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Emanuela Casotto, antropomorfe riflessioni naturali

Emanuela Casotto è un’artista padovana sfacettata che si muove sulla soglia tra il figurativo e l’astratto con una predilezione per il mondo naturale. I pigmenti utilizzati sono vivaci e sgargianti con contrasti evidenti che saggiamente si esaltano per esperienze che sfumano in atmosfere sognanti. I soggetti della natura paiono avere spesso atteggiamenti, emozioni umane che li rendono antropomorfi per riflessioni mai scontate sull’esistenza. Si coglie nel gesto artistico un guizzo, una rapidità libera che conferisce ritmo alle composizioni, una sensitività da rabdomante che pone schizzi e pennellate sul supporto per esiti stimolanti ed incisivi. 

Emanuela Casotto, Palazzo onirico (Composizione), acrilico su tela damascata,

Quest’opera è interessante perché gioca a tal punto con i colori e le trame della tela damascata da dare l’illusione che si tratti di un tendaggio che cela al di là un ambiente regale. Se si osserva con attenzione si potrebbe pensare di scorgere una scalinata, oppure un ruscello che scorre all’interno di una grotta. In questa composizione sono presenti dei colori certamente vivaci che nell’insieme trasmettono un senso di calma e serenità, quasi come un incantesimo che confonde i sensi ed induce il sonno. Il colore a volte è steso in motivi che ricordano il mondo naturale, con riccioli e cerchi tratti dalle movenze del fiore della passiflora, ispirate dalle trame della tela. Vi sono delle strisce di colore bianco, larghe e trasversali, che imitano i raggi della luce solare in un ambiente polveroso, i cui granelli illuminati mandano bagliori tutt’attorno. Si tratta davvero di un complesso gioco di riflessi e tutta la tela pare creata a partire da ciò, per un divertito estro artistico. C’è il verde vitale, un cupo blu, il giallo ocra, un rosso terroso ed il rosa antico. Il colore è steso tirandolo sulla tela, privato quindi di eccedenza, per trasmettere un calore, una morbidezza avvolgente che ricorda quasi quella di un arazzo.

Emanuela Casotto, Pianta carnivora (Rami della vita), acrilico su tela,

Giacomo Leopardi direbbe che la natura è matrigna, crudele ed indifferente agli esseri viventi o tutt’al più con delle regole avulse (forse) dal contesto umano. Che sia così? In quest’opera certo è facile immaginare una pianta carnivora con le fauci spalancate (è il caso di dirlo) pronta a cibarsi dell’insetto malcapitato. Pare inoltre  di osservare un polmone umano con le sue diramazioni, i bronchioli e gli alveoli che si espandono nello spazio con una disinvoltura vegetale. C’è davvero un chè di carnivoro, con una traccia di truculenza esibita che però non inquieta (non del tutto) per una vivacità di colori e movenze. Lo sfondo bianco è giocato sull’abbinamento a sfumato tra il giallo, il blu ed il verde bronzo. L’alternanza di spazi pieni e vuoti dà ritmo alla composizione con un andamento circolare che converge tutto sul capo dell’arbusto.

Emanuela Casotto, La maschera del Re sole, acrilico su tela,

Pare di trovarsi di fronte ad una maschera con le sembianze di Apollo, con gli occhi spalancati che osservano senza vedere quasi ci si trovasse ad assistere ad una tragedia antica. Ne emerge una figura antica che unisce il blu-azzurro delle onde spumose con il fuoco sanguigno del corallo ed il baluginio dell’oro. Il verde si insinua tra gli altri colori e con il viola parla della prosperità della luce che dà origine alla vita in concorso con gli altri elementi. Se da un lato sono presenti screziature tipiche della liquid art, dall’altro il colore si stacca in craquelure (con i tipici segni della caduta delle particelle). Tutto questo rosso attorno al viso potrebbe essere il rimando ad una folta capigliatura boccolosa (quella del sole e di Luigi XIV) in un viso fortemente truccato che tenta di assurgere dal grado umano, inferiore, ad uno divino ed onnipotente… la storia ha pienamente dimostrato i limiti di una tale concezione. Poche e decise pennellate danno forma ai lineamenti di un viso maschile (c’è anche la fossetta) che per fortuna non vira al machismo, ma ad una sensibilità più dolce, un’androginia colma di mistero ed intrigante avvenenza.

Emanuela Casotto, Gorghi d’acqua, acrilico su tela,

«L’acqua è come la nostra energia / che modella / la materia / (L. da Vinci)». Quest’aforisma attribuito all’artista dà origine ad un’opera dai molti gorghi i quali, a ben vedere, paiono le ricce estremità di una capigliatura fluente ed ampia che si avvolgono su se stesse, talvolta brillando. Che si tratti della dea Ganga, personificazione del fiume Gange? Questi mulinelli sono vitali, non solo per la dinamicità delle acque, ma anche per la quantità di detriti che trasportano (anche preziosi). Delle note di rosso ricordano il sangue pulsante, mentre il verde fa pensare a delle alghe marine che danzano sott’acqua.

Emanuela Casotto, Quercia ventosa, acrilico su tela,

Una quercia nodosa si erge in un moto a spirale quasi a voler raggiungere l’infinito, in un paesaggio solitario. La corteccia del fusto si spezza e fratturandosi ricorda la crosta del pane cotta dal calore del fuoco. In alto, tra le fronde ed il fogliame, si ha l’illusione di scorgere un profilo, un volto maschile che imperturbabile osserva di fronte a sé e governa ciò che lo circonda. Potrebbe trattarsi di Zeus, oppure di Odino e dell’albero Yggdrasil. Quest’opera abbozza velocemente l’immagine di un grande colosso frondoso, conferendo all’albero la vivacità di un danzatore che rapido e guizzante mette in mostra se stesso con la sua performance.

Emanuela Casotto, Astratto fucsia, acrilico su tela,

Su un pannello fucsia con striature e puntini bianchi sta avvenendo qualcosa, un incontro di colori che amano il contrasto cromatico ed il dinamismo dell’atto di stesura. Il verde acqua compatto si mescola ad un azzurro prezioso ricco di trasparenze, il rosso cupo si unisce ai bianchi filamenti; gocce d’oro impreziosiscono il tutto. Si tratta di un’opera vivace e veloce, che imprime con rapidità i colori lasciando alle volte che questi si espandano nello spazio come dei fiori azzurri esili e traslucidi. Gocce blu fanno pensare all’acqua e a delle lacrime che il decorativismo dell’oro arricchisce con un’aura sacrale. Anche il rosso denso potrebbe rimandare a qualcosa di sacro, al sangue (frutto della violenza) di un sacrificio. La disposizione degli elementi dà la sensazione di una tridimensionalità, non solo a causa dello spessore del colore, ma anche dell’organizzazione interna che ricorda una galassia caotica e colma, non meno elegante delle altre con i suoi pianeti e le sue nebulose.

L’articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.