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I toni del giallo

Che cosa ci ricorda il colore giallo? La nostra mente ci offre da sé un’infinità di opzioni tutte valide e scambievoli, ma stabilire qualcosa è sempre un po’ limitare. Proviamo quindi a dire che cosa non è. Certamente non si tratta di un pigmento che offre calma e rilassamento (come invece il blu, suo complementare), bensì al contrario è un concentrato di energie vitali dinamiche e sempre nuove. Un fare quindi che non si ferma e proprio per questo è associato anche al calore e alla luce del sole che appunto permette la vita. Non c’è nulla di più essenziale e da ciò si può anche capire perché gli è stata attribuita una valenza sacra, specialmente nell’arte. L’oro è prezioso, tenuto in grande pregio, e quindi dato con cura, celato, custodito. Non è comunque un colore artificiale perché ne fa uso la natura per i suoi prodigi floreali e animali. Il giallo piace molto alla moda per il suo essere appariscente e chi lo indossa attira l’attenzione, si staglia con enfasi. Ci sono inoltre dei modi creativi di usarlo… avete mai visto un gallo con un maglione color canarino? No, no, la mia non è follia. Proseguite con la lettura se non mi credete.

Gessica Tiziani, Buccia di limone,

Siamo di fronte ad un’opera che è la dimostrazione di come ogni cosa possa divenire oggetto dell’arte, anche quella che potrebbe in un primo momento apparire non soddisfacente. Ciò di cui si ha davvero bisogno è dello sguardo artistico, dell’ispirazione e di una manualità esercitata che consenta una piena espressione dell’idea su un supporto. Il giallo tenue e frizzante di questo limone, unito ad un verde ed un bianco pallidi, sono tutto ciò che serve per creare un’atmosfera insolita per una situazione che è invece comune, quotidiana. C’è senza dubbio un’idea di infinito che si muove sulle sue due anse, poli che sembrerebbero rimandare anche all’opera di Pistoletto. Può esserci ben di più e se guardiamo la buccia con occhio spaziale questi due estremi potrebbero essere dei pianeti orbitanti, oppure due buchi neri (uno chiaro ed uno scuro) in uno spazio vuoto che però è colmo di luce. Si noti bene come tutto ciò sia percepito dall’occhio, costruito e ricostruito, con il solo utilizzo dei toni del giallo in diverse gradazioni. È se ci si pensa un vero prodigio che denota la grande abilità evocativa dell’artista.

Paola Boron, Donna in giallo,

Un giallo brillante e dal potere solare è ciò che contraddistingue questo ritratto dagli altri della stessa artista. C’è un brio nuovo unito qui ad un gusto per il dettaglio che fa la differenza e intensifica lo sguardo raffigurato. Il giallo più energetico è certamente quello del cappello che rimanda all’eleganza della royalty britannica, tra l’appariscenza e la compostezza di una cerimonia di rappresentanza. A questo si unisca l’abito estivo con spalline, che immagino fasciante, con questo elemento di stoffa volatile sul petto. Di grande intuizione è inoltre quest’aura giallo tenue che circonda la figura e che è in risonanza con il grande orecchino d’ambra. Un ornamento davvero insolito e lungo che qui si colloca benissimo e bilancia l’intera composizione. Una punta di giallo è presente anche nei fiori in basso, nonché nella parte interna del cappello con queste accattivanti balze che dirigono la nostra attenzione sullo sguardo.

Michela Dal Zovo, Primavera,

Anche qui il giallo ha un ruolo prevalente e simboleggia la profusione vitale della primavera che ha atteso il suo momento con pazienza nel freddo dell’inverno. Qui il giallo è ancora di più il colore dell’energia, del calore del sole, della vita naturale che rinasce non appena avverte il tepore più dolce, annuncio della bella stagione. Questo giallo ha inoltre qualcosa di aereo che lo associa al vento, alla brezza, al dio Zefiro. Si crea un’atmosfera calda da brodo primordiale in cui prorompono i fiori quasi a riscattarsi dalla perdita e dal gelo dei mesi invernali. Un giallo quindi prezioso, che potrebbe anche richiamare il fondo d’oro, da storia dell’arte, che pone ora il passaggio da una stagione all’altra in un ambito sacro e mistico. Alcuni di questi fiori sono riusciti ad inglobare il giallo, linfa rigenerante, facendola propria, ma mai con la stessa tonalità.

