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Gina Furlan, acquerello espressivo e vivace

Gina Furlan è un’artista di Monteforte che pratica con passione l’acquerello. La sua è una tecnica solida e sicura, che le viene dallo studio con la maestra (come le piace definirla) Anna Elisa Sartori. Che sia un paesaggio o una figura non ci sono soggetti in cui non si sia cimentata, come anche l’arte sacra. Ha inoltre una buona abilità di disegno e una conoscenza delle diverse tecniche (come ad esempio il carboncino). L’arte è uno stimolo e un modo per spingere il pensiero a profondità più elevate grazie ad un raccoglimento che la pratica pittorica può fornire. Si coglie in tutte le opere uno spirito vivace che osserva le cose con meraviglia, anche quelle più piccole.

In riva al mare, acquerello,

«Solo et pensoso i più deserti campi / vo mesurando a passi tardi et lenti, / et gli occhi porto per fuggire intenti / ove vestigio human l’arena stampi». Questo è l’inizio del sonetto XXXV del Canzoniere di Francesco Petrarca, che bene si conforma all’atmosfera di quest’opera. Una giovane contempla in silenzio la piatta vastità del mare mentre la luce del sole colpisce le nubi e ne intensifica l’imponenza. Le orme dei passi sulla spiaggia riescono a rendere la rotondità della terra e un senso di pace pervade ogni cosa. C’è una ricerca di solitudine, un desiderio di libertà per parlare finalmente a sé stessi e risolvere conflitti interiori che ostacolano il futuro. I colori della donna sono gli stessi della natura che la circonda e c’è un senso di appartenenza e una rispondenza di sensi che non può non emozionare. Le pennellate sono sintetiche e non si soffermano troppo sui dettagli in favore di un’immediatezza spigliata che guarda al sentimento e indaga in profondità. Quest’opera fatta con l’acqua non solo ritrae elementi acquei come il mare e le nubi, ma anche un essere umano che senza acqua non può vivere.

Lavabo, acquerello,

Uno strofinaccio messo ad asciugare davanti alla finestra è colpito dalla luce e la rifragge simile ad un prisma che restituisce tutti i colori dell’irride. C’è un trascolorare di tinte tenui e pastello che ritornano in vari punti della composizione in un ottica di bilanciato equilibrio. Si tratta di un lavoro vivace ed allegro con un taglio inedito ed un po’ Fauvess che rimanda a Matisse. C’è qui una delicatezza da non trascurare, unita ad una leggerezza spigliata e in fondo semplice. La quotidianità è esaltata da un senso di pace, da un ristoro (durante la calura estiva) che si giova dell’aria corrente che muove lo strofinaccio. L’atmosfera è in un certo qual modo quella di un sogno ad occhi aperti che promette una lieta serata e probabilmente un’ottima peperonata.

Cristo alla colonna, carboncino,

La storia dell’arte offre diversi spunti interessanti che un’artista può ripercorrere per fare pratica e per ovviamente un interesse personale, una sintonia sottile e immediata. Si tratta di una ripresa di una parte della ben nota Flagellazione di Cristo che Caravaggio realizza agli inizi del ‘600, oggi conservata a Capodimonte. Gesù è legato alla colonna e brutalmente picchiato da tre aguzzini, uno di questi lo tiene per i capelli (ed infatti in questa ripresa è visibile quella mano). Cristo affronta le vessazioni stoicamente e pare non avverta il dolore impartitogli dalle sferze, il suo sguardo simile a quello di un agnello al macello. La luce è intensa, ma non netta, e la figura languisce… il corpo statuario sta a significare l’atleticità (della fede) di Cristo e molti sono i casi di opere con simile caratteristica.

La bambina e lo scoiattolo, acquerello,

Una bambina osserva da vicino uno scoiattolo senza che questi fugga atterrito, probabilmente perché si sta gustando una bacca succulenta. La luce viene da dietro ed illumina i capelli della bimba esaltandone la lucentezza che si fa ancora più accentuata grazie allo sfondo che fa stagliare la figura. C’è una cura di dettaglio nel rendere le varie superfici, basti vedere il legno e la pelle, che sono realistici e trasmettono grande vivezza.

Paesaggio invernale, acquerello,

Un gruppo di case riposa senza affanni sotto una morbida e fredda coltre di neve. Tutt’attorno si estende la foresta, resa in una maniera soffice e calda, che dona alla composizione dei toni terrosi che riequilibrano i blu ed i verdi. Il cielo è ampio e si sta rasserenando per donare alla vicenda una lucidità chiarificatrice inaspettata. Il paesaggio è tratto da uno studio dell’acquerello realizzato da Geoff Kersey che ritrae Padley del Peak District (Derbyshire) nelle Midlands inglesi. L’originale è più ampio e di dettaglio, mentre in questa ripresa c’è una dolcezza inedita ed un gusto disegnativo ancor più diretto.

Fiori di pesco, acquerello,

Dei fiori di pesco si trovano al massimo del loro rigoglio e spandono la propria fragranza nell’aria quasi una pioggia d’oro che brilla a contatto con la luce. I rami sono resi con estrema perizia e hanno la loro tridimensionalità al punto da dare l’illusione fotografica. La tecnica è studiatissima e già lo si vede dalla disposizione dei piani nel rendere la profondità spaziale. Il blu tra i rami fortifica il colore e il bianco dei petali, mentre l’oro dei pistilli dà preziosità all’intera composizione. Il taglio ravvicinato è come se inserisse l’osservatore in un luogo-rifugio dal quale guardare per un po’ il mondo senza temerne gli effetti negativi.

L’articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.