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La Città delle Artiste ospita... Fulvio Taccini, l’artista della luce che si trasfigura nel colore

 

Fulvio Taccini è un artista toscano di lunga carriera, autodidatta, ambidestro e figlio di ceramisti che da sempre ama sperimentare gli stili e le tecniche nelle sue opere con brillanti intuizioni. Si coglie inoltre nell’artista una forte fede che lo porta non solo a realizzare soggetti sacri, ma anche a portare in essi quella che è la sua propria riflessione. Nel corso della sua vita ha realizzato, e continua a farlo, una grande quantità di opere che meriterebbero ancora più spazio di quello qui dedicatogli. Le tecniche note sono svariate: dall’olio alla tempera, dalla matita alla sanguigna, dalla pittura ceramica all’acquerello alla biro. Nella sua galleria virtuale (per così dire) ha realizzato ritratti, opere sacre, opere astratte, istallazioni, ceramiche, mobili e disegni. È da notare che una parte della sua produzione si ispira a Boccioni (ad esempio nei cavalli), all’aerofuturismo, all’astrattismo, al simbolismo e alle copie d’autore… tutto ciò non è però un esercizio pedissequo, ma un ragionare su questi temi per produrre un percorso nuovo, parallelo magari, che sia più affine al suo modo di vedere e sentire l’arte.

Ultima Cena, tecnica mista su legno,

Nell’oscurità di una notte senza luce si sta per compiere uno degli eventi cardine di tutta la cristianità. Finita la cena (infatti i piatti sono già vuoti), Gesù deve aver appena rivelato ai dodici che uno di loro lo tradirà e ora è in piedi e sta per compiere il rito fondativo per la prima volta (forse). Giuda è seduto di fronte a Cristo, con un punto di vista che è simile a quello dell’osservatore, e non solo riceve in pieno la luce del Sacro Cuore di Gesù, ma assiste anche alla visione della Vera Croce, Croce delle croci, e della colomba dello Spirito Santo e dunque più sopra alla rivelazione del Paradiso e quindi di Dio. Giuda si trova nel massimo della luce e di conseguenza anche nel massimo dell’ombra… Non sfugga inoltre la presenza di un’altra persona, Maria, la quale è qui come se generasse nuovamente suo figlio e lo offrisse concretamente un’altra volta al mondo. I volti degli apostoli rappresentano tutta l’umanità, diversi per età ed origine, qui riuniti fraternamente. Interessantissima la resa del colore che è creato dalla presenza/assenza della luce, come in natura, unita all’uso dell’oro.

Amore, tecnica mista,

Che cosa può venire da un piatto di ceramica rotto? Certo in Giappone si sarebbe esaltata la rottura con l’oro, mentre qui l’artista decide di porre le due metà in un dipinto riunendole così in una modalità simile a quella già praticata dal Botticelli nel Ritratto d’uomo con medaglia di Cosimo il Vecchio. Due metà spezzatesi che ritrovano l’unità in un incastro impossibile eppure saldo, vivace e sognante: niente di meglio per una storia d’amore. Un uomo contempla rapito una donna che probabilmente riposa accanto a lui in un luogo idilliaco. I colori sono quelli dell’arcobaleno e producono una delicata bellezza raggiante, ma poi… La rottura del piatto… e il colore nero nella metà della donna… fanno sospettare che lei non sia più tra i vivi. Stando così le cose non potrebbe trattarsi dell’incontro tra Beatrice e Dante nel Paradiso terreste, sulla cima del Purgatorio? In questo luogo ameno sono presenti tutte le beltà naturali e ogni cosa, dalle foglie degli ulivi alla spuma delle onde, è sfiorata dalla brezza primaverile e dalla luce del sole che riscalda con il suo tepore. Di nuovo è la luce che sprigiona il colore e tutto ciò che irradia viene trasfigurato.

