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Carla Villani, tenui geroglifici e costrutti arcaici evocativi.

Carla Villani è un’artista di Thiene arguta ed interessante, autrice di opere complesse e simboliche che la memoria compone e ri-compone a partire da blocchi, unità minime produttrici di senso. I suoi colori sono sì vivaci, ma senza eccedere mai oltre la tenue soglia dei colori pastello, con sfondi monocromi ed evanescenti. Città, imbarcazioni, alberi e carretti sono gli oggetti delle sue opere, con alle volte composizioni simili a figure umane che interrogano l’osservatore con una leggerezza senza volto. Fili da equilibrista sono tesi su costruzioni sonore solcate dal vento in cui vengono appesi oggetti leggeri e tintinnanti che apportano mistero ad una trama già fitta. A ciò si aggiungano geroglifici sintetici dall’incomprensibile significato che sopravvivono a stento al mutare del tempo e che sono sinonimo di un’arcaica fantasia creativa. Cogliere le variazioni tematiche è piuttosto interessante per scoprire un’arte progressiva e sempre più raffinata che affascina ed ineludibilmente attrae.

Carla Villani, Antica imbarcazione, tecnica mista,

Un’antica imbarcazione, simile a quelle degli egizi, solca un mare rosa come l’alba, mentre il cielo all’orizzonte si mescola con l’invisibile massa delle acque, con la prora e la poppa ricurve verso l’interno, a cui sono stati aggiunti dei gadget tecnologici come quella specie di cannocchiale o lucerna. Chi governa questa struttura galleggiante? Nessuno, perché è la mente a muoverla (o forse a mantenerla in posa) per l’osservatore, con il vento e le animule che giocano con i suoi aerei gingilli. Quest’imbarcazione ha un certo stile, che sfoggia con disinvolta armonia e che ricorda l’abito di un arlecchino sulle toppe delle vele e lungo i suoi fianchi. La superficie pittorica rimanda ad una lastra antica, che il tempo ha slavato e scalfito, ma che qualcuno ha salvato recuperando il possibile per aggiungervi del proprio. I colori dimostrano una certa sensibilità, una tenue amicizia che non apprezza i contrasti accesi.

Carla Villani, L’albero delle memorie, tecnica mista,

Un incredibile albero si staglia da uno sfondo ocra dai traslucidi effetti d’oro ed il suo equilibrio è stupefacente. Le ere di vita di questo millenario albero delle memorie si sono susseguite grazie alla cura dei plurimi giardinieri che hanno via via modellato le sue forme, arricchendo e potando una struttura esilissima e policroma. Dalle protuberanze ed estremità delle differenti ramificazioni si dipartono fragili braccia che tendono verso il basso gravate dal peso delle sparute foglie. Queste giovani membra ricordano dei sonagli scossi dalla brezza od ancor meglio delle aeree sculture di Calder al museo Guggenheim di Venezia. Tutte queste foglie hanno una delle due facce (dette pagine) che brilla d’argento ricordando un ulivo, l’albero vitale creato dalla dea Atena, secondo il mito greco. Al tempo stesso pare che questa creatura danzante sia colma d’occhi che dalle foglie scrutano l’osservatore con diverse espressioni, offrendo i loro silenti consigli.

Carla Villani, Capriccio d’oriente, tecnica mista,

Una città misteriosa appare al centro dell’opera brillando vivace, mentre il bianco sfondo arrossisce per i vari colori e le terre applicate. Questa città-stato autosufficiente ha le caratteristiche di un progetto con delle esili linee tracciate, quasi si trattasse di un sogno lucido che afferra i miraggi e li trasforma in palazzi del cielo, con le loro torri e i minareti. La luna sta appesa nella notte bianca, o nel giorno senza sole, come un oggetto posto lì da qualcuno (un equilibrista?) che ha gettato una fune tra le cime delle cupole più alte. A ben vedere pare di essere di fronte ad un serraglio che si è dotato di merlature difensive per poi ammantarsi di colori, come a dichiarare la propria pericolosità, quasi fosse parte del regno animale. C’è qui il ricordo di stilizzazioni da manoscritto miniato, con città antiche che fanno capolino dai lati della pagine per arricchire testi ameni e fantasiosi.

