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La Città delle Artiste ospita... Luca Cisternino, vivacità artistica guizzante e con brio

Luca Cisternino è un artista versatile le cui qualità risiedono nell’immediatezza del tratto e nella vivacità espressiva. Le tecniche utilizzate sono molteplici e due quelle che più lo rappresentano: il disegno a matita e la pittura ad acrilico. I soggetti scelti di volta in volta non hanno il carattere della copia, soprattutto  nella realizzazione finale, dove si connotano per un’evidente originalità. Particolare slancio si denota nella composizione delle nature morte e dei vasi di fiori, nonché nei piccoli paesaggi a matita (riquadrati, colorati e non). C’è di fondo un’onnipresente positività, uno sguardo che vaglia la realtà con leggerezza e la restituisce con brio. D’effetto anche il disegno tecnico, per non dire quello più simbolico. Quest’artista è senza dubbio molto prolifico, con le mani sempre in pasta, al quale auguro di proseguire così affinando sempre più la capacità artistica.

Luca Cisternino, Vicolo delle rose, acrilico, 24x30 cm,

Il fulcro attorno a cui quest’opera verte è una porta blu, una soglia chiusa che separa lo spazio pittorico da un vuoto nulla. Ci pensano le rose a fornire tutta quella vitalità sanguigna di cui c’è bisogno, in un florilegio ricco e fluente che colpisce e rassicura. Si tratta di un vero e proprio roseto che dai vasi si abbarbica alle candide pareti di un’amena località estiva. La luce che non raggiunge l’interno della porta lambisce la superficie dei vasi conferendo in poche e semplici pennellate grande rotondità e spazialità. Più interessante è la resa delle rose nella zona al di sopra dell’arcata, da cui pende la lanterna con un effetto volumetrico tridimensionale. Il senso di profondità è ben simulato con un passaggio tonale, specialmente nella zona sotto l’arco, che assume dei toni perfino romantici, morbidi. Si tratta di una pittura, questa, che tiene conto del colpo d’occhio e che registra ciò che vede per restituirlo d’un subito con immediatezza.

Luca Cisternino, Vaso di anemoni e papaveri, acrilico, 40x50 cm, 2024,

Il segreto di quest’opera è l’essenzialità con cui il soggetto è stato reinterpretato senza badare agli orpelli del preziosismo e dell’ornato. I papaveri di un rosso aranciato si intrecciano ai bianchi anemoni giapponesi in uno splendido vaso dalla superficie a specchio. Sul piano ligneo un anemone e poi un petalo di papavero in modo da conferire un ritmo alla composizione che appaga la vista. D’effetto la duplice colorazione dello sfondo che pone a risalto sia i colori caldi sia quelli freddi in una piacevole selva di foglie. Parlano d’estate questi fiori, candidi e freschi, focosi e passionali, per un mistero di riflessi a contenerli.

Luca Cisternino, I girasoli con gli occhiali, acrilico, 50x60 cm, 2024,

«I girasoli con gli occhiali mi hanno detto “Stai attento alla luce”». Si tratta di una riga del testo della canzone di Lucio Corsi, Volevo essere un duro, che per una fortuita combinazione pare calzare a pennello con quest’opera. I girasoli, greci figli della ninfa Clizia, non potrebbero seguire tutto il giorno l’andamento del sole se non fossero dotati appunto di occhiali da sole. Questi soggetti antropomorfi sono spigliati ed allegri, solari, sul punto di danzare come all’interno del mondo fantastico di Alice nel paese delle meraviglie. Colpisce anche lo sfondo, un lento e dolce digradare dalle tonalità dall’arancio della calura estiva all’azzurro-blu della sera temperata. Le corolle sono piuttosto realistiche con petali trasparenti, perché colpiti dal sole, e steli e foglie dal colore più graffiato.

Luca Cisternino, Ripresa da Paul Cézanne, acrilico, 30x40 cm, 2024,

Quando un artista rivolge la propria attenzione ad un altro è sempre, o così dovrebbe, per reinterpretare l’opera con il proprio stile. È questo il caso che guarda da vicino ad una Natura morta con brocca dell’artista francese Paul Cézanne, con delle qualità per così dire originali specialmente nel modo spesso di profilare i vari elementi. Il tavolo, lo sfondo e la brocca si caratterizzano per pennellate ampie e distese con un colore che lentamente trascolora, mentre i frutti (delle pere) sono guizzanti, taglienti quasi gemme sfacettate che baluginano alla luce. Certo i colori di Cézanne sono in perfetto equilibrio, concreti e differenziati a livello di superfici, ma non hanno la rapida vivacità qui presente. Occorre anche sottolineare che in questo caso le ombre (a parte quelle della brocca) sono date col grigio. Colpisce quella nube blu, o scia, sulla parete di fondo che corrisponde ai colori della giara in un efficace gioco contrappuntistico.

Luca Cisternino, La quercia, grafite e carboncino,

Una quercia si erge imponente ed aggraziata in una serena e pacifica giornata primaverile. La campagna è lussureggiante e non c’è quasi alcun segno della presenza dell’uomo (tranne che per quei solchi che scandiscono i campi coltivati sulla vallata all’orizzonte). L’effetto generale della composizione è in un certo qual modo fotografico, in bianco e nero, da illustrazione da romanzo d’altri tempi. Quel ramo che si snoda nello spazio con un equilibrio leggero e danzante rappresenta tutto il fascino nello scegliere un soggetto artistico per una composizione che non è soltanto piacevole, ma emozionale. È evidente una cura realizzativa perita ed attenta che studia le superfici in rapporto agli effetti di luce. Ogni segno concorre ad infondere una vitalità arguta e si avverte distintamente la brezza che accarezza i prati e fa vibrare le foglie sui rami. C’è infine la volontà di conferire una tridimensionalità spaziale tramite una maggiore o minore incisività del segno della matita o del carboncino.

Luca Cisternino, Skyline ideale, marker e penna su carta,

Pare di trovarsi all’interno di una metropoli ideale in cui tutto è disposto e si muove con ordine, mentre la giornata trascorre con placida calma. Le ombre si allungano al transitare delle auto oppure mentre queste attendono il passaggio dei pedoni sulle strisce. Le vetrate dei palazzi colpite dal sole risplendono in molteplici bagliori opalescenti. Questa potrebbe anche essere una quinta architettonica creata per mettere in scena uno spettacolo teatrale, un fondale immaginario con un punto di fuga centrale per vicende urbane che hanno comunque un sapore antico. Interessante anche il punto di vista dall’alto, il cosiddetto “a volo d’uccello” che dà una visione d’insieme per una megalopoli dalle ampie strade che ha soppiantato la natura.

L’articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.