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Alfonso Battaglia è un appassionato fotografo, dedito alla realizzazione di scatti sulla natura e sugli animali, principalmente fiori e volatili, in maniera vivace, mai banale o monotona. Queste sue opere (è il caso di dirlo) sono realizzate in sedute di posa mediamente lunghe che però valgono la pena, visti i risultati ottenuti. Si tratta di fotogrammi di ottima qualità che conferiscono ai suoi soggetti carattere e temperamento, simili a quelli umani, per esperienze più profonde, che non si fermano al dato visivo, ma vanno oltre stimolando la riflessione. Fieri volatili, al tempo stesso di grande innocenza, esprimono emozioni (a volte anche d’amore) intense, mentre corolle danzanti gioiscono al sole. Si tratta di pose che colpiscono, semplici e d’impatto, con tagli scenici da vero regista che rivelano un intento narrativo spiccato e morbido, paziente ed innamorato.

Alfonso Battaglia, Merlo, fotografia,
La nera livrea piumata del Turdus merula, comunemente detto merlo, risplende di un’oscurità intensa che lo fa stagliare in questo letto di fiume, o laghetto, coperto di ciottoli chiari e levigati. Il fotografo non lascia nulla al caso, esaltando un così nobile soggetto attraverso la resa della profondità che via via digrada sfocandosi all’orizzonte. Le acque sono immobili e creano un effetto specchio suggestivo, così come stupisce la visione di cielo nell’iride d’onice della creatura, mentre il becco d’alabastro è lambito da un pallido sole. Il portamento di questo volatile è altiero e nobile, con l’arto destro ancorato al sasso, la sinistra nell’acqua e la coda quasi un mantello a strascico. Questo fotogramma immortala un attimo, una sosta studiata ed arguta in cerca di cibo, oppure rivolta ad una merla, la sua compagna di vita.

Alfonso Battaglia, Zinnia, fotografia,
Nell’oscurità dell’abisso vuoto un fiore danza illuminato dal sole, mentre una lacrima, limpida gemma di rugiada, sta per irrorare la terra. La posa lievemente inclinata dello stelo fa sì che i petali, della corolla in primo piano, rilucano di un tenue giallo-aranciato simile al color dell’oro. Il mondo esterno è visibile, o almeno intuibile, tramite quest’unica goccia in cui il tutto risuona e viene rifratto in maniera imprevedibilmente geometrica. Questo fiore, forse una Zinnia, pare un’isola, una galassia in uno spazio vuoto che riluce di luce propria in un silenzio siderale.

Alfonso Battaglia, Coppia di Tortore dal collare orientale, fotografia,
C’è molta tenerezza in questo scatto, un sentimento che si può senz’altro definire amoroso, una convivialità quotidiana per una coppia solida e duratura. Il sole lambisce i due uccelli amorosi alle spalle, conferendo loro un’aura vivace che non solo delinea i contorni, ma fa anche risaltare le figure. La trasversalità del palo su cui i due volati si sono posti è un ottimo accorgimento escogitato dal fotografo per evitare la staticità e l’immobilità della scena ottenendo una scioltezza spontanea indimenticabile che ispira dolcezza. A colpire maggiormente è proprio questo atteggiamento d’affetto tipicamente umano (di cui oggi c’è sempre più bisogno visto le terribili atrocità di cui l’umanità continua a macchiarsi), questo scambio di carezze in intimità, questo senso di protezione in cui riposare sicuri.

Alfonso Battaglia, Scoiattolo rosso, fotografia,
Il fotografo si dimostra qui più veloce del roditore che non riesce ad evitare di farsi immortalare sul punto di darsela a gambe. La luce giunge da sinistra e non solo rivela tutta la lucentezza della pelliccia dello scoiattolo, ma anche la complessa trama degli intrecci nodosi della corteccia della pianta. Questo scatto, come quasi tutti quelli presenti, deve essere costato molta fatica, specialmente nel tempo d’attesa, ripagando però nel risultato finale tutti gli sforzi fatti. Emerge in tutte queste opere una passione che osserva con sensibilità queste creature e/o piante per restituirle con amore e dignità in scatti non pedanti e codificati, ma ariosi, aerei e studiatissimi nell’infondere leggerezza.

Alfonso Battaglia, Martin pescatore, fotografia,
L’Alcedo atthis, detto anche Alcione, è il nome scientifico del Martin pescatore che qui pare un totem degli indiani d’america con le ali spiegate verso l’alto e la testa più grande del corpo. Ben ancorato ad una protuberanza di legno secco è del tutto immobile ed attende il momento propizio per gettarsi in acqua, catturare la preda e cibarsene immediatamente. La sua posa rigorosa rassembla quella di un’antropomorfa divinità egizia dalla testa di animale che qui si è interamente mutata nella creatura della fauna di fiume. L’arancio-rosato si mescola e coesiste con il verde-azzurro della coda, delle spalle e del capo, con piume che qui ricordano le scaglie della pelle di un drago. Il becco semi chiuso è un prodigio dell’aerodinamica naturale e ricorda un grosso coltello o ago da pesca con cui condivide certamente la taglienza. Ottimo lo sfondo verde delle foglie delle piante che, così sfocate, conferiscono un brio vivace e ritmato alla staticità dell'animale, con un fortunatissimo contrasto cromatico.

Alfonso Battaglia, Papaveri, fotografia,
Copiosi sono i papaveri in questa fotografia, bagnati da un sole abbacinante che biancheggia l’orizzonte rendendolo quasi la tela di una pittrice. Non c’è nulla di più nobile d’un papavero che nasce d’aprile, copioso, come il sangue versato per noi dai nostri partigiani, siano stati della prima o dell’ultim’ora. Il verde di questo prato è vivo e guizzante, appena intirizzito da un freddo mortifero che comunque non riesce a vincere il calore pulsante delle corolle. Dove siete sepolti, o partigiani leoniceni, dove vi hanno deposto quei bruti dopo avervi fatto sfilare con la stessa premura d’un’Achille omerico nei confronti del cadavere di Ettore? I papaveri non lo sanno e così crescono spontanei un po’ ovunque per essere sicuri di omaggiare quelle spoglie, immemori e vessate, ma colme d’amore.

Alfonso Battaglia, Upupa, fotografia,
Un’upupa si pavoneggia, probabilmente di fronte ad una femmina che non si vede, dando il meglio di sé grazie al suo piumaggio arancio-rosato e la cresta eretta, in un paradisiaco prato di tarassaco. A ben vedere questo volatile pare un folletto proveniente dal popolo minuto, più piccolo dei fiori che lo circondano, ma non meno grazioso ed attraente con questo becco affusolato ed adunco. La livrea di questo pennuto pare ideata da un’artista con colori cangianti con punte di un bruno nerastro che stupiscono ed affascinano. Purtroppo questa specie gode di una cattiva fama con ingiuste credenze che dovrebbero essere deposte perché adombrano la sua meraviglia. U-pu-pu direbbe lui, mentre il tiepido sole della fotografia lo sfiora, con l’oscurità che incombe sul paesaggio esaltando i toni caldi del giallo e dell’arancio, rivitalizzando il verde.
L’articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.