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Alla scoperta dell’opera “Decollazione e apoteosi di S. Giovanni Battista” delle pittrici Anna Elisa Sartori e Antonella Burato

All’interno della pieve di Locara dedicata a San Giovanni Battista è presente una grande opera monumentale frutto del lavoro di due valenti pittrici, Anna Elisa Sartori e Antonella Burato. Si tratta della “Decollazione e apoteosi di San Giovanni Battista” posta nel 2014 dopo lunghi anni di lavoro. Si pensi che la loro maestria non è solo singolare per lo studio e la realizzazione, ma anche per la tecnica che ha guardato ad un fare pittorico simile a quello degli artisti storici più noti. L’opera è composta di otto tavole con figure dapprima riportate in scala con la tecnica dello spolvero e poi dipinte con la tecnica ad olio tramite stesura a velature. La composizione, come si dirà anche in seguito, è esemplata sulla precedente perduta del pittore Felice Lovato e bottega nel 1927.

Chiesa di Locara,

Non si tratta però di un’opera semplicemente ripresa da un precedente, ma di uno studio complesso che tiene conto di istanze locali (le richieste dei commissionatori), dello stile, della composizione precedente e infine delle esigenze di un’opera che sia comunque vicina al fare artistico delle pittrici. E’ stato infatti da loro compiuto un lavoro di ricerca sul pittore Felice Lovato che ha portato ad interessanti scoperte, come una foto con uno studio con figura umana per il Battista che gli eredi dell’artista ancora conservavano. L’opera precedente era invece irrimediabilmente perduta, ma nuovamente il recupero di una vecchia foto in bianco e nero ha saputo farla rivivere in parte. Si è quindi notata una differenza di stile tra altre sue opere e questa e ciò ha portato a scoprire che l’artista era morto prematuramente e che il completamento era stato compiuto dal nipote Giuseppe (che è il modello della foto per il Battista) allora ventenne.

Giuseppe Lovato come modello,

Le otto tavole così assemblate resituiscono un’opera ampia e complessa che rimanda compositivamente a quella del pittore. La vicenda narrata si snoda su quattro livelli e ripercorre i momenti salienti della vita del santo a partire dalla sua prigionia presso re Erode Antipa e Erodiade fino alla sua morte per decollazione e dunque all’apoteosi. Sono presenti quasi una trentina di figure monumentali dai colori sgargianti, nonostante ciò l’intera composizione non ne viene appesantita e anzi gode di una certa ariosità e di una grande apertura dovuta all’ampio spazio riservato alla visione di ciò che accade in paradiso. Se in alto è presente la salita al cielo dell’anima del santo, poco più sotto assistiamo al banchetto di Erode nel momento in cui Salomè offre la testa del Battista alla madre. Nella più ampia scena sottostante è avvenuta la decapitazione e il carnefice si erge in tutta la sua possanza sopra il corpo mutilo del santo che bagna le scale con il suo sangue. Ancora più in basso si apre una visione infernale dal quale fuoriesce il diavolo intento a spiare l’intera vicenda.

Soffitto completo,

Di questa ambientazione è possibile dire dell’altro in quanto è ricca di spunti e, se anche compositivamente tutto è portato a spingere l’osservatore alla visione dell’apoteosi del santo, vale la pena segnalarli. In primo luogo è interessante la resa del palazzo di Erode in cui, contrariamente al candore dei lastroni, gli interni visibili sono neri e bui che si tratti delle prigioni o degli ambienti più eleganti con il colonnato. C’è quasi l’impressione che questo edificio sia come un labirinto che irretisce i sensi, nel quale neanche la macabra presenza della testa sul vassoio sembra turbare più di tanto la triade Erode Erodiade e Salomè. Al contrario il carnefice si erge in tutto il suo biancore e pare quasi che egli si illuda di essere una figura positiva e nel giusto, come uno che in fondo ha solo eseguito un ordine. Pare inoltre che tra le sue fondamenta dimori il diavolo, un essere dalla pelle livida con corna ed enormi ali di pipistrello.

Bozzetto generale,

Un’altra figura che attira la mia attenzione è la Salomè. Dal suo sguardo viene da chiedersi quanto sia consapevole di ciò che le sta accadendo. In questa testa santa mozzata è inscritta tutta la sua vicenda ed infatti pare che osservi il Battista sul desco con attenzione, per sgranare evidentemente gli occhi fra pochi istanti come risvegliandosi da un sogno di danza e veli, erotismo e terribilità. E’ alla fine null’altro che una pedina, una giovane inesperta che la madre non esita ad utilizzare per i propri scopi. Erodiade ha uno sguardo di ghiaccio, mentre Erode sembra ancora instupidito da quella che non è altro che la danza della propria figlia “adottiva”. L’opera finale rende Salomè più adulta di quanto non lo sia nel bozzetto, mentre acutizza lo sguardo di Erodiade. Anche nella foto dell’opera di Felice Lovato si da risalto alla giovane la quale sembra che sia bionda e la pelle candida tanto quanto i suoi veli. L’atmosfera è la stessa e nulla può attenuare l’atrocità che è stata commessa, neanche il passaggio di testimone da una mano artistica all’altra: lo spirito resta identico.

Salomè (dettaglio),

Ultima figura che merita un’attenzione particolare è quella dell’angelo che regge quel lungo bastone con crocetta finale che è l’attributo del Battista. L’entità divina è adagiata sulle nubi con una leggerezza incredibile, mentre pare di avvertire su di lui la brezza dello spirito che da un innaturale movimento alle sue vesti cangianti e ai suoi ondulati capelli d’oro lasciati sciolti. La sua funzione è quella di fare da tramite tra l’osservatore e il santo che sta per essere assunto in cielo ed infatti lo saluta con la mano con un gesto in cui pare di sentire l’eco dell’annunciazione. La posa è la stessa anche nell’opera precedente ed è delicata ed efficacissima.

Angelo,

L’articolo è proprietà intellettuale di Rossi Pierluigi.