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Passione cavalli

Uno dei temi che interessa con frequenza la mente artistica è il cavallo. Si tratta di una creatura che tra le sue qualità vanta l’eleganza ed infatti si vedrà questo termine ripetuto più volte nel corso dell’articolo. La sua sensibilità e il suo sguardo sono in grado di leggere i pensieri dell’animo umano. Ogni epoca artistica ha proposto la sua personale visione di questo destriero che ancora oggi affascina.

Due cavalli, Mara Barison,

Si potrebbe pensare che la pittrice realizzi quest’opera ponendosi come riferimento quelle dell’artista tedesco Franz Marc, fondatore de’ Il cavallo azzurro assieme a Vasilij Kandinskij, ma non è così. L’atmosfera che si coglie è simile, anche se si avverte qui una maggiore dolcezza, una definizione delle forme meno spigolosa e più leggiadra, aerea. Questi due cavalli grigio bianchi sono colti in un dialogo silenzioso che sembra vertere sui significati profondi della vita. L’ambiente in cui avviene l’incontro è luminoso e l’erba è dorata e setosa, o almeno questa è l’idea che traspare. Le loro gambe sono piuttosto lunghe e danno enfasi ad una grazia tutta naturale, tanto che si ha l’impressione che i due cavalli avanzino danzando verso di noi. Le figure sono ben distinguibili pur essendo l’anima il soggetto di quest’opera, un elemento che non può essere imbrigliato, libero per definizione. Le pennellate vengono date in maniera sapiente e non c’è nulla che possa essere considerato d’eccesso. La loro dolcezza innocente è d’impatto, l’espressione è limpida e nulla si deve temere stando in loro presenza.

Palazzo Pisani, Patrizia Finato,

Palazzo Pisani è in fondo uno degli edifici simbolo della città di Lonigo, assieme all’antica fiera cavalli in cui i destrieri erano il centro della manifestazione. L’artista realizza quest’opera ponendo una grande attenzione nei dettagli, garantendo non una resa iperrealistica, bensì un’immagine più viva e franca, quasi voglia rappresentare lo spirito dell’edificio. La silhouette del cavallo è stata aggiunta in un secondo momento e ciò ha senz’altro conferito al tutto quell’elemento di cui si sentiva il bisogno. Non è un’immagine semplificata, ma una prova della passione artistica della pittrice che sà calibrare ogni elemento senza che questi cozzino tra loro.

Cavallo rosso (particolare), Patrizia Da Re,

In quest’opera il cavallo sembra quasi una di quelle incisioni rupestri che sono tipiche degli uomini delle caverne. Il colore rosso è legato strettamente alla vita, al sangue, e fa quindi riferimento al calore, dunque all’idea di movimento. È come se ci trovassimo di fronte ad un fotogramma di un’azione che si estende nel tempo e ciò che si coglie è un’impronta, un’eco di un passaggio che è già avvenuto. Il campo azzurro è invece un colore che invita alla calma, legato al mondo spirituale, e per contrasto enfatizza i toni rossi. È interessante che per i greci una simile creatura sia stata plasmata da Poseidone, il dio dei mari. In quest’ottica il destriero galopperebbe sulla marina e ciò che si vede al di là, all’orizzonte, non è altro che un’isola amena. Una luce che viene dall’alto accarezza il cavallo e rende con precisione la lucentezza del pelo. La velocità è il motore di quest’opera e lo si vede con evidenza sempre maggiore man mano che la si osserva. Il cuore del cavallo palpita e la sua frenesia è incontenibile, che sia il primo esemplare dell’intera stirpe dei destrieri?

