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Antonella Gini, arte sensitiva e catartica

Antonella Gini è un’artista interessante che esprime il proprio estro creativo nella pittura e nella scultura lignea. Le tele sono realizzate con una tecnica di distribuzione del colore che ricorda quelle carte marmorizzate che avvolgono i libri di pregio… in questo caso il colore è posto molto liquido e viene sospinto in varie direzioni fino ad ottenere l’effetto desiderato. Molti sono i colori presi in esame con accostamenti molto vivaci per un’esperienza interpretativa criptica che sfocia in esiti differenti per ogni osservatore. C’è comunque in tutte un certo misticismo, una spirituale pittura che si rivolge all’interno, un esercizio catartico dell’artista per raccontare sé agli altri. Un tema che torna spesso è quello della circolarità, o meglio dell’avvolgersi intricato che è anche proprio del legno della vite che, scartato, è scelto e lavorato per divenire un bastone simile ad uno scettro, un pastorale.

Antonella Gini, L’anima sonda la realtà prima di nascere, tecnica mista,

La teoria delle macchie di Leonardo da Vinci, anche detta Pareidolia, permette di vedere e riscontrare figure umane o profili laddove sono presenti forme casuali, all’apparenza prive di aspetto definito. Questo concetto può associarsi decisamente a quest’opera, con risultati differenti per ognuno di noi. In quest’ottica pare di scorgere un viso di profilo, una parvenza angelica senza genere che si affaccia sulla realtà e la osserva a lungo prima di addentrarsi calandosi nel mondo. Questa figura è simile nella sua immobilità ad una statua che si ammanta di vesti d’oro, sacre e preziose che le consentono di esistere in maniera visibile pur essendo per ora priva di un corpo fisico. Il paesaggio sottostante, dalle verdi tinte pastello, è solcato da ampi corsi d’acqua e richiama una condizione idillica pre umana che questa sorta di nube bizantina, da paradiso celeste, enfatizza. Ci sono infine delle crepe bianche, delle scalfiture in cui il colore si secca ritirandosi e graffiando la tela: il male entra nel mondo, nell’esperienza umana di questo essere angelico… il desiderio però è troppo grande ormai per tirarsi indietro e l’incarnazione si realizza.

Antonella Gini, Specchio spettro, tecnica mista,

In quest’opera il cambiamento è apportato non dalla tecnica, bensì dall’inedito formato circolare incorniciato, quasi si tatti di una gemma antica o cammeo sulla sua montatura. Il colore è sceso sul dipinto secondo il suo desiderio, calandosi ricordando una soluzione disciolta in acqua. La cromia essenziale fa pensare ad uno specchio d’acqua, un pensatoio in cui immergerci per ricordare il passato. Gli specchi per tradizione sono degli strumenti doppi, riflettono e tolgono, in essi ci si riconosce (oppure no), ad essi si può porre domande come a quello di Biancaneve. Ad osservarlo attentamente si scorge un volto, ma anche un paesaggio lunare in cui danzano spettri di biancastro pallore. In questo specchio comunque non ci si specchia, ma semmai si interpreta un’immagine scomposta e rimestata, idoli che la mente scandisce sul momento che potrebbero servire per studiarla a fondo. Le proprietà riflettenti sono restituite dalla cornice d’argento, una perfezione tutta d’un pezzo che è in grado di contenere un’infinità caotica e liquida che scorre e rimugina.

