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Emiliano Noardo è un artista vicentino dallo stile originale che unisce le sue doti ritrattistiche ad un fare disegnativo più stilizzato, per trasmettere atmosfere eleganti ed ispiratrici. Si tratta di opere d’arte che amano gli sguardi invitando l’osservatore ad indugiare in essi per riflettere su di sè e scoprire (forse) verità inedite, sfacettature della società che meritano più attenzione. La pittura di questo artista è piuttosto colorata e gioca con i pieni ed i vuoti alleggerendo la tela per un equilibrio sofisticato nella sua apparente semplicità. Alcune figure ritornano, si tratta di tipi umani che ripresentandosi mutano d’aspetto per vestirsi di significati ogni qual volta nuovi.

Emiliano Noardo, Ragazzo foglie verdi, acrilico,
Un ragazzo in abiti casual emerge a mezzobusto da una moltitudine di lunghe foglie lanceolate di tre diverse gradazioni di verde (che conferiscono profondità all’opera) e si rivolge all’osservatore con sguardo intenso. Tra questo giovane e le foglie c’è in comune solo il tratto con cui sono disegnati, ma il ragazzo è privo di colore e pare una statua vivente dall’atteggiamento in apparenza imperturbabile. Gli occhi sono un bianco mistero (perfino la pupilla è vuota) che diretti osservano la realtà per interpretarla a proprio modo. A conferire movimento i corti capelli ricci e la linea del naso unita alla bocca serrata. Pare che le sopracciglia si possano aggrottare da un momento all’altro, ora vagamente tristi e dubbiose. È chi lo osserva a turbarlo? C’è in lui anche una vena di stanchezza e forse il suo è un tentativo di nascondersi che per contrappasso risulta renderlo più evidente, tanto da farlo svettare. La posa è quella del ritratto di tre quarti con il volto leggermente ruotato alla sua destra come se si rivolgesse a qualcuno che l’ha appena distolto dalla sua attività (che non sappiamo quale sia). Tutte queste foglie possono anche essere viste come uno sfondo, una pattern in movimento che conferisce freschezza ed armonia prima di nascondere il giovane uomo, quasi una scultura di una scomparsa civiltà che riemerge dalla giungla.

Emiliano Noardo, Pilota, acrilico,
Un’aviatrice sorride concentrata e risoluta, mentre -vestita di tutto punto con casco, occhialini e divisa- si appresta a raggiungere il suo velivolo. C’è in lei un’eleganza signorile ed un’esperienza che la rendono quasi un’esploratrice oppure un pilota di millemiglia (e non si può non fare un parallelo con l’Autoritratto sulla Bugatti verde di Tamara de Lempicka). In questo caso il color nocciola del supporto, profilato con spessi contorni neri, si arricchisce con il verde acido e l’azzurro come sfondo. Il taglio ravvicinato del ritratto, sempre a mezzobusto, ci mostra una figura frontale che avanza senza vedere l’osservatore (rivolgendosi a qualcosa alla sua destra) e quasi lo calpesta senza curarsene. Si tratta certamente di una donna forte abituata a farsi largo nel mondo con la spavalderia che la connotano nel carattere e che le ha consentito di emergere senza farsi mettere i piedi in testa da nessuno.

Emiliano Noardo, Giovane ricciuto, penna,
Anche un disegno preparatorio, nel campo degli studi d’arte, racconta molte cose di un artista e lo fa in un modo che è più rapido ed istintivo, privo della staticità finale dell’opera conclusa. In questo caso emerge un volto giovane dai capelli ricci ed un’ombreggiatura sulla destra. Il disegno a penna gioca con il candore della carta per gli effetti di luce ed ombra illudendo l’occhio che si lascia guidare nel ricostruire ciò che manca. C’è qui quasi una simmetricità perfetta che l’artista si sforza di normalizzare nella diversa altezza delle orecchie (minima), nell’ampiezza del naso e delle narici, nella struttura dell’occhio dalla viva pupilla. Alcune volte un disegno come questo può divenire un’opera finita così com’è e preservarsi con lo stesso valore intrinseco come prima idea creativa, sorta ancora grezza nella mente dell’artista, e presagio meraviglioso dell’opera finale.

Emiliano Noardo, Amazzone, acrilico,
Una rappresentante del mitologico popolo delle amazzoni se ne sta ritta e si fa ritrarre con dignità guerriera commista ad una certa dolcezza. La figura occupa la zona destra dell’opera ed osserva qualcosa a sinistra senza dare alcun segno di badare all’osservatore. Il nudo incarnato con un seno scoperto sono impreziositi, oltre che dalla chioma folta e riccia, da una stola viola-blu ornata d’oro in motivi a spirale. L’effigiata è profilata di viola e pare una statua di sabbia appena scolpita. Non si può veramente non pensare a Diana Prince, Wonder Woman, figlia della regina delle amazzoni, Ippolita. Oggi il mondo avrebbe bisogno di una figura come lei che metta a posto i potenti e che tuteli l’umanità salvando chi le richiede aiuto. Lo sfondo in questo caso dialoga in sintonia con la figura che positivamente si muove nello spazio senza cercare in tutti i modi di imporsi su di esso e primeggiare. Il suo sguardo è lungo e lei non vede, ma osserva, andando al di là dell’apparente per raggiungere il cuore delle cose e con saggezza disporre e consigliare per il meglio. C’è una profondità sensibile che attira l’osservatore e senza imporsi lo guida al suo viso per ammirare insieme… la realtà?

Emiliano Noardo, Giovane non binario, acrilico,
Siamo di fronte ad un uomo o ad una donna? Si tratta di una domanda che non ci interessa e che già fa storcere il naso alla figura effigiata. La nostra società dovrebbe imparare a farsi meno domande sull’apparenza e semmai a riflettere su ciò che sta dentro ad ognuno, i suoi sentimenti, i pensieri ed anche i gesti. L’effigiato si staglia, con la sua camicia o cappotto rosso, da una quinta misteriosa simile ad una stanza con una finestra ed al di sopra una luce. Nuovamente il viso non ha colore ed anche l’abito riesce a fatica a trattenere il proprio. Ciò potrebbe rappresentare la fatica di esprimere al meglio quello che si è, in una cultura escludente ed esclusiva che omologa e scarta. Che cosa fare? Esprimersi con la propria testa, conoscere, riflettere e pensare, scegliere ciò che ci piace e non quello che piace agli altri. La figura effigiata cerca di esprimere la propria identità anche se il resto del mondo la vorrebbe diversa e ciò la ingrigisce. Coraggio allora, non mollare!

Emiliano Noardo, Gorgone, acrilico,
Una gorgone mitologica emerge con elettrica energia di tra il turbine nero dei suoi guizzanti capelli serpenteschi. Il suo sguardo è certamente pietrificante, ma non ne subiamo davvero i suoi effetti perché è già passato Perseo con il suo scudo-specchio a ricambiare il suo stesso sguardo. Colori acidi si muovono in quest’opera: dal giallo limone al verde limaccioso e al rosso per l’incarnato, all’azzurro siderale per i contorni del viso. I capelli neri, lunghi e ricci, si confondono con i colori dello sfondo e si mescolano al rosso, al giallo, al verde ed al bianco. A ben guardare si potrebbe anche considerare questa come la personificazione del sole, stella nel buio del cosmo, il cui viso illumina i pianeti e porta la vita, ricordando Luigi XIV il quale si esibì in uno spettacolo danzante interpretando il re sole che scruta e protegge, con il suo sacro potere tutelare, tutto il suo vastissimo regno.
L’articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.