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Daniela Prezioso, atmosfera sognante ed aura meditativa

Daniela Prezioso è un’artista di origini austriache che è dedita all’arte da sempre. La sua tecnica unisce una esecuzione tipica delle icone ad uno stile in parte klimntiano, con un gusto disegnativo che si accosta al fumetto. Le prime parti realizzate sono sempre quelle più scure che poi vengono via via schiarite con un lavoro molto lento e minuzioso. In seguito viene aggiunto preziosismo attraverso l’uso di stampini e stancil che l’artista pensa e crea appositamente. Siamo di fronte ad un’arte che ha trovato il suo stile espressivo dopo anni di studio e ricerche, un’arte che è senza dubbio riconoscibile e che vale all’artista premi e mostre. C’è sempre in queste opere un’atmosfera sognante e spirituale, un’aura meditativa che invita alla calma e riappacifica l’animo. A volte le tematiche sono originali, nel senso che non vengono necessariamente da un modello esterno, ma da un desiderio interiore che poi può trovare delle consonanze esterne.

La luna e la lampada,

È una notte di luna piena. Le lucciole pulsano serene di tra gli alberi del bosco, attorno alla radura. Una fanciulla scruta all’interno di una fonte con imperturbata saggezza, mentre regge una lanterna. Si tratta in realtà della rappresentazione dell’Anima, come dichiara anche l’artista, ecco quindi spiegato il motivo della sua età indefinita. Ciò vale anche per le figure delle altre opere della sua produzione, come si vedrà di seguito. La fanciulla dipinta potrebbe essere inoltre paragonata ad una mitologica driade, entità degli alberi, basti osservare quanto il suo abito sia simile a quello della corteccia, circondata da tre naturali fonti di luce: la luna argentea, la lanterna incandescente e il riflesso dello specchio d’acqua.

Le corde dell’anima,

Una donna velata suona un’arpa, con uno sguardo sognante. Si potrebbe pensare che qui non ci siano gli alberi, eppure la loro essenza è presente nella verticalità delle corde dello strumento. Di legno è anche la struttura dell’arpa e tramite essa si sprigiona la musica. Le mani di questa donna sono esperte e si muovono del tutto svincolate dalla supervisione dello sguardo e così la mente si può soffermare su altro, con il dolce suono della musica a cullarla. Le linee delle corde sono quasi incantatorie e nascondono ogni cosa, nella loro esilità, per rivelarla con chiarezza durante l’esecuzione della musica: tutto si vede, eppure è celato. La luce illumina la pelle e gli incarnati mentre le restanti parti giacciono nell’ombra, basti notare come appaiono le mani. Interessante il dettaglio delle pieghe del velo che sono rese con l’oro e danno al tutto un tocco d’oriente.

Silenzio: è ora di agire,

La saggezza dell’alloro invita all’ascolto e non c’è argomentazione che valga a prorogare l’inattività. Dalla pianta sacra ad Apollo emerge la vittoriosa Dafne e con un unico gesto comunica più di una poesia, con la forza di una profezia. Non è un caso nemmeno l’utilizzo dell’oro che guarda all’antico e fa memoria della sacralità greca, quando ancora i templi altro non erano che radure. La ninfa (o meglio l’Anima) è evanescente, un tutt’uno con la pianta, ed i suoi occhi ci parlano con la forza dell’acqua che raccoglie dal sottosuolo. Il richiamo naturale è dato anche dalla cornice che così minimale dimostra una maestria calibrata e veste l’opera come un abito di alta moda. Di nuovo il volto della giovane risplende di luce propria e, nonostante sia buio, rischiara e reca tepore. L’invito all’ascolto dunque, ad ascoltare e avvertire il vento che fa stormire le foglie e regala ai pochi un afflato mistico e iniziatico degno di stare al cospetto della divinità.

Filo rosso,

In quest’opera l’artista dichiara di non aver lavorato pensando alle tre parche/moire/graie della mitologia nordica e greca, Cloto, Lachesi e Atropo che hanno a che fare coi fili e con la lavorazione del filato. L’operazione di filatura del vello animale è come lo scorrere della vita umana, dalla nascita alla morte, che avviene con il taglio finale del filo. Che cos’è quindi l’uomo se non un abito di stoffa? È uno e uno soltanto, eppure singolarmente innumerevole: un capo d’alta moda. Tornando al dipinto queste donne non sono delle oscure anziane, ma ugualmente rappresentano le tre età della vita. Il Passato ha gli occhi chiusi e riceve il filo dal basso, il Presente è rivolto all’osservatore e gioca con le dita, il Futuro guarda il filo volatilizzarsi e dissolversi verso l’alto. Sono giovani identiche, tre gemelle? Un numero divino è il trio e rimanda inevitabilmente alla trinità. Il bosco è fitto, inestricabile: potrebbe  essere un labirinto. Il filo da potere ad Arianna e il suo tendersi crea una musica celestiale, una vibrazione magica che crea luce proprio al centro della tela.

Crocifisso,

Siamo di fronte ad un’opera sacra di fattura particolare che unisce tematiche antiche a modi esecutivi più odierni. Su una croce d’oro molto grande è crocifisso Gesù, ma non è il Cristo patiens (che è piagato e ormai morto, sofferente e pietoso, curvo e livido), bensì è il Cristo Triumphans, colui che ha vinto la morte e ci osserva con gli occhi aperti, vitale e imperturbato rispetto alla sua reale condizione. La sagoma generale è tratta dal Crocifisso di San Damiano (come anche i due chiodi per i piedi e l’aspetto resurrettivo), mentre il sole e la luna ai lati della croce sono un luogo comune. Inoltre c’è un elemento vegetale dato da questa pianta in fiore su cui è appollaiato un uccellino assieme al suo nido. Si possono infine rilevare altri due elementi: l’abito indossato, già del Cristo risorto, e le pennellate bianche sulla fronte che rimandano alla colomba dello spirito santo.

La vita nelle mani (Firenze),

I ciliegi sono in fiore e i tulipani non ancora dischiusi avanzano in profondità fino a che non si trasformano nei volumi degli edifici della città di Firenze. La cupola del Brunelleschi è iconica e basta quella alla città per distinguersi e rivaleggiare con il cupolone di Roma. In tutto questo, mentre il sole d’oro apporta la sua energia positiva, l’Anima contempla un uccellino che ha fra le mani (forse caduto dal nido) e sorride. La figura è interessante specialmente per il suo abito in cui sono presenti i gigli di Firenze. C’è un delicato senso di pace e serenità in quest’opera che invita alla consapevolezza che viene solo dalla calma, dal prendersi del tempo per riconciliarsi con il naturale e con gli altri esseri viventi. Non c’è niente di meglio che perdersi in questa tela dall’ampio respiro che abbraccia un’intera città, che contiene quasi un mondo intero.

L’articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.