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Alla ricerca di Sante Calcagni, ritrattista leoniceno

Questo breve articolo è pensato per dare visibilità a un artista che sembra essere stato volutamente dimenticato (non so ancora il motivo) e al tempo stesso per cercare altre informazioni su di lui che magari potreste avere voi. Delle opere rintracciate al momento sto realizzando le schede di catalogo, così come per tutti gli altri esigui dati sulla vita. È una ricerca che non ha tempi prestabiliti, ma che certo vorrei portare ad un buon punto per una futura pubblicazione. Ringrazio fin da qui tutti coloro che mi hanno aiutato e mi stanno aiutando, nella speranza di illuminare una figura che era dotata di una capacità ritrattista eccezionale, leggiadra e tutt’altro che monotona.

Chiunque avesse informazioni su Sante Calcagni non esiti a farmelo sapere, sia per quanto riguarda la sua vita che per le molte opere sicuramente ancora presenti a Lonigo.

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Quando si decide di cimentarsi in uno studio storico-artistico dovrebbe sempre esserci una corrispondenza di sensi tra sé (lo storico d’arte) e l’altro (l’artista). Questa sensazione, l’empatia, non è altro che un dialogo tra un vivo ed uno che ha vissuto. Sono due realtà incomunicabili che per strani percorsi coincidono e collimano: un dialogo fatto di silenzi e sguardi, di rivelazioni e lacune che conducono ad esiti inaspettati (forse). Ogni volta è così, almeno nella mia esperienza (lo è stato in triennale con Francesca Caccini – compositrice d’opera – e poi in magistrale con Chiara Varotari – pittrice ritrattista). Di chi si tratta dunque? Di Sante Calcagni, pittore ritrattista leoniceno nato nel 1860 e vissuto fino al 1949. Di sue opere se ne trovano ancora svariate per Lonigo, ma se risultano accessibili nei luoghi pubblici così non è per quelli privati; questo a dire che in vita l’artista era piuttosto richiesto e che se al momento ho rintracciato una cinquantina di opere (di cui quaranta con foto) considero ce ne possano essere ancora molte. Oggi non farò un’analisi dettagliata dell’opera per non rivelare troppo, visto che la mia ricerca è ancora in corso.

Il Beone,

L’incontro con questo abilissimo ritrattista è avvenuto grazie a Paola Boron che possiede una sua opera denominata Il Beone, che mi ha ispirato nel cimentarmi in questa ricerca ancora in corso. L’alta qualità del ritratto è evidente e la certezza della firma in basso a destra dà conforto. Il soggetto sorride sotto i baffi e occhieggia all’osservatore con un fiasco sottobraccio e un bicchiere di vino che sta per traboccare. La resa materica è minuta e lenticolare, frutto di un lavoro certosino e lungo, di sicuro ben pagato.

Ritratto di Attilio Caldana,

Altro ambito di questo artista, classicista accademico, è il ritratto ufficiale che deve essere stato per lui uno dei punti di forza del suo fare pittorico. Prova ne è il ben noto Ritratto del Protonotario Attilio Caldana realizzato nel 1940, quando l’artista era ottantenne, oggi conservato nella sacrestia del Duomo. Si noti la cura leggiadra che è stata posta nella realizzazione della veste corale (abiti allora in uso, da festa). Interessante che lo sguardo sia sempre realizzato dall’artista con l’idea di avere al contempo la serietà, o morigeratezza, unita ad un lieve sorriso. Queste opere non si perdono in dettagli inutili ma sanno trasmettere e quindi tramandare l’animo dell’effigiato alle generazioni future. L’opera è certamente in buone condizioni, ma avrebbe bisogno di un restauro per risplendere.

Ritratto di Giulia Golin,

Altrettanto splendido e frutto di un’esecuzione lenta e certosina è quest’opera del 1933. Chi rappresenta, chi è questa Giulia? Al momento non posso dire di più, ma la ricerca è ad un punto di svolta e la realizzazione della scheda di quest’opera è stata davvero appassionante. La tela è stata donata alla biblioteca di Lonigo e lì è possibile ammirarla. È un’opera che crea un trait d'union perfetto con questo luogo, c’è un silenzio colmo di carattere che è in grado di elevare un’azione quotidiana fino a renderla artisticamente rilevante. Si tratta di un’opera meravigliosa che è colma del genio artistico del pittore e non si può non rimanerne estasiati tanta è la sua semplice complessità. Fortuna ha voluto tramandarci il suo nome e così noi possiamo tentare di chiamarla per illuderci che lei possa risponderci per narrarci forse la sua vita. A questo, vedrete, c’è rimedio e il silenzio parla più di mille parole, basta saperlo ascoltare.

La comunione, collezione privata,

Vedere alcune opere riempie di emozione, specialmente quando si tratta di tele che raffigurano interni che sono cari agli abitanti di Lonigo. Se si entra in Chiesa Vecchia si può notare che anche oggi i gradini e il recinto hanno gli stessi segni del tempo e, se anche gli arredi sono cambiati, tutto è uguale a se stesso. La figura che vediamo sbucare dalla sacrestia potrebbe essere proprio il nostro pittore. La portata dell’evento in primo piano non mi è ancora nota, ma certo per essere il soggetto di un dipinto deve essere stato significativo. La ricerca è ancora in corso... Interessante è anche osservare la disposizione delle figure, tutti gli uomini nella zona dell’altare mentre le donne al di qua. Certamente è una questione che oggi chiameremo di genere e fa riflettere sui diversi usi adottati nel tempo. Chi sono queste tre donne? Cosa si è voluto rappresentare in quest’opera? Cercherò di scoprirlo!

San Giovanni Evangelista,

Come si può notare i generi affrontati dall’artista sono plurimi e dimostrano una versatilità che è propria del pittore esperto e navigato che lavora su commissione. Certamente questo soggetto religioso, a figura intera che rappresenta un Evangelista, è una commissione ecclesiastica. Interessante che il santo abbia una penna d’oca in mano e che il Vangelo sia scritto in latino e non con la lingua del tempo. Ciò è dovuto ad una diversa impostazione mentale, propria dello spirito del tempo che dava priorità alla comprensibilità dell’immagine piuttosto che alla sua realtà storica. Quest’opera è conservata nella chiesetta di via Bonioli, sempre a Lonigo. La figura dell’evangelista seduto sulle nubi e con il sole come aureola ricorda certe figurazioni di Raffaello nelle stanze vaticane, oppure rimanda alla Madonna Sistina dello stesso.

Ultimo Garibaldino,

In quest’ultima opera potete ammirare il ritratto dell’ultimo garibaldino Leoniceno, oggi conservato in comune, di cui al momento non rivelerò di più… Si noti però l’allegro orgoglio del nostro garibaldino nel posare con la sua divisa e le sue medaglie a distanza di così tanti anni da quegli eventi storici.

L’articolo è proprietà intellettuale di Pierluigi Rossi.