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Giovanna Garzoni, pittrice miniaturista colta e raffinata

Giovanna Garzoni (Ascoli Piceno 1600 – Roma 1670) è una pittrice miniaturista dedita alle nature morte e ai ritrattini di piccolo formato. La pittrice riceve una formazione artistica in ambito famigliare prima di recarsi a Venezia (assieme al fratello Mattio) nel 1617, data in cui si trova a studiare alla scuola di calligrafia di G. Rogni. Nel 1622 sposa il pittore Tiberio Tinelli, ottenendone però l’annullamento nel 1624.

Vaso cinese con fichi, un uccello e ciliegie, acquerello su pergamena, 1650, Palazzo Pitti

Nel 1630, a causa dell’imminente arrivo della peste in laguna, raggiunge Napoli assieme al fratello e forse la stessa Artemisia Gentileschi. Nel 1631 è a Roma, mentre nel 1632 diviene artista alla corte sabauda presso la duchessa Cristina di Francia.

Ritratto di Zaga Christ, acquerello su pergamena, 1635, Londra, Philip Mould and Company

Nel 1637 è oltralpe e forse nel 1638 è in Inghilterra assieme ad Artemisia, nel 1640 alla corte di Francia di Richelieu. Nel 1642 entra al servizio della corte medicea di Ferdinando II Medici e Vittoria della Rovere.

Ritratto di Canina con biscotti e coppa cinese, tempera su pergamena, 1648, Palazzo Pitti

Nel 1651 si stabilirà definitivamente a Roma entrando in contatto nel 1654 con l’Accademia di San Luca. In questa data Carlo Maratti realizza il suo ritratto più celebre. Morirà nel febbraio 1670 dopo una produzione artistica intensa, di fama, e verrà sepolta nella chiesa dei Santi Luca e Martina.

Vaso cinese con tulipani, anemoni, giunchi con fico e fave, tempera su pergamena, 1650-55, Uffizi

L’artista predilige una specifica tecnica a tempera (detta “guazzo”) su pergamena, un supporto certamente più prezioso, ricercato, che denota la sua grande fama e levatura artistica. Trattandosi di miniature con a soggetto nature morte e/o ritrattini l’artista si serviva prima di tutto di uno specchio convesso per l’ingrandimento del dettaglio e poi di un taccuino con i disegni delle varie specie di frutti, fiori, ortaggi e insetti così da avere sempre a disposizione una varietà di soggetti, anche fuori stagione, per le sue composizioni.

Ciotola di limoni, tempera su pergamena, 1640, Los Angeles, Getty Museum

Una ciotola di terracotta smaltata (evidentemente soggetta ad usura a causa del suo frequente utilizzo) contenente dei limoni è posta su un piano di pietra (forse una mensola) e si staglia su uno sfondo scuro. Dei cinque agrumi maturi due sono ancora appesi al ramo in cui non solo sono presenti le foglie, ma anche i fiori (aperti o boccioli) e due piccoli frutti, colti in vari stati di maturazione. In basso a sinistra sono presenti dei semi assieme a due piccoli limoni secchi, mentre a destra un fiore è posato sulla sua corolla. Infine un’ape trova riposo dalla sua attività sul limone più prossimo a noi, elemento a metà tra un divertissement (uno scherzo, un gioco) e una vanitas (l'insetto in generale è associato alla morte e induce a una meditazione su di essa. Una Vanitas è un soggetto tipico e comune nel genere della Natura morta). Interessante la resa materica tramite linee e punti molto serrati che seguono quasi quei percorsi invisibili che usa l’occhio per ricostruire il reale. Si noti come sia presente la lezione della Canestra di frutta di Caravaggio in cui il realismo è per così dire impietoso e non risparmia i soggetti dal potere dello scorrere del tempo. Pure in questo caso qualcosa si cristallizza e frutti e fiori appaiono insieme sullo stesso ramo, come in una nuova irreale età dell’oro.

L’articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.