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Antonella Burato, giochi di angeli e leggerezza meditativa

Antonella Burato è un’artista dedita prevalentemente all’arte sacra, con una spiccata sensibilità elaborativa ed una leggerezza giocosa di grande pregio. I suoi soggetti e temi, anche quelli più prettamente tradizionali, sono rielaborati con originalità e ciò conferisce loro nuova vitalità. Questo è senz’altro indice di una lunga riflessione e di un pensiero ampio che guarda alla sostanza delle cose più che al loro puro valore estetico. Felice è senza dubbio l’intuizione di unire la sua arte a quella vetraria nelle cornici in cui non solo si arricchisce l’opera ma la si fa vibrare di nuove suggestioni. Svariate sono le tecniche utilizzate, dalla sanguigna all’olio, dall’acquerello all’inchiostro, come anche gli spunti figurativi ed artistici. Una creatività lieve e divertita che non da peso, ma alleggerisce con grazia ogni figura per guardare alla loro essenza. Le sue opere non solo sono presenti in molte chiese locali, ma ha anche realizzato svariate mostre.

Madonna del cosmo,

Il senso di leggerezza e levità che emana quest’opera è incredibile. Le movenze delle figure hanno un che di meditativo ed infondono un profondo senso di pace, un sopore grazioso e mistico, un’eterna beatitudine. I capelli dorati e le vesti cangianti fluttuano all’interno di un ambiente soffuso ed indistinto in cui si muovono degli orbs (sfere di luce dovute ad un fenomeno ottico, associato anche allo spiritismo). L’attenzione dei due non possiamo dire dove sia rivolta, ma certo la nostra è attratta dall’ampia e caleidoscopica cornice di vetro che illumina e fortifica l’opera grazie anche alla presenza delle murrine.  Il tutto ci da quasi l’idea di una visione che sta accadendo sotto i nostri occhi, uno spalancarsi di cielo, un infrangersi di quella barriera tra visibile ed invisibile a rivelare l’esatta natura delle cose. L’artista vedrebbe quest’opera nel contesto di una cappella funeraria.

Annunciazione, Chiesa parrocchiale di Arcole

In un’ambientazione desertica e al di sotto di un cielo plumbeo sta avvenendo il più grande mistero della cristianità. La giovane Maria riceve attonita la rivelazione dell’annuncio mentre si tiene le ginocchia con le braccia e guarda verso di noi. L’arcangelo Gabriele giace carponi dopo essere disceso dal cielo e lasciati a terra i gigli (suo attributo) soffia il suo messaggio aiutandosi con la mano destra. Il paesaggio secco e riarso ha come un fremito, quasi un ricordo della creazione, e accanto alla Madonna spuntano degli steli d’erba assieme ad alcune lattughe. Felice anche l’intuizione delle ali iridescenti che paiono quasi brillare di luce propria. Tra le due figure non c’è una vera e propria relazione, Maria non lo osserva nemmeno, non c’è contatto (non c’è mai) e tutto avviene tramite il soffio, l’afflato che da la vita, il respiro che separa la vita dalla morte. Tutto ciò che qui la Madonna avverte è una voce, un alito di vento che muove il suo velo e le accarezza la guancia, un gesto di infinita tenerezza, lieve e profondo, innocente. In tutto questo è racchiuso il mistero del concepimento di Cristo.

Angelo del risveglio,

Siamo di fronte in questo caso ad un’opera dal soggetto semplice, ma che nasconde una complessità elevata ed una volontà dinamica che lotta con l’immobilità dell’immagine. Si tratta di un angelo dallo sguardo diretto che in un primo momento approccia un saluto per poi dare avvio forse ad una danza. L’artista però non ci mostra l’intero movimento, ma barlumi di un’azione compiuta che si fa evidente contemporaneamente. Quattro braccia per due azioni che sono in grado di restituirci un senso di mistero ed una difficoltà di lettura mistica e soffusa. La consistenza del cielo è la stessa con la presenza degli orbs. Inoltre anche qui si trova una cornice creata con vetro e murrine sui toni del verde che gioca con le trasparenze e pare quasi calare questo angelico gioco all’interno di una radura, boschetto, in cui è possibile danzare dimentichi di ogni turbamento e male. Si tratta di un’opera sopraffina, come lo è già anche il bozzetto, che non si smetterebbe mai di riguardare.