I cavalli, Anna Elisa Sartori,

L’atmosfera che si respira è esattamente quella di un Western. Tre cavalli resi con vivo realismo attendono laconici che i propri cowboy la finiscano di spararsi l’un l’altro. Non c’è nulla che turbi questi nobili destrieri, i quali scrutano risoluti l’orizzonte rivelando ognuno la propria personalità. Il capo è senza dubbio l’imperturbabile morello al centro, mentre a destra il suo compagno dall’occhio azzurro è spumantino; più docile, ma temprato quello di sinistra. Da notare l’eleganza delle briglie e delle bardature che dimostrano una grande cura da parte dei loro proprietari. Il cielo è limpidissimo, anche se a ben guardare si può intravedere la sabbia, un elemento che non può mai mancare quando si fa riferimento a questo genere di film. Quest’opera a pastello è realizzata con maestria e trasmette con franchezza l’animo di questi destrieri.

Passo di danza, Fulvio Taccini,

La figura del cavallo assume qui dei connotati differenti. Sembra di vedere un manichino, quasi una di quelle immagini dechirichiane che popolano città vuote fatte di ombre ed oggetti. Il destriero scalpita e lo si può vedere con sicurezza dalla gamba piegata come se accennasse ad un passo di danza. Questa figura è caratterizzata da una moltitudine di colori che vanno dal bianco al rosa, dal giallo al bordeaux, dal grigio al blu, mentre le sue ombre sono nere. Si è creato un forte impatto che serve a sganciare il cavallo dalla tela per farlo stagliare e renderlo vivo. A ben vedere anche in questo caso la vicenda può essere ambientata in una città, la quale però ha perso i suoi connotati più evidenti per lasciare delle tracce di più enigmatica interpretazione. La cosa che colpisce è la dualità tra la figura e la sua ombra che vogliono esprimere un tema più complesso. In questo il titolo ci viene in aiuto e si può pensare che tale contrasto tra colore ed ombra voglia ribadire la necessità, nella vita, di equilibrio. Solo così si potrà condurre un’esistenza pacifica. Soltanto questo? No, si può essere anche spensierati: basta muoversi a ritmo. E da chi è dato questo ritmo? Dalla danza, che è la vita stessa. Il caos è vicinissimo, ma è domato.

Sognando un cavallo bianco, Susy Lovato,

La posa del destriero può dirsi la stessa dell’opera precedente, con la differenza che si è aggiunto dinamismo. Il cavallo galoppa con fierezza uscendo dalle acque, circondato dalla spuma del mare. Come indica il titolo siamo di fronte ad una visione che non è reale, ma fa riferimento al mondo del sonno e dunque è possibile fare gli accostamenti più originali. Il crine del cavallo marino è mosso dal vento ed esprime tutta la gioia dell’animale selvaggio per questa corsa che equivale alla libertà. Il suo pelo è così lucido che dà l’idea di essere quasi metallico, di platino. Si tratta di una creatura preziosa e fragile che da un momento all’altro si trasformerà, tanto è volatile l’atmosfera dei sogni.

Un cavallo, Mara Barison,

C’è qualcosa di molto profondo in questo sguardo, una dolcezza pensosa che riappacifica i sensi ed invita alla calma. Le pennellate non sono date con l’intento di creare un’opera realistica, eppure sono così sapienti che il cavallo è vivo e quasi si sente il suono del suo respiro regolare e pacato. Nulla potrebbe turbare questa condizione luminosa, questo ambiente che trae la sua luce dalla candidezza del supporto artistico. Sembra che il destriero sorrida e a ben guardare dei colpi leggeri color rosa ci dicono che la creatura è viva e non è semplicemente ritratta, ma ci guarda immobile attraverso una finestra. Quest’opera ha una carica spirituale davvero singolare ed è una visione senza tempo, di una leggerezza semplice che riconcilia i sensi e appaga. Che cosa si può dire di più? Ogni opera contiene in sé un mistero, un’attrazione magnetica che a volte neanche l’artista sa spiegarsi del tutto, nemmeno il critico (anche se in genere non lo ammetterebbero mai). Entrambi concorrono alla produzione di senso, guidano, ma sarà poi chi osserva a scegliere ciò che ritiene più adatto, oppure a negare entrambi.

L’articolo è proprietà intellettuale del Dottor Pierluigi Rossi.