Moto perpetuo e Cavalli in libertà, tecnica mista, collezione privata,

Siamo di fronte ad un’opera eccentrica sia per la modalità d’esecuzione sia per lo stile adottato che, se anche rimanda per certi versi a Umberto Boccioni e dall’altra all’Aerofuturismo, è sempre originale a sé stesso e dice la sua anche nella prossimità artistica. Si tratta di due lati di un unico pannello il quale, montato su una struttura rotante simile a quella di una lavagna, è stato dipinto contemporaneamente “avanti ed indietro” anche nell’ottica di non sprecare il colore. In Moto perpetuo assistiamo probabilmente alla frenesia di una città nell’ora di punta, un vorticoso gioco di bagliori luminosi, un’incandescenza da metalli in una forgia, una furia caleidoscopica che ottunde i sensi, ma soddisfa e attrae la vista. In Cavalli in libertà pare invece che la modernità con le sue allucinazioni venga invasa da una mandria di cavalli d’oro sottratti a qualche mito antico. Che si tratti forse di un richiamo alla natura, all’essere vivente, in una società che non vede altro che progresso, guadagno e successo? C’è una dinamicità diversa qui da Boccioni, non sembra di vedere un’esaltazione dell’energia sprigionata, ma un contrasto per così dire di due luci: l’una artificiale e l’altra naturale.

Demarista Parretti, olio su tela,

L’artista ha realizzato qui il ritratto di una figura, quella di Demarista Parretti, che è stata figlia spirituale di Padre Pio nonché fondatrice del Centro di Spiritualità Francescana del Virginiolo. La palette di colori scelta per questo dipinto è celestiale e crea un forte impatto visivo ed emotivo nell’osservatore. Sono presenti in questo ritratto tutti i toni più tenui dal violetto al rosa, dal verde chiaro al celeste, all’oro, come sostanzialmente se fosse tutto fatto della stessa sostanza della perla e come questa brillasse iridescente. Da notare inoltre la delicata trama dei fiori della camicia e poi la resa dei capelli armonici pur se un poco scompigliati dal vento. Ciò che più colpisce è comunque lo sguardo con questo accenno di sorriso e questi limpidissimi occhi che sanno guardarti dentro.

Tempesta perfetta, tecnica mista e inserti polimaterici,

Un grande veliero è in balia delle onde ruggenti agitate dai venti di una tempesta violentissima. Il vascello, che piacerebbe ad un corsaro, è ingovernabile ed i suoi marinai non possono nulla contro questi fulmini rossi e l’unica loro scelta è forse affidarsi alla preghiera. Assistiamo a questa scena da un altro veliero probabilmente in fiamme, oppure viene il sospetto di essersi già tuffati nel disperato tentativo di sfuggire al fuoco. Attorno a noi c’è quanto si trovava sul veliero e nulla v’è di utile nella tecnologia, nulla nei telefoni oppure in quei frammenti di cd, depositari di un sapere ormai perduto. Una possibilità di comunicazione però potrebbe esserci ed è quella bottiglia con messaggio che galleggia incolume al centro. Un moto di curiosità ci fa avvicinare ed ecco la verità… al suo interno c’è un piccolo specchio che ci riflette. Uno scherzo o un messaggio più profondo, un monito? Un invito a pensare per comprendere che il nostro tempo è limitato e occorre guardarsi bene da quel che si fa perché dalle scelte non si torna mai indietro. Ciò che si riesce ad ottenere deve essere in grado di resistere contro i colpi della fortuna, la sorte, altrimenti sarà tutto vano ed inutile. Come a dire conosci te stesso. Di nuovo è la luce che da origine ai colori e alla scena altrimenti nell’oscurità più completa.

Crocifissione, olio su tela,

Quest’opera è unica nel suo genere ed è come se l’artista volesse trasporre quest’evento drammatico nella nostra contemporaneità ed infatti fa sorgere dei grattacieli dove dovrebbe esserci il Golgota, luogo in cui secondo la tradizione si conservano le spoglie di Adamo. È una notte buia, molto cupa e silenziosa in cui però una luce innaturale, livida, già avvolge la croce e si muove abbondante attorno ad essa. Si tratta di certo di una luce divina che non solo viene dall’esterno, ma anche da quello che è il corpo piagato del Cristo, dalle braccia, dal capo, dalle spalle. Anche i grattacieli emanano luce, ma in misura minore perché appunto essa è in questo caso artificiale e non si espande come quella divina, mistica… oppure la luce attorno ai palazzi è già quella della salvezza che si emana dal corpo e dal sangue di Cristo? Un altro elemento sorprendente è il volto di Gesù che, anche se sembra che ci sfugga, è lì, reale, ed è così commovente… Nonostante tutto quel dolore la sua espressione è dolce, serena, priva di patimento e certamente viva. Non è un Cristo Patiens (sofferente), ma Triumphans, dagli occhi aperti, perché appunto ha vinto la morte. Questa è un’opera così intensa che non può essere eguagliata nemmeno da quelle più vertiginose di Dalì.

L’articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.