- info@lacittàdelleartiste.it
Giulia Pagliarulo è un’artista ed illustratrice di origini pugliesi, attiva a Roma, che unisce la passione per gli animali a quella per gli abiti e le atmosfere ottocentesche per degli esiti evocativi e dolci, di grande tenerezza. Quest’illustratrice di originale creatività predilige la tecnica dell’acquerello, unita al tratto a penna ed all’uso del pastello, con pigmenti tenui e leggeri, soffusi, che conferiscono alle sue innumerevoli realizzazioni una vivacità fresca e leggiadra. I suoi soggetti non sono solo tratti dalla fauna boschiva e/o campagnola, più o meno antropomorfi, ma anche dalle creature fantastiche (come le fate) e dal mondo dei funghi (non scherzo). Le sue opere sono rasserenanti e spigliate, spesso virate al mondo dell’infanzia (o meglio al suo ricordo) con un gusto floreale sempre calibrato ed esperto, con uno sguardo lieto e vivificante che rassicura.

Giulia Pagliarulo, Barbagiannina, tecnica mista,
All’interno di una cornice ottocentesca si cela l’aggraziato ritratto di una barbagiannina che l’artista ha realizzato ad acquerello con contorni a penna. La figura imbellettata, con cappellino (detto bonnet) viola ornato di fiori, fiocchetto e mantellina di pizzo, si staglia da uno sfondo rosa monocromo con eleganza e spontaneità. Il piccolo formato ovale lo fa sembrare un ritratto portatile, uno di quelli per così dire “da viaggio”, per mostrare a chi lo deteneva gli affetti più cari durante la lontananza. Potrebbe inoltre trattarsi di un ritratto di fidanzamento, come si usava nell’alta società dei secoli passati, che anticipava le sembianze della futura sposa/o prima delle nozze. Si tratta di un’opera fresca e delicata, curata e piacevole, che fa risplendere questa barbagiannina dalla triplice livrea con romanticismo e morbida enfasi. Il soggetto è ispirato ad alcune foto d’epoca trovate sulla rete che l’artista ha saputo interpretare con semplicità e scioltezza di tratto.

Giulia Pagliarulo, Piccola fata esploratrice, tecnica mista,
Una giovane fata sta per intraprendere un’avventura assieme ai suoi amici del piccolo mondo naturale, gli insetti, innerpicandosi sui rami di un ciliegio in fiore. La bimba fatata si rivolge all’osservatore, facendo sì che anch’egli sia parte della vicenda narrata, mentre consulta una mappa con l’aiuto di un bruco navigatore e di un’anziana coccinella che sorregge una bussola. Assieme a loro c’è anche una chiocciola rosa dall’elegante cappellino e foulard abbinato. Gli insetti hanno qui atteggiamenti antropomorfi ed interagiscono con una creatura umana che condivide con loro elementi da insetto come le ali di farfalla: una simbiosi perfetta per una compagnia inaspettata. Per quanto pertiene alla tecnica, il disegno a matita, ripassato poi a penna, è sciolto e guizzante con una capziosità di dettaglio che stimola la creatività. I colori pastello degli acquerelli sono molto tenui con le gamme più scure stese per le ombre e quelle più chiare date direttamente dal bianco della carta.

Giulia Pagliarulo, Coppia di Tortore (Giorgino e Danae), tecnica mista,
Quando due tortore si incontrano formano una coppia per tutta la vita e sono tra loro indivisibili. Questo vincolo d’amore è ben sottolineato dall’artista che pone le due metà su di uno stesso ramo, in posizione opposta e speculare, mentre si osservano in un andamento avvitato, con lo spazio vuoto tra loro a ricordare una forma a cuore. Le tortore dall’omonimo colore sono della specie “dal collare orientale” e qui indossano cappello e veletta tipici di fine ottocento - inizio novecento. Il colore è steso con esperienza, capace di imitare le varie parti del piumaggio con accenni molto realistici pur per un acquerello sciolto, dai contorni a penna neri. Di nuovo si gioca con i bianchi del supporto e con alcuni elementi lasciati all’immaginazione per stimolare la mente.

Giulia Pagliarulo, La signorina Teresa, tecnica mista,
Si potrebbe considerare quest’opera un vero e proprio ritratto di un’agiata signorina della Belle Époque in posa di fronte ad un’artista, trattandosi di un’effige a colori e non di una foto in bianco e nero o color seppia. Secondo l’idea dell’illustratrice, la signorina Teresa è qui raffigurata in attesa di un giovane che le ha evidentemente dato buca; ben presto ne sarà convinta e metterà da parte ogni fantasia amorosa. Non c’è nulla in lei che non vada: è elegante, vivace, garbata e sa stare in società… probabilmente avrà sbagliato secolo, ma c’è in lei un fascino particolare, un non so chè di avenente ed intrigante. Per quanto riguarda la tecnica si noti che qui i contorni non sono dati tutti con la stessa penna, ma ognuno utilizza un colore più scuro simile a quelli dell’oggetto a cui fa da contorno, conferendo maggior realismo, tridimensionalità e ritmo. Si gioca sempre con gli effetti di luce ed il bianco della carta.

Giulia Pagliarulo, Una passeggiata, tecnica mista,
C’è un chè di biblico in quest’opera che rimanda almeno a tre episodi: l’asperità del Sinai, il roveto ardente e l’agnelo immolato al posto di Isacco. L’albero torto e ritorto pare un ulivo che il vento ha modellato col tempo e che… non è possibile dire se sia ancora vivo o meno, ma visto il soggetto fa ben sperare. È l’alba ed il tenue sole tra il giallo e l’arancio fa le sue magie: indora le corteccie scheletriche, dona una tinta rosata alle capre e sfumature viola alle rocce. A livello compositivo è interessante il rettangolo luminoso, quasi una sorta di aureola laica, che (come per quelle quadrate paleocristiane) indica che ad essere effigiati sono dei viventi. L’ammasso roccioso ha il carattere di un’apparizione sul quale svetta l’albero nodoso simile ad una bandiera scossa dal vento. Soffermandosi poi sulle due capre si può dire che vi sia tra loro un rapporto filiale, la madre (o la nonna) sta insegnando al piccolo la sopravvivenza e lo fa con mitezza ed affetto ricambiando lo sguardo innocente e curioso del capretto felice di stare al mondo, non ancora temprato dalla vita.

Giulia Pagliarulo, Mamma anatra, tecnica mista,
Mamma anatra passeggia assieme ai due suoi anatroccoli lungo la costa di un placido fiume con deliziosa leggerezza, tra tenui tinte e delicatezza da sogno. Gli atteggiamenti sono nuovamente antropomorfi (vengono in mente le oche de’ Gli Aristogatti) con cappellini e foulard alla moda in un contesto vacanziero e lieto, privo di turbamenti ed ansie (perfino il formato tondo del supporto è privo di asperità). I colori delle livree dei pulcini sono molteplici con i pigmenti che trascolorano dall’uno all’altro, lo stesso può dirsi per le acque ed il paesaggio all’orizzonte, leonardesco in un mare di nebbia. C’è una vaporosità impalpabile ed un’ariosità fresca e liquida che fa sembrare il tutto una decorazione per una porcellana da esposizione, di quelle più preziose. Sembra di trovarsi in un ricordo, uno di quelli in cui tutto muta (l’aspetto di certo), ma non la saldezza delle emozioni e dei sentimenti provati.
L’articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.