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Andreina Parpajola, illustrazione dotta con spirito d’allegria

Andreina Parpajola è un’illustratrice padovana di grande creatività in grado di coniugare l’amore per la cultura giapponese con l’arte illustrata più leggiadra. Quest’artista ha una grande maestria con l’acquerello che le permette di sperimentare i materiali per una resa sempre colta ed espressiva che parla a tutti. Si occupa non solo di illustrazione per libri e copertine, ma realizza locandine di convegni ad ampio raggio. Le sue figure provengono molto spesso dal mondo animale con caratteri antropomorfi calati in contesti naturali eterogenei. Un altro ambito di interesse è quello della spiritualità e delle storie francescane che tratta con dolcezza e poeticità. C’è sempre in quest’artista uno spirito allegro e sensibile che non giudica la realtà, ma le sta accanto illuminando ciò che la ispira con talento e semplicità.

Andreina Parpajola, Giornata mondiale dell’acqua, tecnica mista su carta, 2023,

Un coniglio dall’aspetto antropomorfo è colto nell’atto d’innaffiare alcune erbe di campo spontanee con l’acqua raccolta nell’estremità delle lunghe orecchie brune. La sua livrea è davvero splendida, quasi un abito spontaneo e naturale che ha assimilato i simboli solari e floreali, tipici della primavera, per divenire un segno pasquale. Infatti assomiglia in tutto e per tutto alle decorazioni delle uova che tradizionalmente il coniglietto pasquale nasconde perché i bambini possano trovarle. Il bianco della carta è usato con genialità non solo dando una reale spazialità agli elementi, ma anche vivezza agli effetti cromatici. Questo coniglio dalla pelliccia tatuata sprizza allegria ed interroga i fiori sul loro stato d’animo, al tempo stesso confortandoli dando loro ciò di cui hanno più bisogno. C’è un gioco interessante tra la semplicità fanciullesca del soggetto e la profondità del tema trattato.

Andreina Parpajola, Il vento di Assisi, tecnica mista su carta, 2022,

Sullo sfondo della facciata della Basilica Superiore di San Francesco ad Assisi dei religiosi, provenienti da ogni dove, pregano all’ombra di ulivi scossi dal vento. Quest’illustrazione raffigura un evento in seguito definito lo «Spirito di Assisi» indetto da San Giovanni Paolo II in cui i capi religiosi si riunirono per pregare per la pace: era il 27 ottobre 1986. All’ombra di San Francesco il vento si leva e già inizia a bandire la nebbia lasciando intravvedere il superbo edificio. Le figure risplendono e allegramente lasciano che il vento giochi con le loro vesti mentre sono raccolte all’unisono in preghiera: un simbolo di unità ed affidamento a Dio… Il vento è in fondo una raffigurazione dello Spirito Santo, lo stesso che scosse le fiammelle della Pentecoste, mentre Dio è la brezza leggera.  Da allora che cosa è stato fatto? Davvero vogliamo che tutti questi gridatori nel deserto rimangano inascoltati come delle cassandre*?

Andreina Parpajola, Drago blu, tecnica mista su carta,

Un drago blu, con le corna simili a quelle di una renna, si erge in tutta la sua altezza sbuffando bonariamente del fumo ad occhi chiusi. Nella sua espressione si legge un’enorme soddisfazione unita all’orgoglio tipico della stirpe dei draghi. Si tratta certamente di una creatura orientale simpatica e gioviale che si lascia ritrarre in un momento di svago, mentre pare accennare un passo di danza. Interessante la resa delle squame con questo motivo a pois che lo fa assomigliare ad una giraffa, come anche il lungo collo ed il muso. C’è un certo misticismo in quest’opera leggiadra dovuta probabilmente al mescolarsi del blu  (simbolo della preghiera e del raccoglimento) con il viola (simbolo della magia).

Andreina Parpajola, L’uomo che piantava gli alberi, tecnica mista su carta di legno,

Un vecchio giardiniere si dedica al suo orticello all’ombra di una grande quercia il cui cuore di ghianda giace nascosto sotto la terra. C’è qualcosa di insolito in quest’immensa pianta che ha assunto le fattezze di una foglia: ospita infatti altre piante più piccole tutte di specie diverse. Potrebbe trattarsi del mitico Yggdrasill, l’albero cosmico della tradizione norrena (nord Europa), che regge i nove mondi di cui è composto l’universo. Se è questo il caso, l’anziano potrebbe essere Odino che si occupa proprio del suo albero. Attorno non c’è un ambiente spoglio, ma una selva di arbusti piccoli e grandi un po’ sbiaditi che si sciolgono come la trama della carta. Probabilmente si tratta delle radici dell’albero, già in parte erose in quel lento lavorio che porterà al Ragnarok, la fine dei mondi e quindi alla loro rinascita. C’è una sacralità difficilmente trascurabile che trasuda dal foglio con questo colore d’oro verdastro che ricorda l’olio d’oliva, un simbolo divino anche per gli antichi.

Andreina Parpajola, Omaggio a De Chirico ed Hokusai, tecnica mista su carta, 2012,

In quest’opera si svolge un fortunato incontro tra le misteriose ed enigmatiche ambientazioni di Giorgio De Chirico e l’estro disegnativo e sensibile di Katsushika Hokusai. La grande onda di Kanagawa di quest’ultimo dialoga direttamente con una piazza di De Chirico, colma di un senso d’attesa unito ad una malinconia sottile fatta di presenze più o meno oniriche che ci interrogano. Questa meditazione laica avviene alla presenza di elementi bianchi naturali: dalla luna piena alla spuma delle onde, dalla scultura di un pensatore (creata ad arte) al coniglio candido ed attento. Pare di trovarsi all’interno di una quinta teatrale in cui, mentre all’esterno infuriano gli elementi, la pace regna tra i suoi quattro lati. Il pensatore rimanda certamente all’arte antica ed è probabilmente un filosofo presocratico (prima di Socrate) che indaga le leggi naturali per dare risposta alle più grandi domande dell’umanità.

Andreina Parpajola, Armi alle ortiche (Francesco abbandona le armi), tecnica mista su carta, 2011,

Uno scudo (o forse la visiera di un elmo) assieme ad una spada sono divenute una comoda fioriera ed un sicuro rifugio per degli animali (un coniglio, un topo, tre rane ed una farfalla). Accanto la punta di una lancia e più sopra un altro scudo o un pezzo d’armatura. La scena rappresenta con semplicità la scelta di San Francesco del ripudio non solo delle armi, ma anche della mondanità tutta. Quest’immagine ricorda un po’ una ballata medievale il cui esito è incredibilmente lieto e promettente. La resa del prato ricorda un arazzo oppure un dipinto con un gusto per la stilizzazione arguto ed accorto che si diverte comunque ad occhieggiare al realismo. C’è in generale un senso da favola che avvolge e rassicura in un’immagine lieta e leggiadra, poetica e calma. Chiedere di più non è possibile e si è rapiti ad osservare la resa delle nubi del cielo.

 

*Sacerdotessa di Apollo, figlia del re troiano Priamo, per una maledizione del dio ciò che dirà (seppur vero) non sarà mai creduto dagli altri.

L’articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.