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Ivana Schiavo, per un aggiornamento

L’arte non sa cos’è il riposo. Trovo sia interessante ritornare alle artiste già intervistate per toccare con mano il percorso raggiunto, le nuove opere e i progetti futuri. Ecco le nuove opere di Ivana Schiavo...

La maschera,

C’è in quest’opera un’idea di svelamento, quasi un risveglio della mente e dell’animo da uno stato di incoscienza ad uno di piena lucidità. Si potrebbe anche pensare che un velo stia scivolando da questo viso addormentato forse a significare che anche i sensi, tatto e udito, si stanno risvegliando. Che cosa sta accadendo? Tutto ciò rappresenta la nascita di una nuova consapevolezza, di una coscienza più profonda e sensibile che smussa le asperità del carattere per far brillare al meglio il proprio io interiore come una gemma ben cesellata. C’è un’imperturbabilità in questo viso che rasserena, unita al bianco caldo dello sfondo, e sarebbe interessante capire che cosa comporterebbe un suo cambiamento di stato. Certamente in questa condizione di sopore emergerebbe una figura senza filtri, autentica, che al destarsi indossa una maschera o più per difendersi dal mondo. Che si tratti magari dell’anima alla ricerca della sua identità? Si avverte comunque che una scelta è in atto e la risoluzione porterà ad un risveglio con ciò che esso comporterà. Di questo viso non vediamo i capelli ed è come se si trattasse di una scelta voluta per renderlo più impersonale e quindi generico per garantire un maggior grado di immedesimazione ed empatia da parte dell’osservatore. Per concludere si consiglia di sostare più a lungo di fronte ad un’opera, si scopriranno sempre dettagli imprevedibili e forse anche non visti dall’artista.

Il mondo dei pensieri,

Si ha in questo dipinto l’impressione di trovarsi di fronte ad un arazzo la cui trama di fili restituisce inoltre una sensazione tattile inaspettata. Il vero elemento che colpisce è la capigliatura di questa figura femminile che imita le movenze e le ondulazioni dei rami degli alberi durante la primavera, quando nascono le gemme dei fiori. Gli stessi colori della chioma scendono anche sulle spalle e sulla schiena, ma qui più che alla natura il rimando è alle piume: elemento aereo che conferisce all’opera una leggerezza inaspettata. Lo sfondo non è inerme e corrisponde con gli stessi elementi della figura, ne è attratto, così che i confini tra loro si annullano e un senso di spaesamento misterioso pervade ogni cosa. Anche questa sorta di ritratto ha gli occhi chiusi, ma qui il senso di imperturbabilità vacilla e si coglie un patimento interiore, un turbamento che fa tremare tutto e congela la scena. Potrebbe trattarsi di un’amadriade, figura mitologica degli alberi, sua entità custode dotata però di libertà di movimento. Può darsi sia anche un’incantatrice colta nell’atto di trasformarsi, oppure Dafne che sfuggita ad Apollo si sta già tramutando in un maestoso alloro.

Lasciatemi sognare,

Viene da chiedersi se in questo caso non siamo di fronte ad un autoritratto dell’artista visto che la somiglianza è evidente. Come si può immaginare c’è un legame con le opere precedenti che se non è nello stato di sopore, è negli occhi chiusi e nella presenza di una sola metà del viso. In questo caso torna una capigliatura più naturale e ondeggiante in un mare di pensieri circolari che si muovono, fluttuano, come lucciole. In questo caso le labbra accennano a un sorriso e il realismo è più evidente, ma ancora alle soglie del reale. Pare quasi che l’animo si sia via via ricostruito prima del risveglio definitivo e per fare ciò abbia dovuto attraversare più fasi. Può darsi che l’io interiore stia riemergendo dalle profondità della mente per potersi esprimere a pieno ammantandosi di una parvenza più comprensibile. Molti misteri in queste misteriose opere che non hanno bisogno di essere svelati, ma intuiti, soppesati e valutati in una sorta di pesatura dell’anima tipica degli egizi. Siamo in un’ottica di trasformazione che muta la propria interiorità in una modalità adattativa e sensibile. Lo sfondo chiaro, dai toni del verde, contrasta con l’oscurità dei capelli specialmente nella zona del collo. Un dettaglio curioso che da profondità e rappresenta forse parti dell’animo tenute segrete, celate.

L’abbraccio, copia da Peter Wever,

L’atmosfera in questo dipinto è qualcosa di insolito e, se anche l’abbraccio è al centro della scena, non si può trascurare l’effetto fumigante dello sfondo. C’è quasi una volontà di scardinare l’immobilità dell’opera e il livello raggiunto rappresenta un buon compromesso. Le due figure sono prese in un vorticare di emozioni e tutto ciò che sta attorno si sfalda e facendosi indistinto asseconda, focalizza il sentimento al centro della tela. Si tratta di emozioni intense e la gestualità è evidente, un po’ esibita, in cui i confini tra le due figure non sono così netti (avvicinandosi dunque allo sfondo). Di queste due figure non sappiamo nulla, ignoriamo perfino i loro volti e la larghezza degli abiti come anche le fisionomie assecondano ciò. Si potrebbe pensare che la vicenda più che accadere nella realtà avvenga in un ricordo che, eliminati i dettagli superflui, trattiene soltanto ciò che è essenziale. Che si tratti di un incontro a lungo atteso? Parrebbe di sì e ciò comunicano anche i gesti e le pose adottate. I toni del blu invitano alla calma, a riflettere e soppesare quello che ci viene mostrato. Si tratta di una copia da Peter Wever con lo stesso soggetto, eppure liberamente eseguita attraverso un tocco personale e un gusto certo più dolce (almeno rispetto alla versione scelta).

L’articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.