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Analisi dell’opera Pallade ignuda di Lavinia Fontana

Esistono due versioni di quest’opera: la prima, del 1605, conservata nella Collezione Pavirani di Bologna, è commissionata e ideata dal conte Marco Sittico Altemps IV (nonché celebrata in una canzonetta del letterato Ottaviano Rabasco), mentre la seconda del 1613 è una commissione di Scipione Borghese e quindi conservata alla Galleria Borghese di Roma. Entrambi i dipinti sono di soggetto mitologico, raffigurano infatti la dea Pallade Atena, i quali, visto l’evidente nudità della figura, sono inoltre di carattere erotico.

Lavinia Fontana, Pallade ignuda, 1605, Collezione Pavirani, Bologna

Nella prima versione la dea ha tra le mani le sue vesti e indossa ancora un velo leggerissimo (che produce il cosiddetto effetto vedo non vedo) con l’elmo tenuto alto sulla fronte. Nella seconda versione la dea è completamente nuda mentre l’elmo si trova a terra tra le mani di Cupido oppure un putto. Ciò che è simile in entrambe è l’ambientazione: si tratta di una camera appartata all’interno di un’abitazione in cui oltre agli abiti sono sparpagliate qua e là le varie parti dell’armatura e ovviamente la lancia e lo scudo (nella seconda versione si vedono in esterno alcuni altri attributi di Atena come la civetta, la nottola, e l’olivo).

Lavinia Fontana, Pallade ignuda, 1613, Galleria Borghese, Roma

Che Atena, dea della saggezza, delle arti e della guerra ordinata (e quindi contrapposta ad Ares) possa essere raffigurata nuda in questa maniera è del tutto insolito e fa specie vederla in una sorta di atteggiamento voluttuoso e di intimità con qualcuno che guarda caso si identifica con lo spettatore. Il primo collegamento che tutta la critica ha fatto è con la dea Afrodite, ben più frequente nell’arte in questa modalità, assieme al figlio Cupido/Eros e all’amante Ares (infatti di solito le armi sparpagliate sono le sue). In questo caso Atena assumerebbe alcune delle caratteristiche di Afrodite a partire anche dalla posa molto simile a quella delle statue della Venere Callipigia. Un’altra figura, questa volta allegorica, che solitamente è nuda è la Verità.

Lavinia Fontana, Marte e Venere, 1595, Palazzo Liria, Madrid

La criticità più evidente sta nel fatto che Atena ha tra le caratteristiche più importanti la verginità e quindi il soggetto erotico sembrerebbe stridere, ma forse non è così. Eppure guardare una dea votata alla verginità che si denuda, specie per un uomo, è letale e ciò è punito con la più estrema crudeltà, basti pensare al mito di Diana e al cacciatore Atteone. Scoperta la dea mentre si fa il bagno questi viene trasformato in cervo per essere alla fine inseguito e ucciso dai suoi stessi cani. Nel dipinto Atena non pare ci guardi con ira crescente, ma anzi accetta la nostra presenza e sostiene il nostro sguardo senza portare minaccia.

Sandro Botticelli, Venere pudica, 1485-90, Galleria Sabauda, Torino

Come si può vedere Botticelli aveva realizzato una versione di Venere “vestita” di questo velo leggero che non nasconde nulla alla vista, ma si trattava appunto della dea dell’amore. Atena solitamente indossa un peplo sopra al quale è posta l’armatura con l’egida con la testa della Medusa dallo sguardo pietrificante. Sul capo l’elmo non calato, la civetta sulla spalla e la lancia alla mano. Nonostante il suo aspetto bellicoso la postura è pacifica, l’atteggiamento fiero, ma elevato e lo sguardo diretto.

Atena Giustiniani, copia romana, Musei Vaticani

La mitologia ci viene quindi in aiuto per cercare di rispondere a questo mistero, esiste infatti un mito, quello del cosiddetto Giudizio di Paride, in cui la dea si spoglia per partecipare ad una gara di bellezza tra dee assieme ad Afrodite ed Era. Ognuna di loro offre dei doni in cambio della vincita: Atena la vittoria in guerra, Era la sovranità, ma solo Afrodite avrà la meglio offrendogli l’amore della donna più bella del mondo, Elena. Paride in questo modo ha posto le basi per la futura guerra di Troia inimicandosi Atena ed Era. Tornando al dipinto non è detto che Atena si stia vestendo, ma forse potrebbe essersi appena spogliata oppure è nell’atto di farlo.

L’articolo è proprietà intellettuale di Rossi Pierluigi.