Lara Ottaviani, El gallo,

Siamo di fronte ad un’opera incisoria (tramite linotipia) di carattere insolito e allegro, divertito, che si realizza in due fasi di impressione distinte. L’uso del giallo qui è prorompente e si staglia sul nero con forza. Il gioco degli spazi vuoti e pieni (tutto ciò che è inchiostrato) concorre alla realizzazione di una vignetta di impatto che è al tempo stesso prossima alla tipologia del santino. In sostanza questo gallo ringrazia la sua padrona per avergli donato un maglione dopo aver perso tutte le sue penne. L’accostamento è piacevole e fa capire l’originalità artistica e il desiderio di realizzare qualcosa di distintivo che faccia parlare di sé. Viene comunque da chiedersi perché il gallo abbia perso le piume… è stato forse spennato? Un rivale in amore lo ha privato del suo vanto? Non lo sapremo mai, che storia intrigante!

Sara Marchesini, Iris giallo,

In questi fiori è possibile ammirare svariati toni di giallo e si capisce quanto sia incantevole la natura che è in grado di creare questi prodigi con gratuità. È come se il colore dei petali si risvegliasse a contatto con il sole e vibrasse quasi animandosi. L’artista ha realizzato un’opera splendida che gioca con il contrasto dei toni del verde e accende questi fiori con un’intensità incandescente e viene da chiedersi se quelle striature non siano in realtà oro fuso distillato nel segreto delle corolle, quasi delle lacrime. C’è anche una certa dolcezza data dal color arancio e probabilmente dal rosa che si confondono tenui nel giallo e rimandano ad una certa atmosfera esotica, fresca, meditativa. È inutile, più si guarda questi steli e corolle e più se ne viene inebriati avvertendone tutta la loro sensualità.

Susanna Bedin e Miriam Giavarina, Juta latte e miele,

Si coglie subito il tema pastorale che ci parla qui di natura con i suoi tempi e cicli, di un fare antico che è quasi ancestrale, di rapporto tra umano e natura inscindibile. Il colore giallo-ambrato rimanda con enfasi al miele e alle api laboriose che facevano questo lavoro probabilmente ancor prima che l’uomo si rapportasse con loro. Qui il colore è dato puro, è intenso, corposo e coprente. Non si tratta di una superficie liscia, ma di bolle d’aria che rimandano con evidenza alle cellette dell’arnia e al diligente lavoro di trasformazione del polline in nettare. Ci sono poi una serie di colature che non sono certo frutto delle api, ma dell’uomo che si avvantaggia di questo prodotto e dovrebbe averne forse più cura e non agire come un orso goloso.

Stefania Magnabosco, Girasoli,

C’è una grazia compositiva in questo vaso di girasoli che è capace di renderli oggetto di un’opera d’arte in grado di sopravvivere molto a lungo rispetto al suo corrispettivo reale. Osservando ora per un attimo le ombre del dipinto si ha quasi la suggestione che questi fiori siano fatti di fuoco, simili a delle lingue di fiamma che per magia non bruciano nulla diventando dunque specchio del sole, loro signore. Proprio per questo loro guardare direttamente il sole ecco che si ammantano del colore della luce, il giallo, infiammandosi dell’ardore vitale senza temerne gli effetti negativi. Tutto questo certamente viene dalla conoscenza del fiore, ma è innegabile che le suggestioni descritte vengano in primis dall’abilità evocativa dell’artista. Ogni opera ci parla sempre su molti livelli e lo fa trasversalmente, così la vera fatica risiede nella decifrazione delle singole parti in accordo con le altre. Qual è il segreto? Una buona ed assidua frequentazione, come un’amicizia, no, meglio un amore.

L’articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.