Antonella Gini, Eva ed il serpente, tecnica mista,

L’albero della conoscenza del bene e del male è rosso, Eva è blu come l’acqua, il serpente è bianco come le ossa e si camuffa con questi tre colori per sembrare più innocuo. Quest’ultimo parla alla progenitrice avvinghiato all’albero, finge umiltà giungendo dal basso e sibila le sue malie oratorie. Eva lo sta ad ascoltare, con la sinistra pare che gli chieda spiegazioni, forse avendo già mangiato del frutto proibito. Il rosso è ovviamente il colore pulsante del sangue, della linfa vitale composta di ferro ed acqua che trasporta i nutrienti necessari alla vita. In un certo qual modo c’è già qui la prefigurazione di Maria e del suo manto blu simbolo della preghiera e del raccoglimento: una seconda Eva che redime l’umanità. Adamo dov’è? Capito di essere nudo è fuggito, non si trova, e solo il sacrificio di Cristo potrà redimerlo. Eva qui ricorda una fata, una figura dotata di magia, ma anche una regina assisa sul suo seggio che, conscia ora del potere serpentesco, lo trattiene e lo allontana, ci parla, lo vede e lo respinge.

Antonella Gini, Scettri della visione, sculture,

Vecchie viti scartate dal contadino sono preziose agli occhi dell’arte: l’istinto creativo è messo all’opera, scolpisce la materia lignea e la esalta… Si tratta soltanto di utili bastoni da passeggio? Torti e ritorti, intricati come sono hanno un’estetica naturale piuttosto criptica, un avvolgimento strisciante che ricorda un serpente, come il bastone di Mosè. Uno scettro dotato di portentose capacità che nella letteratura è proprio degli stregoni come Gandalf, ma non dei maghi che hanno meno contatto con la natura. Chi porta un bastone ha una certa sacralità, un misticismo sottile… lo stregone è quasi un frate, appartiene ad un ordine religioso i cui valori pertengono al tempo della fondazione del mondo. Il bastone più scuro, sullo sfondo, ha due aperture, due orbite attraverso le quali è possibile ricevere dei responsi oracolari, o almeno è questo che l’artista riferisce... Si tratta quindi anche di maschere pesanti, gravose, delle ossa o dei relitti trasfigurati che non sono più ciò che erano, anzi lo sono più di prima.

Antonella Gini, Nebulosa infernale, tecnica mista,

L’universo nella sua oscurità non è vuoto, ma ugualmente colmo di vita e colore racchiusi in entità di incommensurabile grandezza chiamate nebulose che paiono predisposte da un artista che ama sorprendere. Colori lividi, squillanti, generati da materie gassose insondabili si dispongono in gorghi e mulinelli in cui viaggiano indisturbati i buchi neri, quasi piranha in un torbido mare da foresta pluviale. Non è difficile dunque accostarsi ad un immaginario dantesco in cui le anime dei dannati si trovano vincolate ai propri gironi a patire ciò che in vita di male hanno commesso. La liquida cromia si dispone sulla tela torcendosi, ampliandosi, con luminismi improvvisi da regista, con cangiantismi la cui logica mai risulterà compresa appieno. A ben osservare si nota una porosità da superficie ossea, una forte presenza ineludibile che si muove tra flussi e riflussi, maree millenarie attratte da lune invisibili dalla criptica influenza.

Antonella Gini, Paesaggio di Marte, tecnica mista,

Quest’opera condivide l’esatto colore delle dune di Marte: non c’è nulla in quel pianeta se non rossi granelli di materia terrosa, infinite distese assolate solcate da sonde spaziali che lasciano scie al loro passaggio. Si dice che un tempo colà ci fosse la vita e senza dubbio tracce d’acqua, fiumi, mari e laghi ora scomparsi per sempre. Ben prima che l’uomo muovesse i primi passi sulla Terra lì era già avvenuta l’estinzione di ogni essere vivente? Il colore si è disteso sulla tela, in parte scivolando da sé, in parte sospinto dall’artista per dare vita a possibili sagome paraidoliche. Quella figura in bianco osseo è forse un bucrale (un teschio di bue), oppure una muta di cicala, od una pelle scuoiata? C’è un chè di fantasma, di lucertola e pipistrello, ma anche elementi ipnotici che attirano al loro interno e catturano come le mosche nella tela di un ragno. Potrebbe trattarsi di un vero marziano, vivente o meno, che possiede qualcosa del vampiro… per fortuna la tela non balza ancora addosso a chi la osserva.

L’articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.