente felice e vivace. Unica nota la resa dei raggi delle aureole, di cui però si deve tener conto della resa tecnica dell’acquerello. La nostra artista ha utilizzato nuovamente il candore della carta, studiato bene il disegno e scelto il taglio della sua composizione. L’esito è felice, espressivo, e superato questo scoglio non c’è più nulla che debba temere, non se adotta lo stesso rigore qui presente. Anche lo sfondo in Raffaello è lo stesso, c’è in lui però un maggior calore, più diffuso, ed una morbidezza cinquecentesca lumeggiata. Per la nostra acquerellista questa è una prova egregia.
L’articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.