• info@lacittàdelleartiste.it

Blog Single

Featured

Gregorio Castelli, per un aggiornamento

La Città delle Artiste ritorna oggi a trovare uno dei suoi ospiti, per un aggiornamento interessante su una tecnica ricercata e rara come la pirografia. Gregorio Castelli ne è un maestro ed ogni volta ritorna più esperto e raffinato, da non farselo sfuggire.

Gregorio Castelli, La Natura, maltrattata, si ribella e divora i suoi figli e le loro opere, pirografia, 2026,

Un volto femminile dalle insolite fattezze medusee s’appresta a divorare tutto quanto le si pari d’innanzi, fino a che dell’umanità e delle sue opere non resti nemmeno il ricordo. Un antico coro greco, quello tragico del Prometeo incatenato, più o meno direbbe così: «il grido della natura è lungo, ma voi non potete più udirlo» per indicare quanto l’uomo si sia fatto sordo non solo ai bisogni dei suoi simili, ma persino a quelli della terra, l’unica sua dimora possibile. La natura, questa terribile dea sempre giovane, non sembra particolarmente preoccupata (non per nulla Leopardi l’ha definita «matrigna»), non lo vede nemmeno l’uomo sotto quelle sue folte ciglia. Questa bocca come un baratro, tralasciando la bella venustà, ricorda anche il mito di Crono che divora i suoi figli pur di non perdere il potere… Più recente, associabile ad un buco nero, il malvagio Marvel di nome Galactus il «divoratore di pianeti». Si tratta dunque, questo al pirografo, di un originale di soggetto inedito.

Gregorio Castelli, La clessidra, ritorno alla polvere, pirografia, 2026,

«Polvere sei e polvere tornerai», «Mò me lo segno proprio» direbbe Troisi. Non servirebbe aggiungere altro a questa terribilità se non un po’ di speranza… la clessidra prima o poi si ribalterà e forse rompendosi si potrà uscire. Il grido dell’uomo poco accorto è terribile e risuona nelle orecchie della mente con enfasi. Il passare del tempo è doloroso, ma a lenire l’angoscia basta forse pensare che ne siamo tutti soggetti alla stessa maniera. In questo caso il tema non è nuovo, la spiaggia oltre il vetro può essere la riva del fiume dell’Ade oppure uno dei fiumi biblici del paradiso. Si guardi agli effetti della luce che disegnano l’opera in ogni sua parte, basta questa a dare i vari colori delle differenti materie. L’uomo combatte sprecando energie che gli consentirebbero di vivere meglio, lamentandosi di ciò che non ha e facendo soffrire ingiustamente gli altri.

Gregorio Castelli, Il rapporto tra l’uomo ed il destino, pirografia, 2026,

Il bivio e la scelta sono temi universali che hanno a che fare con il libero arbitrio e sono presenti nell’arte da sempre. Solitamente la scelta è più moralista, tra il bene ed il male (la virtù ed il vizio), tra la via facile della perdizione e quella ardua, ripida ed irta della rettitudine. In questo caso le vie sono entrambe ricche di ostacoli (e con una chiesa) e chi si accinge alla scielta non è un giovane od un cavaliere bensì un uomo molto maturo con un bastone da passeggio. Tra le nubi si erge il destino con il rocchetto di filo, quello della vita che prima o poi verrà tagliato da questa novella moira o parca greca, norna nordica. Che si tratti di Dio? Anche in questo caso i suoi occhi sono chiusi ed il suo aspetto ispira saggezza… Il cielo poi è colmo di nubi, luminosissime a destra, piene di buio nell’altro versante. Ultimo particolare il selciato della strada ricorda i mattoni d’oro del mondo di Oz, chissà quale sarà la scelta e che cosa lo aspetterà… in bocca al lupo.

Gregorio Castelli, Silenzioso dialogo al fiume Averno, pirografia, 2026,

Ciò che in quest’opera colpisce maggiormente è la cura posta nella luce, tutta proveniente dall’anima apparsa, capace di dare calore alla vicenda in corso. In questa sorta di caverna scura in cui scorre un misterioso fiume è giunto un bambino per rivedere il padre (od il nonno). L’incontro avviene, ma l’incomunicabilità resta… non c’è movimento se non per il giovane che protende la mano… l’anima trapassata non può agire e trasmette la sua carezza soltanto attraverso la luce che si irradia sul bimbo profilandolo. È un’opera ben fatta in cui la luce permette di vedere ogni elemento e scandirlo, avvertire le materie e differenziarle per un’esperienza di emozione parentale che promette miracoli. L’artista ha messo tanto di sé in questa composizione, come il desiderio di rivedere il padre, e pare giusto rassicurarlo sulla buona riuscita della sua ideazione.

Gregorio Castelli, L’abbraccio, pirografia, 2026,

Rimane soltanto un’opera da recensire, la più importante e sentita, che commemora la moglie dell’artista con profonda delicatezza ed affetto. L’anima abbraccia l’artista e lo bacia sulla fronte, quest’ultimo è in qualche modo conscio di ciò che sta accadendo, ricreando una sorta di Orfeo ed Euridice in chiave moderna. C’è una sciarpa che scende dalle spalle di lui e cinge le braccia di lei: che si tratti dell’amore? Entrambi hanno gli occhi chiusi, segno che la comunicazione avviene per vie più sottili, la via del cuore e degli occhi della mente. Rispetto a prima la luce è più oppressa dall’oscurità, ma qui si fa maggiormente avvolgente e rinfranca e libera. La nube impalpabile ed intangibile pare rilucere come un fuoco per un sentimento raccolto e intimo che promette attimi di felicità sopita.

L’articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.