Carla Villani, Arco mistico, tecnica mista,

In questo pannello è custodito un arco divino che potrebbe benissimo appartenere ad Apollo, oppure ad Artemide dea cacciatrice. Senza dubbio si tratta di un’opera robusta e ben tesa, elastica, che vanta molti utilizzi ed una praticità edotta ed esperta. A ben vedere, se fosse posta orizzontalmente, sarebbe di nuovo una barca e ribaltata sarebbe forse una cupola od una tenda. Ci sono inoltre una serie di elementi che fluttuano immobili nello spazio, a paramento divino, quasi ad ornare le pareti di un’antica tomba. Il colore avorio del legno dell’arco, forse ricavato dall’albero delle memorie, risplende nei toni dell’alba in sfumature di rosa. Se si osserva con attenzione, sullo sfondo sono sempre presenti dei geroglifici che comunicano in un codice aereo e tintinnante.

Carla Villani, Gruppo di barche (Leggero), tecnica mista,

Si potrebbe pensare in questo caso di osservare dall’alto, a volo d’uccello, una distesa marina in cui scivolano placide delle imbarcazioni che ricordano quelle degli indigeni. La distesa azzurra è apatica con linee ad andamento rotatorio che danno un’illusione di movimento, mentre il gruppo di barche passa tra i pezzi dei relitti adagiati sul fondale. A sinistra una stella raggiata è forse una bussola o una rosa dei venti. Schizzi di colore, gocce e quant’altro punteggiano la superficie come dei fiori esotici che vagano inaspettati con il loro carico di sacralità, illuminando gli intorni. È comunque possibile che si tratti di una maschera con impugnatura, da tenere davanti al viso, ora appesa al muro o gettata su un cuscino dopo una notte impegnativa.

Carla Villani, Madonna con il bambino, tecnica mista,

Quest’opera è di certo un’insolita icona sacra che colpisce per la sua struttura compositiva ed i complessi rimandi alle altre opere dell’artista. Una madonna in abiti bizantini, così come Gesù bambino, ricordano i mosaici della Basilica di San Vitale a Ravenna (nello specifico l’imperatrice Teodora), con una stilizzazione astraente che si compone e ri-compone, come in un gioco di cubi e costruzioni, su una materia invisibile altrettanto complessa. Nuovo è il tema del giogo, oppure se si vuole della bilancia, che ha come perno il collo di Maria. Che si tratti di una rivisitazione del tema dei dolori di Maria? Potrebbe darsi… Un cerchio ed un’ala d’angelo. In alto a destra ritornano alcune foglie dell’albero della memoria (oppure sono degli occhi di serafino?), e poi attorno altri geroglifici. Lo sfondo è simile al color dell’oro più o meno intenso, ma ugualmente sacrale, in una tenuità di tinte pastello che rasserena il cuore.

Carla Villani, Carretto, tecnica mista,

In questo carretto è sintetizzato tutto il panorama artistico di un’erudita pittrice, sempre pronta a nuove sperimentazioni, all’insegna di un riutilizzo di blocchi che rappresentano l’unità minima e fondamentale della sua poetica. Quest’oggetto è un’eco, una memoria del passato che riaffiora, un balocco dell’infanzia ammantato di tenui colori che procede lentamente in una realtà all’apparenza vuota ed inconsistente. A ben vedere si tratta di un calesse da Far west che vaga senza cavalcatura o guida in uno sfondo d’oro, arido e colmo di linee. Sono presenti anche qui quei geroglifici che descrivono la scena con simboli ignoti, disposti con discrezione, che lentamente sbiadiscono come miraggi. Pare di riconoscere in questi simboli degli oggetti tipici degli uomini delle caverne, degli utensili in pietra sbozzata e sbrecciata legata da corde, che ogni tanto riaffiorano da ere millenarie.

L’articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.

Dedico questo articolo a Sammy, ad un anno dall'inizio del suo viaggio ultraterreno. Il mondo s'è fatto più cupo (forse lo sai già) e ci vorrebbe davvero un po' della tua allegria, che è forza d'animo. Grazie.