• info@lacittàdelleartiste.it

Blog Single

Featured

Eva Trentin, l’artista della stampa botanica

Eva Trentin è un’artista che ha fatto (e fa tutt’ora) della Stampa botanica il proprio modulo, quell’unità minima artistico-creativa con cui dà corpo alle proprie opere ed attraverso le quali interroga la realtà. Scoperto questo intimo segreto musivo non c’è nulla che non possa essere provato e di certo la curiosità non manca a questa sensitiva del colore vegetale. V’è un che di magico in una tale operazione artistica dal sapore misterico, che sintonizza questi fogli dalle sfumature ed impressioni naturali ad un geometrismo spesso volumetrico, consacrato d’oro. In queste creazioni l’animo pittorico si rivela, gioca persino, nel tentativo (riuscito) di comunicare con l’osservatore una vitalità che reca memoria ed al tempo stesso la esalta, offrendo nuove prospettive a cui aspirare. Le chiavi di volta? L’osservazione paziente, la sperimentazione e la sensibilità.

Eva Trentin, La natura sussurra una storia silenziosa, legno, foglia d’oro e tessere botaniche, 2025,

Questa ciotola in legno di acacia brilla perchè la sua superficie interna è rivestita da un fondo oro come era in uso nelle opere d’arte del medioevo e dell’umanesimo. C’è una sacralità interessante che insiste sulla geometria del cerchio, su un misticismo naturale ed animistico in grado di unire in un reticolo realtà uniche e molteplici. La maggior parte di questi tondi (incastonati come gemme preziose) offre macrovisioni di dettagli vegetali, ma non solo: al centro, su sfondo blu, è presente una farfalla, da sempre il simbolo dell’anima. I colori qui ottenuti sono policromi e vivaci, restituiscono un’immagine curativa ed archetipi di antichi rituali sciamanici. Tutta questa circolarità fa pensare a delle sezioni di albero millenario estratte dalla terra simili a fossili cristallizzati. Si potrebbe anche paragonarle a delle ostie, delle particole all’interno di una pisside.

Eva Trentin, Ecos, legno e tessere botaniche, 2025,

Queste tessere ottenute tramite la stampa botanica sono in grado di assumere degli aspetti differenti a seconda del taglio prescelto, per forme e colori dalle simmetrie sempre nuove. Le impronte vegetali, dai toni terrosi, ricordano dei fossili tagliati in fogli per fare emergere meglio la sezione di un pesce o di una pianta. Questi frammenti sono i flutti che le onde depositano su una sabbia nera, lavica, provenienti dai luoghi più disparati. Le materie vegetali così poste giocano mimeticamente a fare le rocce, sedimentate nelle ere geologiche, dopo innumerevoli stravolgimenti. Alcuni triangoli hanno dei motivi che li fanno sembrare piume, o striature simili a campi arati, rigati dal solco antico del passaggio dei buoi. Echi di vita ormai trascorsa lasciano impressioni visive e tattili indecifrabili che suscitano emozioni parlanti di indubbia intensità, quasi frammenti di disegni preparatori di artisti della storia dell’arte e non.

Eva Trentin, Le parole del giardino (Niwa no Kotoba), legno, foglia d’oro e tessere botaniche, 2025,

Si tratta di un cubo di legno dorato, sei facce per un totale di cinquantaquattro tessere quadrate che suscitano la fantasia aprendo ognuna a differenti regni vegetali. Un fiore rosa, delle foglie più o meno piccole, delle sezioni di altre più grandi, oppure degli elementi non meglio comprensibili offrono una varietà caleidoscopica, quasi un totem, un oggetto evocativo di un fare druidico. C’è una certa fissità in questo cubo che la sacralità dell’oro intensifica e che la leggerezza gaia della carta un po’ smorza. Si fa strada un’idea di unità, di base comune su cui differenti esperienze non omologate hanno libertà di esprimersi in spazi, quelli sì, tutti uguali. Alcune tessere paiono scure come la notte, altre sono illuminate a pieno giorno, oppure scadagliano le venature vegetali più profonde.

Eva Trentin, Ciotola della notte di luna (Tsukiyo no Utsuwa), legno e tessere botaniche, 2025,

Tessere botaniche dall’insolito taglio a foglia paiono fluttuare sulla superficie di un lago profondo, brillando di un’intensa luce propria. Alcuni elementi vegetali o sezioni macroscopiche compongono una superficie acquea che suscita un senso di mistero, quasi le foglie su cui la sibilla cumana scriveva il proprio responso per poi darlo sparso ai venti. È in corso un vaticinio e solo chi sarà in grado di interpretarlo correttamente potrà resistere contro i colpi della sorte. Che si tratti di uno di quei piatti da gioco in cui si gettano i dadi o le rune? I colori comunque fanno ben sperare, c’è un fiore e poi una sorta di anello verde, quasi di giada… può essere un occhio o lo sono tutti? Interessante anche la forma della ciotola, quasi un organismo procariote di forma a fagiolo che si muove microscopico in un ambiente vastissimo eppure sempre il nostro.

Eva Trentin, Fiore della vita, legno, foglia d’oro e tessere botaniche, 2023,

Quest’opera ha l’aspetto di un tessuto antico, oppure di un decoro prezioso su cui sono state intessute delle gemme lavorate. L’ispirazione è certo legata al mondo naturale, ai fiori (incisi anche sulle piccole tessere circolari) oppure alle conchiglie (quelle più affusolate). I colori sono svariati e si adattano alle tonalità terrose con un gusto fresco dato dai blu e dai verdi. Si coglie qui un senso di antico giardino medievale (con quel sentore di tutto pieno che si può definire Horror vacui, “paura del vuoto”) che ispira un certo misticismo.

Eva Trentin, Borsa (Collezione Verona), legno, foglia d’oro, carta e pelle, 2023,

Anche un oggetto d’uso comune può divenire un’opera d’arte, come è il caso di questa borsa, probabilmente ottenuta recuperando gli scarti di altre lavorazioni. Una figura di un dipinto è stata stampata e poi suddivisa in tessere, incollate sopra ad una superficie lignea dorata che dà struttura all’oggetto. Si tratta della Giulietta dell’artista Pietro Roi, qui proposta in una versione evanescente e leggiadra, che racconta la disperazione della giovane sul corpo morto di Romeo. Una borsa certo impegnativa, con il manto blu simbolo di nobiltà e regalità che dà però l’impressione di una gabbia dorata entro cui Giulietta vive.

Eva Trentin, Spilla Libellula, legno, foglia d’oro e tessere botaniche, 2023,

In un grande triangolo sono posti due cerchi, nel primo (il più ampio) sono impresse delle ali di libellula, nel secondo (diviso in due metà) sono stati inseriti dei fiori di lavanda ed erba di campo. Il triangolo ovviamente rimanda al concetto trinitario, e quindi a Dio, mentre il cerchio è la perfezione, la pienezza senza asperità. Seguendo questo ragionamento la libellula, che si giova della brezza leggera, rimanda al passo biblico in cui Dio si manifesta proprio con una tale leggerezza. Il viola della lavanda (che invita alla calma) smorza l’acidità del verde-giallo, s’intona con il bianco celeste e conferisce all’oro un’aria di maggior mistero. Questi cerchi potrebbero essere un pianeta con il suo satellite (in questo caso il più grande sarebbe la “luna”), oppure due bolle di pensiero scaturite da una mente creativa. Ognuno di questi tre elementi è posto su basi nere leggermente più grandi che fanno sì che tali forme si profilino risaltando. Infine… è una rondine quella?

L’articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.