Madonna dei mandala,

Maria scende dal cielo avanzando verso di noi per mostrarci ed offrirci suo figlio. Finalmente un bambino che mostra tutta la sua vivacità e che già ci invita in un abbraccio mistico! Bellissima l’intuizione di ammantare la Madonna con i mandala che conferisce ancor più misticismo e saggezza, nonché vivacità di colori. Dietro di loro grande spazio è dato al cielo con gli orbs (anche come aureole), una piccola fascia di sole per l’orrizzonte ed una un po’ più grande per la terra. Tutto ciò, quindi il senso discensionale, la Madonna stante (in piedi), il rivolgersi verso di noi ricordano vagamente la Madonna Sistina di Raffaello Sanzio. Qui però c’è maggior brio, allegria, eppure l’idea è la stessa basti vedere quanto Maria e Gesù siano giovani. Il bambino è tenuto più in alto e non ci sono qui altri santi o angioletti, ma tutto è focalizzato sulle due figure centrali. In entrambe la Madonna ha i piedi nudi, mentre il bambino qui non è nudo, ma indossa una veste bianca che è già la prefigurazione del sudario e quindi della sua morte. E’ questa un’opera ariosa e per così dire aerea.

Arcangelo gabriele, Maria annunciata,

Un’altra annunciazione avviene sotto ai nostri occhi con i due protagonisti come racchiusi all’interno di vitree bolle di sapone che riflettono la luce che a sua volta è restituita tramite effetti caleidoscopici. L’arcangelo è seduto tenendosi le ginocchia con le braccia, mentre una terza mano (di nuovo siamo di fronte ad una visione che condensa più azioni, momenti) rafforza nuovamente il soffio dell’annuncio. Maria questa volta è in piedi e si ritrae impaurita alla vista dell’angelo, luminoso come il sole, a tal punto da volgersi e darsi alla fuga, azione che pare una diretta reminescenza dell’Annunciazione di Recanati di Lorenzo Lotto. L’idea spaziale qui conferisce tridimensionalità alla vicenda, mentre il vetro che incornicia le opere amplifica gli eventi che si irradiano con più efficacia e dinamismo. Si tratta nuovamente di un mandala al cui interno si svolge una scena sacra, una sorta di meditazione profonda e concentrica che si immerge nel mistero. Volendo infine si potrebbe anche vedere questi dischi come la rappresentazione del sole e della luna, che sempre si guardano e mai hanno un contatto se non per via indiretta tramite la luce.

Angelo,

Il viso di un angelo ci osserva direttamente e sembra sondare con limpidezza e franchezza tutti i nostri pensieri e ciò quindi non può che farci distogliere lo sguardo con un certo imbarazzo. Una purezza difficile da sostenere, due smeraldi che brillano incorniciati da capelli rossi lunghi e mossi resi con un dinamismo veloce, rapido, intuitivo. Si tratta di un acquerello ottenuto con rapidità che sfrutta il bianco della carta per rendere l’effetto della luce sul viso, unito ad un tratto che non descrive, ma lascia intuire, che non precisa, ma invita a soffermarsi. Sembra di essere di fronte ad un angelo di un mosaico bizantino, oppure ad uno del ‘400 fiorentino. Anche le ali sono rese con rapidità eppure tutti gli elementi ci inducono a credere si tratti di un’entità dai capelli luminosi quanto il metallo rovente, un po’ serpentini, persino medusei. La resa è sapiente e calibrata, con un’artista che conosce bene i valori tonali dei colori e che sa quando fermarsi.

L’articolo è proprietà intellettuale di Rossi Pierluigi.